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IN
COMUNIONE CON I NOSTRI VESCOVI PER LA SPERANZA DEL MONDO
0.- COME
PORCI DI FRONTE A QUESTO SINODO
Il prossimo Sinodo avrà come tema "Il Vescovo
servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo". La sua
preparazione ci offre una nuova opportunità per illuminare il cammino della
vita consacrata ai giorni nostri e trovare nuove prospettive che ci infondano
una più profonda coscienza del nostro “sensus Ecclesiae”, in modo da stimolare
una nuova spiritualità e prassi di comunione, che è sempre comunione
missionaria1.
La presenza delle nostre comunità in tanti Paesi del mondo e in tante
Chiese particolari fa sì che possiamo avere una visione abbastanza globale del
collegio episcopale e del suo ministero e ci ha permesso di avere contatti
personali con non pochi Pastori delle Chiese particolari. Inoltre, i nostri
istituti, quasi tutti di diritto pontificio, si inseriscono, in primo luogo, nella
Chiesa universale e, pertanto, si sentono chiamati a mantenere e coltivare un
legame speciale con il Successore di Pietro2.
Il mio intervento, elaborato a partire dall'Instrumentum Laboris (IL), letto alla luce della nostra condizione
ecclesiale di consacrati, vuole inserirsi non dove sono nati conflitti,
tensioni, malcontenti reciproci, ma laddove è possibile scorgere un nuovo
futuro che incoraggia la comunione per la speranza cristiana.
Ogni Sinodo rappresenta per tutti i membri della
Chiesa un invito alla comunione, a camminare insieme nella stessa direzione, a
unire le forze per raggiungere l'obiettivo per il quale esso è stato convocato.
Mantenere viva questa coscienza aiuta a superare ogni tentazione di astrazione
e autocompiacimento. Più che fermarci a considerare se si concede o meno
rilevanza e plausibilità ecclesiale alla vita consacrata, dobbiamo preoccuparci
di scoprire le urgenze e gli spazi in cui il nostro contributo carismatico e
profetico può essere più necessario. Il nostro è un tempo di unità, non di
divisione, tempo di aggiungere e non sottrarre, di riconciliazione e non di
litigio. È tempo di “conversione”, di vita evangelica, tempo di agire
responsabilmente secondo la grazia e il ministero ricevuti per il bene comune.
La vita consacrata non si
riafferma e rinnova difendendo i suoi diritti, ma offrendo se stessa legame speciale con il Successore di Pietro3.
. Giovanni Paolo II4, attraverso l'Esortazione postsinodale Vita Consecrata (VC), ci ha indicato il modo in cui comportarci
nella Chiesa: riconoscere ed essere grati per il dono ricevuto, esplicitare le
sue esigenze e incoraggiare l'impegno evangelizzatore. È la via dell'affermazione e non quella della
contrapposizione che fa crescere il
Regno di Dio. Lo stesso possiamo dire della vita consacrata: nella misura in
cui essa testimonia il dono ricevuto e lo condivide attraverso i suoi
molteplici servizi, si riproduce e cresce.
Dobbiamo riconoscere che abbiamo bisogno di una “nuova coscienza”
riguardo alla ragion d'essere e all'esercizio del ministero episcopale
nell'ecclesiologia del Vaticano II. Forse è stato un aspetto che abbiamo in
qualche modo dimenticato e non abbiamo saputo inserire adeguatamente nel
processo di rinnovamento della nostra identità e missione. Così come chiediamo
alla Chiesa di conoscere e riconoscere il nostro carisma e la nostra ragion
d'essere, allo stesso modo abbiamo ora l'opportunità di conoscere e riconoscere
il ministero episcopale in tutta la sua ricchezza carismatica, teologica e provvidenziale.
Viviamo un momento di grazia. L'itinerario sinodale percorso ha fissato
la sua attenzione sui diversi stati di vita cristiana e sulla missione
evangelizzatrice della Chiesa nei diversi continenti. Ora, con
l'approfondimento sullo stile di vita e del ministero episcopale, pare
concludersi una tappa e ci è concesso
di accedere a una nuova sintesi ecclesiologica più completa e ampia, più
profonda e comunicativa. È ora di rendere fecondi i rapporti tra gli stati di
vita, valorizzando lo scambio di doni e la loro complementarità per
testimoniare la comunione ecclesiale e rendere proficuo il servizio pastorale.
La scelta del tema per il prossimo Sinodo dei Vescovi appare più che
congruente. Esaminando, all'inizio del nuovo millennio, il contesto sociale,
culturale, economico, politico e religioso del mondo di oggi,
l'evangelizzazione viene proposta come annuncio del Vangelo di Gesù Cristo,
vera speranza per l'umanità. Il nostro mondo, postmoderno e globalizzato,
chiede parole di speranza e luce che lo guidi verso il futuro. Nella storia il
Vangelo è stato, è e sarà sempre fermento di libertà e progresso, di
fraternità, di unità e di pace5.
Questa X Assemblea ordinaria del Sinodo ci pone di
fronte al ministero dei Vescovi e ci prepara a reimpostare i rapporti tra
Vescovi, sacerdoti, consacrati e laici, a partire da una più intensa comunione
e un più articolato impegno evangelizzatore. È un invito a continuare a
camminare nella stessa direzione, sotto la guida dei Pastori, al fine di
suscitare quel dinamismo teologale che è proprio del Vangelo affinché l'umanità
intera “ascoltando creda, credendo speri,
sperando ami” 6.
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