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| Giovanni Pascoli Poemi italici IntraText CT - Lettura del testo |
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VIII.E si trovò tra massi di granito, il pellegrino, irsuti di lentisco e di ginepro, e v'odorava il timo e l'acre menta e il glauco rosmarino dai fior cilestri. E vi s'udìa lo zirlo dei tordi e il trillo delle quaglie e il fischio dei merli. E sparso era un armento bigio d'onagri. E stava, sopra un masso a picco, bianca una vacca avanti il mar tranquillo.
Ed era quella un'isola selvaggia, con grande odor di regamo e di salvia. Pascea sui picchi la solinga capra, pascean le vacche chiuse nella tanga. Né rissa mai v'ardeva, se non l'aspra voce talora alta mettea la mandra degli orecchiuti. E il mare sussurrava come un po' stanco, con la placid'ansia quasi di sonno, all'ineguale spiaggia.
Pur altre volte il vento udire il rullo facea di cupi timpani e l'acuto squillo di trombe, andando al ciel lo spruzzo salso del mare; e un secco fragor lungo dava, ai macigni ed allo scoglio, d'urto. Fuggiano il vento pallide le nuvole, accavallate all'orizzonte oscuro; e palpitava scosso da un sussulto il cielo, il cielo che v'è sempre azzurro. Ma il sole allora limpido come oro, scaldava i pingui cavoli nell'orto, le prime fave, i fiori del fagiolo. E del fior d'uva già per l'alto poggio spremea l'odore. E i petali di fuoco già dei gerani trasparian dal boccio. E luccicava l'àlbatro e l'alloro...
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