9.1 Apriamo
lo sguardo verso il futuro della Chiesa e del mondo
La
spiritualità che offriamo deve trovare giustificazione, in primo luogo, nella
testimonianza del nostro apostolato di religiosi giuseppini.
Essa però, attraverso
l’apostolato stesso e i cammini di formazione si è arricchita notevolmente per
mezzo degli apporti e della testimonianza di tante persone, uomini e donne,
giovani e adulti, che sono entrati a buon diritto a far parte della nostra
mensa, ad attingere alla nostra sorgente, a condividere i doni che abbiamo,
senza merito, ricevuti da Dio.
Le componenti della nostra vita
consacrata – maschile e femminile – che hanno tentato di far trasparire con
genuinità ma anche unilateralità la ricchezza del carisma del Murialdo, non
devono né possono più fare a meno della componente laicale, se vogliono avere
futuro e trasmettere al vario mondo giovanile la bellezza delle molteplici e
possibili risposte vocazionali.
La vita consacrata in generale si
colloca infatti nella varietà dei carismi che lo Spirito elargisce alla Chiesa
ma, con la medesima ampiezza, la complementarità con i laici si colloca nel
modo naturale di presenza nel mondo.
Laici e consacrati si completano
nella loro testimonianza nel mondo e i bisogni del mondo stesso – innanzitutto
dei poveri del mondo cui è annunciato e destinato il Vangelo – divengono il
metro per valutare la validità e il carattere spirituale di questa
testimonianza.
Un
pensiero soprattutto può scuoterci dall’inerzia e spingerci a passare dai
principi alla pratica della vita.
La
spiritualità che vogliamo vivere e offrire – lo ripetiamo – non può essere che
quella delle beatitudini e della fiducia nella provvidenza. Essa è coerente e
possibile soltanto in un contesto di povertà. Chiediamoci pensando a noi
stessi: qual è oggi, fra i religiosi e le religiose, il livello attuale della
spiritualità delle beatitudini e della fede nella provvidenza?
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