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Giovanni Pascoli
Poemi italici

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  • TOLSTOI.
      • X.
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X.

 

Ma improvvisa ecco nitrì Marsala,

passò nitrendo la giumenta baia

libera e nuda. Un vento di battaglia

precipitò sull'isola selvaggia.

 

Era il corsaro, era il filibustiere

sfidante il fuoco in mezzo alle tempeste,

era il cavalcatore, era il truppiere

volante via tra un flutto di criniere,

via per le Pampe, via per le foreste,

un contro cento, e ora e dopo e sempre!

 

Era il romano difensor dell'Urbe:

Mario gli diede i fasci con la scure:

egli passò tra quattro genti, immune,

dalla tua rupe, o Giove, alla tua rupe,

Titano, da San Pietro alla Palude,

come l'eroe nascosto in una nube!

 

Era il nocchiero che volgea la barra

del navil mosso a ricercar l'Italia,

dietro una stella; e nel chiaror dell'alba

s'udì gridare: Italia! Italia! Italia!

Ella apparia tra fuoco ardente e lava

fumante. Egli vi scese con la spada...

 

E la giumenta ripassò nitrendo,

squillò quel ringhio come tromba al vento,

stettero, grandi, alti, col mento eretto,

guardando lungi, in fila ed in silenzio,

gli uomini rossi. Ognun pareva intento

a un'ombra dubbia, ad un rumor sospetto...

 

Ma l'aratore il liscio collo e l'anche

palpò plaudendo con le mani cave

alla giumenta e dielle del suo pane...

E presso lui si fece il vecchio errante,

vestito al modo delle sue campagne.

«Mugik eroe» disse: «io vuo' qui restare».

 

 

SUB ARBUTO




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