II.
E si scopriva, il mondo, a lei! Ma quanto
ella vedeva, ella voleva, piena
di meraviglia, e lo chiedea col canto.
Tutto chiedeva l'esile Sirena
con dolci lodi: anche, prendeva andando
una conchiglia od uno stel d'avena;
e vi soffiava l'alito suo blando,
che ciò che amava e trascorrea veloce,
sostasse un poco, udisse il suo dimando.
Tutto fluiva verso la sua foce.
Ella ascoltava, ella cantava a prova
gittando lor di terra la lor voce.
In mezzo a tanta meraviglia nuova
era quaggiù come l'uccello, attento
da un ramo o di sulle sue tepide ova:
studia e rifà le querule acque, e il vento
cupo, e la pioggia stridula, e, nel fine,
lo sgocciolare cristallino e lento,
il crepito di scorze aspre e di pine,
i sussulti dell'eco ultimi, il frale
fruscìo di frondi e sgrigiolìo di brine;
che impara a volo il sibilo dell'ale
sue stesse aperte... Anch'ella, sì, la romba
dell'ale sue, la vergine immortale!
Fermava il volo sopra la sua tomba,
tremulo; appiè, gli accordi avea del mare
che sciacqua, stride, squilla, urla, rimbomba.
Cantava ella, chiamando al lor passare
lo sciame, a sé, degli attimi disperso,
e nel ronzante piccolo alveare,
libero, e suo, chiudeva l'Universo!
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