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P. Aquilino BOCOS MERINO
C.M.F. Superiore Generale
In comunione con i nostri vescovi

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  • III.- LA PRATICA DELLA COMUNIONE
    • 3. Altri temi di governo che richiedono particolare coordinamento
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3. Altri temi di governo che richiedono particolare coordinamento

 

a) Cura delle persone. È il primo punto che richiede un coordinamento, affinché queste vivano con fedeltà creativa la loro vocazione e apportino alle Chiese particolari la ricchezza del carisma del proprio Istituto. Sebbene sia vero che gli Istituti, nati per il bene della Chiesa e della società, devono rendere flessibili e adeguare le loro opere e servizi, è altrettanto vero che non li si può separare dall'ispirazione originaria dei Fondatori per soddisfare bisogni occasionali. Quando i religiosi vengono destinati ad una Chiesa particolare, soprattutto quelli che occuperanno particolari posti di responsabilità pastorale (parroci, direttori di istituti, di servizi in MCS, ecc.), i Superiori e le Superiore dovrebbero informare i vescovi sulle qualità e sui limiti degli stessi. Solo così i Pastori potranno accoglierle paternamente. Il coordinamento si rende più necessario quando è in corso un discernimento su situazioni personali con crisi vocazionale, o dinanzi a un possibile passaggio dalla vita consacrata al clero secolare o all'ammissione temporanea di sacerdoti religiosi nelle diocesi, dispensandoli dalla vita comunitaria.

 

La CIVCSVA ha chiesto ai Superiori religiosi di curare in modo particolare la vita fraterna in comunità. Essa ha voluto rivalutare la vita comunitaria. Accettando, solo in via del tutto eccezionale, casi di religiosi e religiose che vivano da soli, per ragioni gravi o per servizi missionari speciali, sottolinea che il religioso “solo” non è mai un ideale. La normalità è che la vita e l'apostolato siano comunitari60.

 

b) La realizzazione del programma di azione pastorale, a livello nazionale, regionale o locale. Credo sarebbe proficuo che i religiosi fossero più presenti istituzionalmente, e non solo a titolo personale, nelle programmazioni. Quando si collabora indicando priorità, obiettivi e mezzi, vi è un maggiore coinvolgimento. Il coordinamento delle pubblicazioni cattoliche continua ad essere un'illusione. Molte di esse sono in mano a Istituti di vita consacrata e continua ad essere un ideale la concentrazione delle forse nell'evangelizzazione della cultura. Perché tanta resistenza a rendere partecipi religiosi/e e laici all'elaborazione dei piani pastorali?

 

c) Dichiarazioni, scritti, interventi o altri atti che possono essere in contrapposizione con gli orientamenti espressi dai Pastori. A volte si arriva a pensare che casi di questo tipo non si verificherebbero se i Vescovi e i Superiori Maggiori esercitassero la loro autorità con maggiore responsabilità. Su questo punto mi permetto di fare una breve riflessione.

 

La verità è che la vita consacrata oggi soffre più di carenza di responsabilità nell'esercizio dell'autorità che di autoritarismo, come accadeva in passato61. Non sono tanto i casi di formale disobbedienza che preoccupano quanto l'individualismo che porta a vivere e ad agire in modo indipendente. Questo individualismo, che spesso si presenta come erronea affermazione dei valori personali, logora chiunque nell'esercizio dell'autorità, poiché “non è facile, in ambienti fortemente segnati dall'individualismo, far riconoscere e accogliere la funzione che l'autorità svolge a vantaggio di tutti” 62. Questa constatazione vale non solo nella vita religiosa, ma anche nella Chiesa tutta. Ciò non vuol dire che gli uni e gli altri possiamo eludere la responsabilità dell'esercizio dell'autorità, che non è solo un servizio di animazione, discernimento e programmazione, ma anche di decisione. Ma ci aiuta a comprendere il punto nevralgico su cui diventa urgente il coordinamento tra Vescovi e Superiori Maggiori. Si tratta, infatti, di cercare e incoraggiare, da parte di tutti, un modo per stimolare la vita in comunione ed eliminare ogni tipo di soggettivismo. Per i casi in cui i problemi dottrinali o pastorali riguardino la vita ecclesiale, si potrebbero creare delle commissioni per il discernimento, l'aiuto alle persone e il sostegno nelle decisioni. Quando si tratta di risolvere casi di conflitto per questioni dottrinali o per azioni pastorali è un grave ostacolo la divisione di pareri, di criteri e atteggiamenti tra Vescovi e Superiori Maggiori. Non è bene, ad esempio, che un Vescovo o un Superiore Maggiore prenda una decisione di fronte a una situazione personale e altri Vescovi o Superiori Maggiori incoraggino o difendano la persona in causa senza conoscere l'iter seguito.

 

Ad ogni modo, si avverte l'urgenza di rendere più fecondo il dialogo tra Vescovi e teologi, impostato su una comunicazione adulta della fede63. Nel dialogo si dissipano i sospetti sui punti in conflitto, che spesso sono soltanto problemi di linguaggio, si chiarisce la responsabilità del servizio che gli uni e gli altri hanno nella missione evangelizzatrice della Chiesa.

 

 




60 Mi ricollego in questo punto a quanto esposto da P. P.H.KOLVENBACH nella sua collaborazione: “La figura e Il. ruolo del superiore”, in AA.VV, Consacrati da Dio. Dono alla Chiesa e al mondo. Approfondimento sull'Esortazione apostolica “Vita Consecrata”, Roma, 1997, 305-314.



61 VC 43.



62 ''Il magistero dei pastori e il lavoro teologico, pur avendo funzioni differenti, dipendono entrambi dall'unica Parola di Dio e hanno il medesimo fine di conservare il popolo di Dio nella verità'' IL 106.



63 Basta revisar los nn. 1.6.11.12. 17-22. 128-147.






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