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Testo
Mi
è stato chiesto, di prendere parte al vostro Capitolo Generale con una breve riflessione di Buona Notte sulle
sfide che affronta la vita consacrata nella Chiesa e nel mondo di oggi,
all’inizio del Terzo Millennio.
Un
Capitolo Generale è una occasione per prendere coscienza della vostra identità,
per rinnovarvi e così servire meglio i fratelli e le sorelle in fedeltà
creativa al vostro carisma. Una prospettiva di fede e uno sguardo contemplativo
alla realtà del mondo, della Chiesa e della vita consacrata vi aiuterà senza
dubbio in questo sforzo di rispondere alle interpellanze del Signore in questo
momento della nostra storia.
La
vita è un cammino sconosciuto e pieno di sorprese per gli individui e per i
gruppi. Allo stesso modo che una segnaletica stradale ci aiuta a non perderci
nel percorso, i segni dei tempi e dei luoghi sono per noi una segnaletica
stradale che ci offre il Signore per orientarci e guidarci nel nostro cammino.
Questi segnali stradali di Dio, esaminati alla luce della fede, non ci aiutano
soltanto a non perdere la strada, si trasformano pure in una esperienza del Dio
sempre più grande che ci accompagna e ci guida.
La
prima grande sfida per la vita consacrata oggi è quella di affondare la sua
identità nell’esperienza di Gesù Cristo, un’esperienza che affascina e che
porta ad una sequela e a una conversione continua. E’ in Gesù, cammino, verità e
vita dove noi scopriamo il vero volto di Dio, Padre-Madre che ci ama e
che ci ha affidato una responsabilità. E’ Lui che ci ha donato il suo Spirito
e, per mezzo di lui, il nostro carisma
per una missione. E’ Lui l’unico assoluto. E’ Lui che dà senso alla
nostra vita e che ci invita a vivere una spiritualità incarnata nella realtà,
che sia vita nello spirito, che abbracci tutto, che comprenda anche l’azione.
Una spiritualità nutrita dalla Parola ascoltata nella Scrittura e nella vita, nella radio della preghiera e dei
sacramenti. Radicati in questa esperienza di Dio potremo scoprire vitalmente
che “solo Dio basta”.
Dopo
la sfida dell’esperienza di Dio e della spiritualità vitale e incarnata, la
vita consacrata ha davanti a sé quella della fraternità in un mondo
diviso dagli odii, dalle guerre, dalle ingiustizie e dall’oppressione. Vivere e
testimoniare la comunione nella diversità, la possibilità di un dialogo
multiculturale e mostrare la possibilità del dialogo e della pace fra i popoli,
le razze e le culture. Nella esperienza
della fraternità noi facciamo la esperienza del Dio Trinitario, comunione nella diversità.
Altra
grande sfida per la vita consacrata è quella del profetismo. Senza avere
il monopolio del profetismo perché tutto il popolo di Dio è profetico, lo stile
di vita e gli impegni dei consacrati e delle consacrate possono e devono
portare necessariamente ad evidenziare la dimensione profetica. La stessa
consacrazione può essere in se stessa profezia in quanto testimonia valori
evangelici che vanno spesso contro corrente nella società. Siamo interpellati a
vivere la dimensione profetica dell’annuncio e della denuncia a servizio dei
poveri e degli abbandonati, delle vittime della violenza e dell’ingiustizia,
dei nuovi poveri, della difesa dei diritti umani, della promozione delle
persone. Sfida grande è questa che ci sprona ad andare sempre al deserto, dove
non c’è nessuno; alla periferia, dove si sperimenta la povertà e si condividono
le necessità della gente; alle frontiere di situazioni difficili dove si
corrono i rischi dell’annuncio del Vangelo (cf Sinodo VC, IL, 10).
La sfida del profetismo ci aiuta a fare l’esperienza di un Dio liberatore
da tutte le schiavitù del peccato personale e sociale.
