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La via disciplinare o normativa, sebbene aiuti, non riesce a superare le
difficoltà. Non si è ancora trovata quella “nuova disciplina”, desiderata da
alcuni alla vigilia del Sinodo sulla vita consacrata, che, delimitando
chiaramente le rispettive facoltà, eliminerebbe gli spiacevoli conflitti che
tanto ostacolano la tranquillità della vita ecclesiale. Nella VC Giovanni Paolo
II propose, come metodo per trasformare questi inevitabili contrasti in
contributo fecondo al bene della Chiesa, la via del dialogo della verità nella
carità, la quale implica l'ascolto dello Spirito, fonte di tutti i doni nella
Chiesa. Consapevole delle sfide e della grave responsabilità dinanzi
all'evangelizzazione del mondo contemporaneo alle soglie del terzo millennio18, egli
conferma, incoraggia, orienta e stimola la vita consacrata affinché, vivendo
chiaramente il mistero trinitario, promuova una spiritualità di comunione “perché il mondo creda” (Cf Gv 17, 21) 19.
Aspetti come
l'autonomia, l'esenzione, il servizio alla Chiesa universale e la
partecipazione alla Chiesa particolare, devono essere affrontati da una
prospettiva più teologale, comunionale e missionaria. Molti dei conflitti
ancora esistenti non spariranno finché non verrà assimilata la nuova ecclesiologia indicata dai Sinodi e la
nuova spiritualità nella quale essi
vogliono introdurci. Di questi due aspetti ci occupiamo qui di seguito, tenendo
conto dell'IL.
Prima di tutto, desidero
fare una domanda: Questo Sinodo, non potrebbe essere il momento opportuno per
ringraziare i nostri Pastori per la loro sollecitudine nei confronti della vita
consacrata e per chiedere loro perdono per tutte le volte in cui non abbiamo
collaborato al loro ministero? Le nostre infedeltà, la nostra mediocrità, la
nostra mancanza di impegno nel prepararci ai diversi ministeri, hanno
ostacolato o diminuito la cooperazione. Ci fa bene purificare la memoria.
Iniziare col ringraziare e chiedere perdono contribuirà a migliorare e far
andare avanti i rapporti con i nostri Pastori.
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