La vita cristiana è essenzialmente una sequela di Gesù.
Il Concilio Vaticano II, nel parlare della vita consacrata, ha insistito in
vari luoghi sull’aspetto fondamentale del suo impegno di seguire Gesù.
Ha qualificato questa sequela di Cristo come la “norma ultima” del consacrato
(PC 2). È sempre importante tentare di approfondire alcuni aspetti della
sequela di Gesù che dovrebbero caratterizzare la vita consacrata,
così come l’intera vita cristiana.
Il primo aspetto della spiritualità della sequela di Gesù
è l’esperienza della
gratuità di Dio. La riflessione sul senso della sequela di Cristo
nei vangeli ci porta a costatare che essa è frutto di un appello
gratuito di Dio. Il tema dell’elezione è l’espressione di quella
gratuità ed è accompagnato con la garanzia della sua
fedeltà e della sua misericordia. Vivere la spiritualità della
sequela come esperienza della gratuità di Dio rende possibile l’evitare
l’autosufficienza e lo scoraggiamento. Si ha la certezza della presenza e
dell’aiuto di Dio perché possa essere assunta, con umiltà e
responsabilità, la missione da Lui affidata.
La spiritualità della sequela di Gesù è, in
secondo luogo, un’esperienza di rottura
con le sicurezze umane. La sola sicurezza deve essere Dio, in un’apertura
alle sue strade imperscrutabili (Is 55,8-9; Rm 11,32,35) e in un impegno per il
lavoro del Regno.
Nell’appello alla sua sequela, Gesù ha esplicitato che sceglieva
per stabilire un rapporto di amicizia con Lui. Perciò la
spiritualità della sequela è indirizzata all’esperienza di una crescente comunione con Cristo. Tutti i
lavori e gli sforzi del seguace di Gesù si realizzano progressivamente
“in Lui”. In una parola, dall’inizio alla fine, l’esistenza cristiana si
sviluppa “in Cristo” (1 Cor 15,18.22), a un grado tale da poter affermare “non
son più io che vivo: è Cristo che vive in me” (Gal 2,20).
La spiritualità della sequela è anche un’esperienza di essere discepoli di
Gesù. Il discepolato del Nuovo Testamento è capito meglio
nella prospettiva dei rapporti maestro-discepolo nel mondo rabbinico. Vi si
insisteva sull’importanza di essere attenti ai più piccoli insegnamenti
del maestro e ad essere pronto a trasmetterli. Questi insegnamenti facevano
particolare riferimento alla condotta di vita, a quella che era chiamata
“sapienza”. Cristo è, per i suoi seguaci, la vera Sapienza di Dio.
Seguendolo si conosce la verità, e la verità ci fa liberi (Gv
8,32).
La sequela di Gesù è anche un’esperienza di far parte di una comunità di seguaci. La
sequela ha un sigillo fortemente comunitario. È nella comunità
ecclesiale che si riceve, lungo la storia, l’appello di seguire Gesù.
Lui, presente in mezzo ai credenti, ripete questo gesto di convocazione e
comunica ai suoi seguaci dei carismi vari per il servizio della
comunità.
L’appello di Gesù a seguirlo è, allo stesso tempo, un
appello alla missione di testimoniare e di annunciare la Buona Novella ed a interpellare,
fin da essa e fin dalle esigenze di essa, la vita personale e sociale.
Perciò è l’esperienza di un
impegno profetico evangelizzatore.
Nel praticare personalmente e comunitariamente il discernimento sulla
nostra vocazione e sulla nostra missione quale consacrati oggi, dovremo aver
sempre quale sipario di fondo e punto di riferimento centrale queste
caratteristiche della spiritualità della sequela di Gesù.
Per il
Forum: Tra queste caratteristiche
della spiritualità della sequela di Gesù, qual è quella
che consideri più urgente e necessaria oggi per la vita consacrata?
Perché?
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