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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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II.Ecco... le stelle chine sullo stelo si richiudean nei bocci rosa ed oro: trascolorava in oro e rosa il cielo...
l'uomo la vide! Ella sedeva in riva d'un ruscel fresco, presso un sicomoro. L'acqua gemeva, l'albero stormiva.
E delle stelle aperte era la bella sola. Il suo florido alito lontano giungeva all'aspra terra, alla sorella.
Alla fanciulla, le cadea dagli occhi dentro il ruscello il pianto. Ed una mano tenea sul petto e il capo sui ginocchi.
Erano i suoi sospiri che le fronde facean brusire, e le lagrime amare facean or sì or no risonar l'onde.
Come era grande, il suo dolore, e grave! Ma ella lo sentiva tramutare in un accordo tinnulo e soave.
Ella piangea l'aurora senza giorno, ella piangea l'amore senz'amore, e la felicità senza ritorno.
Piangeva sotto il sicomoro, in riva del bel ruscello. Al grande suo dolore l'acqua cantava, l'albero brusiva.
Soltanto luce ed ombra era a mirarla, e la sua voce era esile, di morta, di morta quando torna in sogno, e parla.
Apriva un po' le palpebre come ali d'una farfalla, un po' la bocca smorta: salice... salice... salice...
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