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Giovanni Pascoli
Poemi italici

IntraText CT - Lettura del testo

  • ROSSINI.
    • Canto Terzo.
      • I.
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Canto Terzo.

 

I.

 

Fioriva il cielo azzurro già di stami

di fior di croco. «Io era innamorata

di te, ma tu, che amai, non mi riami!

 

T'amai più che nessuno, più che tutti.

Doni ti feci meglio che una fata:

ma non li prendi: a' piedi te li butti!

 

 

Fui la tua schiava e t'ebbi come sire;

eppur ti feci, povera fanciulla,

doni immortali: e tu li fai morire!

 

Io t'ho donato i canti dell'aurora,

quando sbocciava il tutto su, dal nulla:

eppure al mondo niuno li ode ancora!»

 

 

Piangea la pura vergine: «Io so molti,

molti altri canti, ma perché li canto,

se tu sei come un morto, e non m'ascolti?

 

Io ne so uno così tristo e pio,

dolce come l'amore dopo il pianto...

Ma tu non odi, tu non mi ami, addio!

 

 

Io voglio andare, e più con te non resto.

Che è? Gli occhi mi pungono. Non voglio...

Salice! Salice! oh! il mio canto mesto!

 

Un vecchio canto. E non l'udrai, mio bene!

E sembra fatto per il mio cordoglio.

E questa notte sempre al cor mi viene.

 

 

Cantate il verde salice! Non t'amo,

ché t'amo sola. E sola io parto. Avanti,

pur mi farò ghirlanda d'un suo ramo.

 

E non so fare ch'io non pieghi, o caro,

da un lato il capo, e che tra me non canti

il vecchio canto dell'amore amaro...»

 

 

 




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