Negli
ultimi 50 anni il volto della Chiesa è cambiato. Da una chiesa prevalentemente
europeo-occidentale si è passati a una chiesa internazionale dove gente di ogni
razza, cultura, popolo e nazione è stata chiamata da Dio per vivere e incarnare
i valori evangelici. Lo stesso accade con la vita consacrata presente più che
mai in diversi contesti socio-culturali ed ecclesiali. Questo comporta la sfida
dell’inculturazione e dell’unità nella diversità. L’inculturazione
concerne tutta la vita consacrata: il carisma, lo stile di vita, le vie della
formazione e le forme di apostolato, la preghiera e la liturgia, i principi
della vita spirituale, l’organizzazione comunitaria e il governo. Si tratta di
una trasformazione profonda della mentalità e dei modi di vita non soltanto
nelle giovani chiese, ma anche nelle civiltà occidentali molto diverse dalle
società rurali del Medioevo o della rivoluzione industriale quando furono
elaborate le strutture della vita consacrata (cf Sinodo VC, IL, 93).
Nella sfida dell’inculturazione possiamo fare l’esperienza di un Dio sempre
più grande, sempre diverso che
ci invita a purificare le nostre immagini e le idee che abbiamo di Lui.
Una
sfida forte per la vita consacrata è pure quella di aprirsi in modo diverso da
quello del passato a un laicato associato. Questa condivisione del
carisma e della spiritualità con i laici fa sì che il carisma di un Istituto
riveli tutte le sue ricchezze, perche s’incarna nelle forme di una vita
laicale. Può avere così la possibilità di essere ri-espresso in un linguaggio laicale,
intelligibile dal punto di vista esistenziale per gli uomini e le donne del
nostro tempo. Questo ci aiuta a mantenere la nostra identità. Solo quando
guardiamo i volti degli altri e li vediamo differenti, prendiamo coscienza del
nostro proprio volto. Questa sfida esige formazione, collaborazione e dialogo
con i laici per giungere a una corresponsabilità nella vita, nella trasmissione
del carisma e della spiritualità dell’Istituto, e non solo nel lavoro
apostolico. In questa nuova apertura al
laicato associato possiamo fare l’esperienza di un Dio presente nelle realtà
terrene, un Dio che guida la storia e che ci parla negli avvenimenti e
nelle situazioni positive e negative.
Appare
pure nella società e nella Chiesa di
oggi la sfida di offrire nuovi spazi alla donna. Il documento
post-sinodale Vita consecrata sottolinea questa sfida quando dice: “non
si può non riconoscere la fondatezza di molte rivendicazioni concernenti la
posizione della donna in diversi ambiti sociali ed ecclesiali” (VC 57).
Nella vita consacrata abbiamo la sfida di una collaborazione più efficace di
consacrati e consacrate. Guardare la realtà dalla prospettiva femminile ci
aiuta a fare la esperienza del volto materno di Dio.
Infine
abbiamo la sfida del dialogo ecumenico e interreligioso che la vita
consacrata è chiamata ad affrontare in modo speciale a partire dal dialogo e
dalla condivisione della esperienza spirituale come risposta di spiritualità
alla ricerca del sacro e alla nostalgia di Dio. A questo bisogna aggiungere la sollecitudine comune per la vita umana:
difesa dei diritti delle persone, impegno per la giustizia, la pace e la
salvaguardia del creato. In questo dialogo ecumenico e interreligioso possiamo
fare l’esperienza delle vie del Signore e di un Dio che viene sempre
all’incontro di chi cerca la verità e cerca di rispondere alle esigenze della
propria coscienza.
Nell’augurarvi
Buona Notte allo stile di Don Bosco, vi invito a ricordare le grandi
sfide per la vita consacrata: una esperienza profonda e vitale di Gesù Cristo,
la fraternità, il profetismo, l’inculturazione, l’unità nella diversità, il
laicato associato, l’apertura ai nuovi ruoli delle donne nella chiesa, il
dialogo ecumenico e interreligioso. Ma soprattutto vi invito a trasformare
tutte queste sfide in una rinnovata esperienza di Dio: il Dio del nostro
Signore Gesù Cristo, Padre pieno di
bontà che per mezzo del suo Spirito ci ha dato la vocazione alla vita
consacrata, il Dio comunione nella Trinità, il Dio liberatore, il Dio sempre
più grande, il Dio che guida la storia, il Dio Madre, il Dio che viene
all’incontro di chi cerca la verità. Che il vostro Capitolo sia un’occasione
per prendere di nuovo coscienza di tutte queste sfide e della sua carica
spirituale affinché fedeli a Cristo, alla Chiesa, al vostro Istituto e all’uomo
e alla donna del nostro tempo possiate affrontare i segni dei tempi e dei
luoghi con una fedeltà creativa e dinamica. Buona Notte!
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