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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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Canto Secondo.I.La Parvoletta volse gli occhi muta alle sue stelle. Erano nuove ancora, ancora ansanti della lor venuta:
come quand'ella dirigea la prora tra queste e quelle, stando presso al bianco timonier cauto che attendea l'aurora;
o quando sola era a vegliar tra il branco ed i pastori: ella sentìa crosciare le foglie secche ad un mutar di fianco.
Sola vegliava la crepuscolare pia fanciulletta sulla terra oscura, soletta sull'irrequieto mare.
Mirava in alto, alta gentile e pura. Ed era pieno anche lassù d'erranti, navi sull'onde, greggi alla pastura;
di lenti carri, d'uomini giganti, pieno di draghi, pieno di chimere; e risonava anche lassù di pianti.
Vedeva dietro sartie nere o nere quercie passare il cielo a poco a poco. Nascean le stelle al puro suo vedere.
Poi si spegneano come in terra il fuoco. Raggiava allora qualche striscia viva come gli stami dentro fior di croco.
Era l'eternamente fuggitiva... - Son come te: la prima: avanti giorno: rorida e fresca anche nell'afa estiva -
dicea fuggendo. - Fuggo sì, ma torno sempre! - Ed il sole ecco appariva truce e solo; e tutti, con un guardo intorno,
traeva dietro il gran carro di luce.
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