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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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II.E si scopriva, il mondo, a lei! Ma quanto ella vedeva, ella voleva, piena di meraviglia, e lo chiedea col canto.
Tutto chiedeva l'esile Sirena con dolci lodi: anche, prendeva andando una conchiglia od uno stel d'avena;
e vi soffiava l'alito suo blando, che ciò che amava e trascorrea veloce, sostasse un poco, udisse il suo dimando.
Tutto fluiva verso la sua foce. Ella ascoltava, ella cantava a prova gittando lor di terra la lor voce.
In mezzo a tanta meraviglia nuova era quaggiù come l'uccello, attento da un ramo o di sulle sue tepide ova:
studia e rifà le querule acque, e il vento cupo, e la pioggia stridula, e, nel fine, lo sgocciolare cristallino e lento,
il crepito di scorze aspre e di pine, i sussulti dell'eco ultimi, il frale fruscìo di frondi e sgrigiolìo di brine;
che impara a volo il sibilo dell'ale sue stesse aperte... Anch'ella, sì, la romba dell'ale sue, la vergine immortale!
Fermava il volo sopra la sua tomba, tremulo; appiè, gli accordi avea del mare che sciacqua, stride, squilla, urla, rimbomba.
Cantava ella, chiamando al lor passare lo sciame, a sé, degli attimi disperso, e nel ronzante piccolo alveare,
libero, e suo, chiudeva l'Universo!
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