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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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II.E si trovò sotto un pallor d'ulivi. Ed una voce udì soave accanto: «Frate Leone, Dio ti benedica». Ed era un poverello, ch'avea rotta la tonica e il cappuccio ripezzato, e scalzo andava, con la tasca al collo sospesa, cinto d'un capestro i fianchi. Erano intorno strida di cicale, canti d'uccelli in chiarità di sole. E il poverello disse al pellegrino così: «Frate Leone pecorella, ben tu scrivesti, ove è perfetta gioia. Quando giungiamo al nostro loghicciolo Santa Maria degli Angeli, e la porta picchiamo, ed esce il portinaio, e dice: - Chi siete voi? - Siam due dei vostri frati - e colui dice: - Voi non dite vero; andate via, che siete due ribaldi - se noi gli obbrobri sosteniamo in pace; frate Leone, ivi è perfetta gioia. E se picchiamo ancora, ed egli ancora esce e ci caccia con gotate e dice: - Partitevi indi, o vili ladroncelli! - se questo ancora noi portiamo in pace; frate Leone, ivi è perfetta gioia. E se, da fame stretti pur, picchiamo e in pianto e per l'amor di Dio preghiamo ed egli esce e ci batte a nodo a nodo con un bastone, e noi soffriamo in pace; frate Leone, ivi è perfetta gioia. E però scrivi, che se il male al mondo resta, soffrirlo è meglio assai che farlo; meglio che dare, è che ti diano; meglio giacer Abel, che stare in piè Caino. E però scrivi, che non è nel mondo pregio maggiore, ch'essere dispetti, e somigliare, in anco noi volere beffe, gotate, verghe, fiele e croce, all'uomo in terra ch'era Dio nei cieli».
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