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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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III.E balzò su, come di sé stupita, e levò alto e vie più alto un canto, toccando l'arpa con le lievi dita.
Filò, guizzò nel cielo azzurro ed oro il puro canto e rimbalzò rinfranto in un immenso singultìo sonoro.
Sfavillò. Si spegneva... era già spento No: riviveva e distendea le bianche ali nel cielo e palpitava al vento.
Risaliva con palpiti e sussulti alto, più alto, per rinfrangersi anche in un'onda, in un'ansia di singulti.
Gridò. Morì. Sola le cristalline lagrime l'arpa ora stillava; quando risorse la dolcezza senza fine,
riprese il canto, alto tra cielo e mare, a plorar forte, ad implorare blando, spezzarsi, unirsi, sospirare, ansare;
un grido, e pace. Ecco le goccie d'oro tinnir sull'arpa, dalle corde mosse di quell'acuta gioia di martòro;
e il canto alzarsi e i palpiti argentini piovere giù, poi risalire a scosse, a spiri, a strida... E balzò su, Rossini.
Tacita l'alba, tacita la strada. Sul mare alcune lievi nubi rosse. Sopra la terra fresco di rugiada.
Ronzava quella voce di preghiera e di dolore, quasi ancora fosse con lui la povera anima; e sì, c'era!
Molle di pianto, egli percosse i tasti tuoi, clavicembalo, e tu palpitasti...
ASSISA A PIE` D'UN SALICE...
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