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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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II.Lagrime salse le piovean dagli occhi. Piangea la povera anima, una mano sul tenue seno e l'altra sui ginocchi.
«Oh! la tua buona Parvola, che chiudi sola, laggiù, nel carcere lontano, pieno di spettri e di fantasmi nudi!
E mi spaura, chiusa in fondo anch'ella come son chiusa io così pura e saggia, fragrante ancora dell'odor di stella,
la Bestia, ahimè! che mangia e ringhia e freme sopra il presepe, e scalpita selvaggia tutta la notte! Noi vegliamo insieme,
la Bestia e io! così che i dolci modi che ti cantai, che andavi zingarello di fiera in fiera, ora non più tu li odi.
Allor, sul carro, io ti mutava in note d'una viola e d'un violoncello lo strido assiduo delle trite rote.
A cui, crescendo, s'aggiungean fanfare di trombe e corni, ed, ecco, un infinito coro di voci alte nel cielo e chiare.
Giungeva sempre più canoro il nembo sopra il tuo capo pendulo, sopito, ch'allor tua madre s'accostava al grembo.
Passava il nembo, lontanava l'inno con le grandi ali tremole e sonore, lasciando alfine un sol, di sé, tintinno,
piano, più piano... era dell'arpa mia... e tu la udivi con l'orecchio al cuore della tua madre, per la lunga via...»
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