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5. Verso
gravi squilibri
Da queste cause
principali, brevemente menzionate, derivano conseguenze estremamente
preoccupanti. La proporzione dei giovani nella popolazione sta
diminuendo fortemente. Ne consegue un rovesciamento della piramide delle
età, con una debole popolazione di adulti giovani che deve garantire
la produzione del Paese e sostenere il peso morto di un'ampia fascia di
popolazione di persone anziane e inattive, che hanno sempre più bisogno
di cure e di materiale medico. All'interno della stessa popolazione attiva si
producono profondi squilibri fra i giovani attivi e gli attivi meno giovani,
che cercano di assicurarsi l'impiego a detrimento delle giovani generazioni le
quali quindi s'inseriscono in un mercato del lavoro ridotto.
Non si
può neppure dimenticare l'impatto esercitato da una popolazione anziana
sul sistema educativo. Di fatto, al fine di far fronte al peso delle
persone anziane, forte è la tentazione di decurtare il budget
normalmente destinato alla formazione delle nuove generazioni. Questo
indebolimento del sistema educativo comporta a sua volta un rischio
considerevole: la perdita della memoria collettiva. La trasmissione dei
dati culturali, scientifici, tecnici, artistici, morali e religiosi ne risulta
gravemente ipotecata. Osserviamo anche che, contrariamente a ciò che si
divulga, la disoccupazione stessaè aggravata dal calo
demografico.
Gli esperti
sottolineano anche altri aspetti di questa evoluzione: l'aumento
dell'età media della popolazione, ad esempio, si riflette logicamente
sul profilo psicologico di questa popolazione: la «tristezza», la
mancanza di dinamismo intellettuale, economico, scientifico e sociale e
l'assenza di creatività che sembrano già colpire alcune nazioni«invecchiate»
non farebbero che esprimere la struttura della loro piramide demografica.
Al contempo
aumenta il numero delle persone anziane direttamente a carico della
società, anche quando la base produttiva di tale società, fonte
di entrate nelle finanze pubbliche, si restringe. Di conseguenza, per garantire
il funzionamento dei sistemi di assistenza sociale (mutua, pensioni, rimborsi
per le spese mediche, ecc.), forte è la tentazione di ricorrere all'eutanasia.
Si sa che questa è già praticata indiversiPaesi d'Europa.
Fra le
conseguenze più evidenti del calo della fecondità, bisogna
menzionare anche gli squilibri violenti, prevedibili fin da ora, fra i
Paesi le cui popolazioni presentano strutture di età molto diverse. Se,
ad esempio, si paragona la piramide delle età di Paesi come la Francia,
la Spagna e l'Italia a quella di Paesi come l'Algeria, il Marocco, la Turchia,
si viene colpiti dal loro carattere invertito e dalle difficoltà
generate da tale situazione di cui alcuni problemi attuali, legati
all'impossibilità per i Paesi ricchi di limitare in modo effettivo
l'immigrazione clandestina dai Paesi più poveri, non sono che la
prefigurazione.
È
urgente che l'opinione pubblica e i responsabili siano perfettamente informati
di tali evoluzioni. È parimenti urgente scartare i dati falsi, spesso
citati nelle presentazioni per mascherare sofismi puramente ideologici, per non
parlare poi delle falsificazioni delle statistiche. In ambito demografico, come
negli altri ambiti del sapere, i fatti sono evidenti e la verità non
può rimanere nascosta per sempre. Non si può che gioire nel
constatare che questa verità diviene sempre più palese, visto che
la Divisione della Popolazione delle Nazioni Unite non ha esitato a riunire il
gruppo di esperti per interrogarsi sulla «fecondità inferiore al livello
di sostituzione» «Below replacement Fertility»). Nulla impedisce che
vengano eliminate le inesattezze e le menzogne troppo spesso utilizzate per
«giustificare» programmi, politiche e altri fattori del tutto incompatibili con
il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo.
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