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Diverso è il tipo di rapporto che si stabilisce tra i Vescovi e i
fratelli degli Istituti laicali, che appartengono ai “christifideles laici”. La
consacrazione religiosa, vissuta in fraternità e missione apostolica, come dono
dello Spirito alla sua Chiesa, suscita specifici rapporti di comunione e di
collaborazione nell'annuncio del Vangelo e nel servizio della carità. I
fratelli, con il loro totale dono di sé a Gesù Cristo e alla Chiesa, si fanno
espressione della gratuità divina e del sovrano potere di Cristo glorioso;
“testimoniano in modo splendido e singolare che il mondo non può essere
trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini” 29. Essi
sono, al tempo stesso, testimonianza e fermento di fraternità nella Chiesa e
nel mondo, e, attraverso i loro molteplici servizi o ministeri ecclesiali,
prolungano la carità di Cristo, soprattutto, con i più piccoli e i bisognosi.
Gli Istituti religiosi di fratelli danno al laicato e, dinanzi ai
ministri ordinati, un dinamismo comunitario e apostolico del tutto particolare,
sottolineando la dimensione carismatica, escatologica e profetica che
scaturisce dalla loro professione dei consigli evangelici. La loro vocazione
“ha, sia per la persona che per la Chiesa, un valore proprio, indipendentemente
dal ministero sacro.” 30. Pertanto, la mancanza di chiarezza non è ragione sufficiente per
invitare o spingere i fratelli verso l'ordinazione sacerdotale.
Nella logica dell'ecclesiologia di comunione, i religiosi fratelli
offrono i loro doni e li condividono con tutti i membri del popolo di Dio e si
integrano – a partire dalla loro specifica condizione di consacrati e secondo
lo spirito del proprio Istituto - nella comunione - missione ecclesiale. Nei confronti
dei Pastori, i fratelli riconoscono la portata misterica del loro ministero e
li accolgono con i loro doni gerarchici e carismatici, come regalo del Signore
Gesù. Si lasciano guidare da essi e collaborano, con tutte le loro forze e con
il carisma che gli è proprio, al loro ministero sacerdotale, magistrale e
pastorale.
Il carisma collettivo della vita consacrata dei fratelli si estende ben
oltre i limiti di una Chiesa particolare; crea reti, nodi operativi in diverse
Chiese particolari; funziona con una certa autonomia e capacità creativa. Se
ciò si accoglie nella Chiesa, e lo si fa quando si concede l'approvazione non
solo diocesana, ma pontificia, allora le Chiese particolari e i loro Vescovi
non si limitano ad appropriarsene, ma ne favoriscono l'inclinazione
all'universalità e, nelle loro iniziative, esprimono anche la vocazione di
cattolicità31. Come si è già indicato, la cattolicità fa parte del cuore stesso del
ministero ordinato. Le Congregazioni di fratelli di ambito sopradiocesano consentono
ai Vescovi di attivare la loro vocazione di cattolicità e apertura al tutto, in
modo speciale, nell'ambito della pastorale della carità, dell'educazione,
dell'annuncio missionario del Vangelo.
Quando si tiene conto di tutto il valore che la vita consacrata ha nella
Chiesa, sparisce ogni tentazione di “utilitarismo” o “strumentalizzazione”
nelle Chiese particolari. E, nel concreto, quando si apprezza il valore della
vita di comunità, come spazio teologale in cui si può sperimentare la mistica
presenza del Signore risorto (Cf Mt 18,20)
32, la si protegge e la si promuove.
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