|
Dobbiamo fare tutto il
possibile affinché non resti delusa la speranza dei poveri e degli afflitti (Cf Sal 9,18). Senza solidarietà non
vi è speranza autentica. Gesù, l'uomo per gli altri, ci ha aperto il cammino.
Oggi si rende particolarmente necessario esercitare la profezia della
solidarietà perché l'epoca postmoderna ha magnificato l'individualismo e
l'egocentrismo ed ha promosso il guadagno di pochi portando alla prostrazione
una moltitudine di uomini e donne, di bambini, adulti e anziani, che soffrono
il peso insostenibile della miseria101. Il sentiero della solidarietà passa attraverso una più intensa vita di
fraternità nella missione come segno
ed esperienza anticipata della nuova
umanità e della nuova Chiesa102. È necessario entrare nella dinamica della condivisione e del lavoro
infaticabile per la giustizia e la trasformazione del mondo, la qual cosa va
ben oltre il semplice aiuto offerto “per carità” o come elemosina. E, da questa
prospettiva, una particolare attenzione esigono oggi i fenomeni migratori, con
tutte le problematiche che generano: multiculturalità, pluralismo religioso e
politico, disintegrazione della famiglia, necessità economiche ed educative.
Chi ha sperimentato la grazia della benedizione divina, non sopporta il
male e si ribella con speranza. Il mondo e la Chiesa attendono i loro profeti
di pace e di giustizia e il vescovo ne è il pastore103. È
d'obbligo collaborare, non solo per far parte di commissioni diocesane di
giustizia e pace, ma per orientare la vita della comunità cristiana e far sì
che si impegni a favore dei diritti e della dignità della persona. Gli Istituti
religiosi hanno un potenziale enorme per creare reti di solidarietà, ma non si
può certo dire che sia ancora ben organizzato.
|