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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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V.E si trovò nel mezzo a una pineta. Misto d'incenso v'era odor di mare. Udì lontano un suono di compieta.
Pianger parea la squilla il dileguare ad occidente d'assai più che un giorno! E là tra il nero era un lucor d'altare.
Parea, la selva, un tempio. E quando intorno tacque la squilla sola, ecco dei pini s'udì l'aereo murmure piovorno.
Stridiano sulle stipe e sugli spini tremuli i grilli, e rispondean le rane a quando a quando di su gli acquastrini.
E notte venne, e fu tutt'ombre vane l'antica selva, e risonò di rotte grida di fiere e forse voci umane.
Uno sfrascare, un galoppare a frotte, un grido acuto, e poi silenzio ancora, e l'ansimare solo della notte.
E sorse il lume d'una strana aurora notturna, che le strigi vagabonde fece fuggir con muti voli anzi ora.
Trascolorò sotto le pallide onde il tempio immenso con veloci fiumi ed alte guglie e cupole rotonde.
E il pellegrino, in mezzo al lento fumi- gare di luce vivida e spettrale, un uomo vide lento errar tra i dumi.
Veniva dal gran Carro boreale. Solcato d'ombre era il suo volto macro, e fisso l'occhio, e sempre, il passo, uguale.
Egli avanzava per il luogo sacro, tra un'infinita fuga di colonne. Lo accompagnava il suono del lavacro
del mare eterno... di quell'altro insonne!
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