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3. I
nostri giovani e la realtà che li circonda
I giovani sono gli abitanti e i
consumatori più naturali della città secolare. Li circonda un universo che
sempre più presenta i toni e le luci di un supermercato globale. Ad essi
specialmente, nelle cattedrali dell’idolatria consumistica si offre di tutto e,
spesso, sotto l’apparenza di forme sofisticate e attraenti di ‘spiritualità’.
Alcune situazioni e concreti
bisogni, nel processo graduale verso una spiritualità autentica, vanno tenuti
presenti e integrati, partendo dalla conoscenza diretta del mondo giovanile che
incontriamo nelle varie realtà in cui operiamo:
- I nostri
giovani crescono in una cultura impregnata di soggettivismo, spesso chiusi su
sé stessi in una sorta di narcisismo anche spirituale. Hanno bisogno di amici
che li aiutino ad aprirsi verso l’alto e verso gli altri, scoprendo che Dio
chiama per nome ciascuno di loro, li ama personalmente (Cost 50) e li
associa a Sé.
- Le loro
domande di senso sono deboli e confuse di fronte ai misteri della vita. Hanno
bisogno di educatori che presentino loro la vita, in qualsiasi modo la stiano
vivendo o soffrendo, come vocazione unica e irripetibile a un fine e a un
compito, che nessun altro potrà realizzare al posto loro.
- Nei
paesi del benessere, li vediamo circondati e disorientati da una molteplicità
di stimoli, da mille voci ed emozioni. Hanno bisogno di chi li sostenga nella
loro innata esigenza di andare all’essenziale, di fare delle scelte libere, di
sentirsi proporre delle priorità significative.
- Nei
paesi ridotti in miseria dalla corruzione e dalla violenza, o espropriati da
poteri internazionali ingiusti, li troviamo in fuga disperati o preda di
pericolose illusioni. È doveroso suscitare in essi il sano orgoglio dei valori
di cui sono portatori per la salvezza delle loro tradizioni migliori.
- Ovunque,
la loro cultura giovanile si basa prevalentemente sull’immediato, sull’immagine,
sull’effimero. Cercano tuttavia maestri che non abbiano paura di offrire loro
cammini anche lunghi di conoscenza di sé stessi e di approfondimento della
storia.
- Sono
facili ma anche volubili fans degli idoli del momento proposti come
modelli dai mass media. Eppure si entusiasmano per figure carismatiche
che non temono di presentare loro i modelli della santità giovanile, con la
forza della loro testimonianza in contro tendenza rispetto alla massa.
- Nonostante
l’apparente disinteresse, i giovani sono ancora attratti da proposte forti ed
esigenti. Non si meravigliano quando qualcuno presenta loro con chiarezza e
senza impoverimenti le proposte esigenti di Cristo.
- Nei
frequenti momenti di delusione, vogliono sentirsi accolti, perdonati, compresi in
un gruppo capace di esprimere sentimenti di stima e amicizia. Nessun percorso
di spiritualità ha senso per loro se non c’è accoglienza, perdono e comunione
sincera verso chi è debole e cade.
- I
giovani rischiano in genere, più rovinosamente degli adulti, di porre il loro
ideale di benessere e felicità dentro un orizzonte particolare e meschino. Se
conoscessero più a fondo le scelte e i grandi ideali che hanno appassionato i
veri apostoli della gioventù, come il Murialdo, sarebbe certamente meno
difficile introdurli alla scoperta di tutto il Vangelo, affinché ciascuno trovi
in esso il proprio spazio di vita e il ‘nome nuovo’.
Tra le molte contraddizioni del
nostro mondo, a tutte le latitudini, una deve interessarci particolarmente. I
giovani sono nello stesso tempo ‘al centro’ e ‘ai margini’ della società: al
centro, perché indubbiamente si rivelano come la categoria più condizionata
e attirata dal consumismo imperante; ai margini, perché al di fuori di
questo cerchio mercantile e immediato i giovani non interessano più. Essi
stessi dovranno farsi strada, ma da soli, se sapranno essere rampanti ed
eccellere, con ogni mezzo, nella giungla sociale in cui i più sono destinati a
cadere e a scomparire.
Non è certamente questo un
orizzonte di solidarietà e di spiritualità, se la speranza offerta è
nient’altro che quella egoistica e semplicistica dell’ io speriamo che me la
cavo….
Di fronte a questo scenario, come
ci poniamo noi ‘giuseppini, educatori dei giovani, alle soglie del nuovo
secolo’? In altre parole:
- Sappiamo
cogliere le ‘istanze di spiritualità’ nel cuore dei giovani?
- Chi o
che cosa ci legittima a fare ai giovani offerte e proposte di ‘spiritualità
vera’?
- Quali
‘contenuti e valori’ possediamo ed effettivamente testimoniamo?
- E cosa
intendiamo per ‘spiritualità nostra e genuina’ da offrire come dono prezioso,
capace di far rendere al meglio i talenti personali di ciascuno nella società e
nella Chiesa?
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