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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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IV.Nella città rissavano i maggiori ed i minori; e gli uni avean le spade, gli altri i pugnali, ed erano di cenci questi coperti, e que' vestian di ferro; gli uni più forza, gli altri avean più odio. Ed ai minori si mescean le donne forte strillanti e i figlioletti ignudi. E quelle labbra quasi rosse ancora del bere al petto, impallidian già d'ira. E dagli obbrobri si veniva al sangue. E il poverello si gettò nel mezzo a gl'infelici, ferro fosse o cenci lor vestimento, avessero più forza ovver più odio, e per il santo amore, e questi e quelli scongiurò, ch'è Dio. E pregò tutti, poveri e banditi, servi e padroni, artieri ed aratori, vergini e spose, giovani e vegliardi, malati e sani, gente d'ogni lingua, uomini d'ogni parte della terra, quelli che sono, quelli che saranno, li pregò tutti, esso minor di tutti, di star uniti, di formar un solo, un solo in terra, come un solo è in cielo. Così pregava e caddero le spade ed i pugnali, e ruppero in singulti uomini e donne, e gli uomini di ferro prendean in collo i cattivelli ignudi, che ognun vedesse tra la turba il Santo. E tutti insieme, tese al ciel le mani, davano lode a Dio ch'aveano in cuore, che mai non muta, cui non vede alcuno, né alcun comprende, dolce, alto... e la terra tutta echeggiava Amore! Amore! Amore! Ma il Santo volto al suo compagno: «Frate Leone,» disse, «or va per altra via, ché a me conviene ora fuggir celato...» E sparve. E l'altro uscito dalla terra andò ramingo per ignote strade.
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