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6.
Celebrare l'uomo e i suoi diritti
A tale
proposito il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei
Diritti dell'Uomo ravviva la memoria della comunità umana. Celebrare
questi diritti significa celebrare l'uomo. Si tratta di un'occasione
privilegiata perché questa comunità metta in atto il rispetto dei
valori fondamentali che ha sottoscritto e sui quali si è impegnata a
costruire il suo futuro. Questi valori devono essere sottratti a qualsiasi
contestazione da parte degli Stati, degli organismi internazionali, dei
gruppi privati o dei singoli individui. Essi si chiamano: diritto alla vita,
diritto all'integrità fisica e psicologica, uguale dignità di
tutti gli esseri umani (cfr articolo 1).
L'anno 1998
offre dunque a tutti gli uomini e a tutte le nazioni l'opportunità di
riaffermare con entusiasmo la loro adesione incondizionata alla lettera e allo
spirito della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948.
Occorre essere
vigili su questo punto. La fedeltà alla Dichiarazione implica
l'esclusione di qualsiasi manovra che, con il pretesto dei cosiddetti «nuovi
diritti», miri a incorporare l'aborto (cfr articolo 3), a ledere
l'integrità fisica (cfr ibidem), a distruggere la famiglia eterosessuale
e monogamica (cfr articolo 16). Attualmente si stanno compiendo subdole
operazioni in tal senso. Esse hanno un fine nefasto: privare l'essere umano di
alcuni suoi diritti fondamentali e sottomettere i più deboli a nuove
forme di oppressione (cfr articoli 4 e 5). Le menzogne di cui si avvalgono
questi tentativi sfociano fatalmente nella violenza e nella barbarie e
introducono la «cultura della morte» (16).
Come ha
dichiarato Papa Giovanni Paolo II, «I diritti dell'Uomo trascendono qualsiasi
ordine costituzionale». Tali diritti sono innati in ogni uomo. Non derivano da
decisioni consensuali costantemente rinegoziabili, a seconda dei rapporti di
forza o degli interessi in gioco. L'esistenza stessa di questi diritti,
riconosciuti e proclamati solennemente nel 1948, non è per nulla
debitrice delle formulazioni più o meno felici che si trovano nelle
costituzioni e nelle leggi (cfr articolo 2, 2). Qualsiasi costituzione, qualsiasi
legge che intendesse ridurre la portata di questi Diritti dichiarati o di
manipolarne il significato, dovrebbe essere immediatamente denunciata come
discriminatoria e portatrice di fermenti totalitari, così come
suggerisce il Preambolo della Dichiarazione.
È sulla
base di questo riferimento comune ai valori, difesi al prezzo di tante lacrime,
che si può rigenerare il tessuto delle nazioni e costruire una
città mondiale aperta alla «cultura della vita». Questo progetto
ambizioso non è inattuabile, ma la solidarietà fra i popoli, che
ne è al contempo l'alimento e il frutto, presuppone come condizione
previa la riaffermazione della solidarietà delle generazioni.
Il Pontificio
Consiglio per la Famiglia invita pertanto tutti gli uomini di buona
volontà, e in particolare le associazioni cristiane, a far conoscere le
realtà obiettive delle evoluzioni demografiche. Li invita a condannare
con coraggio i programmi malthusiani del tutto ingiustificati e per di
più totalmente contrari ai Diritti dell'Uomo.
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