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Giovanni Pascoli
Poemi italici

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  • TOLSTOI.
      • VII.
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VII.

 

Poi disse: «Ritrovai la beatrice».

E il vecchio parve domandar qual era

quel monte, lungi, dov'è l'uom, felice.

 

Spirava un'aura placida e leggiera

che scivolava sopra i larghi pini,

recando odor di mare e primavera.

 

E con sommessi sibili tra i crini

irti soffiava, e giù garrian gli uccelli,

nell'ombra nera, gl'inni mattutini.

 

Già si vedean fioriti gli arboscelli

appiè dei pini, e l'acqua bruna bruna

moveva , di limpidi ruscelli.

 

E il vincitore della sua fortuna

disse: «Non mossi il piè di qui. Del pianto

o della gioia, questa selva è una».

 

Sorgeva il sole; e più che dolce, intanto,

tra il sibilare de' chiomati rami,

fra l'infinito rompere del canto

 

degli uccelletti e il rombo degli sciami

e il singulto dell'acque andanti e l'almo

odor delle viole e de' ciclami,

 

accompagnato dal respiro calmo

del mare eterno, su per la pineta

veniva il suono d'un eterno salmo.

 

Venìa Matelda lieta oprando, lieta

cantando, con sue pause per un fiore,

sempre movendo verso il suo poeta.

 

Ora la selva antica dell'errore

e dell'esilio e d'ogni trista cosa,

splendea di gioia e sorridea d'amore.

 

Dall'oriente acceso in color rosa,

cinta d'ulivo sopra il bianco velo,

perennemente a lui scendea la sposa,

 

per trarlo in alto, al Libano del cielo.

 

 

 




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