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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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ROSSINI.
Preludio.Di sghembo entrò, cantarellando roco, nella sua stanza, e s'avviò pian piano alla finestra. Aveva, dentro, il fuoco.
Nella via scura, ormai deserta, un coro ebbro e discorde si perdea lontano. Ma il cielo pieno era di note d'oro.
Era la Lira, appesa al cielo, in riva della Galassia, sovra il monte santo. Al soffio eterno ella da sé tinniva.
Al suo tinnir cantava il Cigno immerso nell'onde bianche, e col suo grande canto placido navigava l'Universo.
Ma no: Rossini non udia che quelle voci ebbre e scabre. L'uggiolìo terreno velava tutto il canto delle stelle.
Prese una carta e la lasciò cadere. S'alzò, sedé, non la guardò nemmeno. La carta piena era di note nere.
Imprecò muto. Minacciò per aria Otello e Iago. Prese un foglio, e disse: «Che altro occorre? una romanza? un'aria?
Assisa a piè...» Rise, e piantò nel cielo della sua stanza due pupille fisse. Pensava a un roseo fiore senza stelo...
Poi sbadigliò, poi chiuse pari pari gli occhi, e nella dolcezza di quell'ora dormì, sbuffando il sonno dalle nari.
Quegli stridori come d'aspra sega stupì la Lira risonante ancora del cilestrino tremolìo di Vega;
e sobbalzò dall'angolo solingo il clavicembalo, e ronzava a lungo...
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