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| Luigi Pierini Superiore Generale Giuseppini del Murialdo Quale offerta di spiritualità ai giov. della città sec. IntraText CT - Lettura del testo |
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3. I nostri giovani e la realtà che li circonda I giovani sono gli abitanti e i consumatori più naturali della città secolare. Li circonda un universo che sempre più presenta i toni e le luci di un supermercato globale. Ad essi specialmente, nelle cattedrali dell’idolatria consumistica si offre di tutto e, spesso, sotto l’apparenza di forme sofisticate e attraenti di ‘spiritualità’. Alcune situazioni e concreti bisogni, nel processo graduale verso una spiritualità autentica, vanno tenuti presenti e integrati, partendo dalla conoscenza diretta del mondo giovanile che incontriamo nelle varie realtà in cui operiamo: - I nostri giovani crescono in una cultura impregnata di soggettivismo, spesso chiusi su sé stessi in una sorta di narcisismo anche spirituale. Hanno bisogno di amici che li aiutino ad aprirsi verso l’alto e verso gli altri, scoprendo che Dio chiama per nome ciascuno di loro, li ama personalmente (Cost 50) e li associa a Sé. - Le loro domande di senso sono deboli e confuse di fronte ai misteri della vita. Hanno bisogno di educatori che presentino loro la vita, in qualsiasi modo la stiano vivendo o soffrendo, come vocazione unica e irripetibile a un fine e a un compito, che nessun altro potrà realizzare al posto loro. - Nei paesi del benessere, li vediamo circondati e disorientati da una molteplicità di stimoli, da mille voci ed emozioni. Hanno bisogno di chi li sostenga nella loro innata esigenza di andare all’essenziale, di fare delle scelte libere, di sentirsi proporre delle priorità significative. - Nei paesi ridotti in miseria dalla corruzione e dalla violenza, o espropriati da poteri internazionali ingiusti, li troviamo in fuga disperati o preda di pericolose illusioni. È doveroso suscitare in essi il sano orgoglio dei valori di cui sono portatori per la salvezza delle loro tradizioni migliori. - Ovunque, la loro cultura giovanile si basa prevalentemente sull’immediato, sull’immagine, sull’effimero. Cercano tuttavia maestri che non abbiano paura di offrire loro cammini anche lunghi di conoscenza di sé stessi e di approfondimento della storia. - Sono facili ma anche volubili fans degli idoli del momento proposti come modelli dai mass media. Eppure si entusiasmano per figure carismatiche che non temono di presentare loro i modelli della santità giovanile, con la forza della loro testimonianza in contro tendenza rispetto alla massa. - Nonostante l’apparente disinteresse, i giovani sono ancora attratti da proposte forti ed esigenti. Non si meravigliano quando qualcuno presenta loro con chiarezza e senza impoverimenti le proposte esigenti di Cristo. - Nei frequenti momenti di delusione, vogliono sentirsi accolti, perdonati, compresi in un gruppo capace di esprimere sentimenti di stima e amicizia. Nessun percorso di spiritualità ha senso per loro se non c’è accoglienza, perdono e comunione sincera verso chi è debole e cade. - I giovani rischiano in genere, più rovinosamente degli adulti, di porre il loro ideale di benessere e felicità dentro un orizzonte particolare e meschino. Se conoscessero più a fondo le scelte e i grandi ideali che hanno appassionato i veri apostoli della gioventù, come il Murialdo, sarebbe certamente meno difficile introdurli alla scoperta di tutto il Vangelo, affinché ciascuno trovi in esso il proprio spazio di vita e il ‘nome nuovo’.
Tra le molte contraddizioni del nostro mondo, a tutte le latitudini, una deve interessarci particolarmente. I giovani sono nello stesso tempo ‘al centro’ e ‘ai margini’ della società: al centro, perché indubbiamente si rivelano come la categoria più condizionata e attirata dal consumismo imperante; ai margini, perché al di fuori di questo cerchio mercantile e immediato i giovani non interessano più. Essi stessi dovranno farsi strada, ma da soli, se sapranno essere rampanti ed eccellere, con ogni mezzo, nella giungla sociale in cui i più sono destinati a cadere e a scomparire. Non è certamente questo un orizzonte di solidarietà e di spiritualità, se la speranza offerta è nient’altro che quella egoistica e semplicistica dell’ io speriamo che me la cavo….
Di fronte a questo scenario, come ci poniamo noi ‘giuseppini, educatori dei giovani, alle soglie del nuovo secolo’? In altre parole: - Sappiamo cogliere le ‘istanze di spiritualità’ nel cuore dei giovani? - Chi o che cosa ci legittima a fare ai giovani offerte e proposte di ‘spiritualità vera’? - Quali ‘contenuti e valori’ possediamo ed effettivamente testimoniamo? - E cosa intendiamo per ‘spiritualità nostra e genuina’ da offrire come dono prezioso, capace di far rendere al meglio i talenti personali di ciascuno nella società e nella Chiesa?
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