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Giovanni Pascoli
Poemi italici

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  • TOLSTOI.
      • VIII.
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VIII.

 

E si trovò tra massi di granito,

il pellegrino, irsuti di lentisco

e di ginepro, e v'odorava il timo

e l'acre menta e il glauco rosmarino

dai fior cilestri. E vi s'udìa lo zirlo

dei tordi e il trillo delle quaglie e il fischio

dei merli. E sparso era un armento bigio

d'onagri. E stava, sopra un masso a picco,

bianca una vacca avanti il mar tranquillo.

 

Ed era quella un'isola selvaggia,

con grande odor di regamo e di salvia.

Pascea sui picchi la solinga capra,

pascean le vacche chiuse nella tanga.

rissa mai v'ardeva, se non l'aspra

voce talora alta mettea la mandra

degli orecchiuti. E il mare sussurrava

come un po' stanco, con la placid'ansia

quasi di sonno, all'ineguale spiaggia.

 

Pur altre volte il vento udire il rullo

facea di cupi timpani e l'acuto

squillo di trombe, andando al ciel lo spruzzo

salso del mare; e un secco fragor lungo

dava, ai macigni ed allo scoglio, d'urto.

Fuggiano il vento pallide le nuvole,

accavallate all'orizzonte oscuro;

e palpitava scosso da un sussulto

il cielo, il cielo che v'è sempre azzurro.

Ma il sole allora limpido come oro,

scaldava i pingui cavoli nell'orto,

le prime fave, i fiori del fagiolo.

E del fior d'uva già per l'alto poggio

spremea l'odore. E i petali di fuoco

già dei gerani trasparian dal boccio.

E luccicava l'àlbatro e l'alloro...

 

 

 




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