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Un messaggio per tutti i Lasalliani
Nell’inviare questa lettera ai Fratelli, esprimo il desiderio che il suo
messaggio valga per tutti i membri della Famiglia Lasalliana. Lascio il compito
della diffusione a iniziative da prendere a livello locale. Pochi gruppi, oggi,
poche associazioni e organizzazioni hanno il nostro potere numerico nel campo
dell’educazione. Nell’intento di trarre il massimo vantaggio dalla nostra forza
numerica per rendere un servizio significativo, ci siamo mossi costantemente ed
efficacemente verso una comune visione della nostra missione per una educazione
umana e cristiana. A mio parere, nella storia dell’Istituto non c’è stato mai
un impegno così avvertito per la missione lasalliana. Abbiamo un enorme
potenziale, che stiamo cercando di rendere operante – grazie a Dio -
efficacemente.
6) Ho cominciato questa lettera con una riflessione su Dio “Padre”. Nello
spiegare che questo linguaggio di fede fa riferimento all’esperienza umana dei
genitori, “i quali in un certo qual modo sono i primi rappresentanti di Dio”,
il Catechismo della Chiesa Cattolica riconosce che “i genitori umani sono
fallibili e possono sfigurare il volto della paternità e della maternità”.
(CCC, 239) Quanto sono pertinenti queste parole con le situazioni di molti
ragazzi sui quali stiamo facendo la nostra riflessione! Alcuni ricordano il
loro padre a malapena, se pur lo ricordano; altri non sanno neppure chi sia;
altri portano ancora le cicatrici dell’indifferenza, dell’abbandono, e delle
violenze fisiche e sessuali.
Una presentazione malfatta e superficiale di Dio “Padre” non aiuterà questi ragazzi a sapere che Dio li ama ed ha
cura di loro. Potrebbe anche avere l’effetto opposto. No. Noi Lasalliani
dobbiamo “rivelare” Dio ai fanciulli e ai giovani. Riveliamo Dio
compassionevole e misericordioso, quando facciamo sì che la presenza amorevole
e salvifica di Cristo sia una realtà in
noi, così come siamo: fisicamente, intellettualmente, emotivamente e
spiritualmente. Ci ha scelti - così come siamo – per essere suoi
rappresentanti, suoi ambasciatori, suoi ministri. Noi comunichiamo Dio e la sua
“Buona Novella” ai giovani non in primo luogo per ciò che diciamo o per ciò che
facciamo, ma per ciò che siamo:
“I giovani non incontrano Dio che li chiama per nome, dapprima sui libri o
nelle parole, ma nel loro catechista”. (Dich. 40,5)
Sì, i giovani incontrano Dio nella persona del loro insegnante di
religione. Ma lo incontrano anche nella persona di tutti gli altri insegnanti
ed educatori che si mostrano cordiali, quale che sia la loro materia
d’insegnamento o il servizio che rendono, specialmente quando credono in Dio,
Padre compassionevole e misericordioso, e sono desiderosi di condividere la
loro fede, direttamente e indirettamente, con coloro che sono “affidati alle
loro cure”.
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