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Fratel John Johnston, FSC
Superiore Generale
Su la difesa dell’infanzia il regno di Dio – la miss. Lasall.

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    • Un messaggio per tutti i Lasalliani
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Un messaggio per tutti i Lasalliani

 

Nell’inviare questa lettera ai Fratelli, esprimo il desiderio che il suo messaggio valga per tutti i membri della Famiglia Lasalliana. Lascio il compito della diffusione a iniziative da prendere a livello locale. Pochi gruppi, oggi, poche associazioni e organizzazioni hanno il nostro potere numerico nel campo dell’educazione. Nell’intento di trarre il massimo vantaggio dalla nostra forza numerica per rendere un servizio significativo, ci siamo mossi costantemente ed efficacemente verso una comune visione della nostra missione per una educazione umana e cristiana. A mio parere, nella storia dell’Istituto non c’è stato mai un impegno così avvertito per la missione lasalliana. Abbiamo un enorme potenziale, che stiamo cercando di rendere operantegrazie a Dio - efficacemente.

6) Ho cominciato questa lettera con una riflessione su DioPadre”. Nello spiegare che questo linguaggio di fede fa riferimento all’esperienza umana dei genitori, “i quali in un certo qual modo sono i primi rappresentanti di Dio”, il Catechismo della Chiesa Cattolica riconosce che “i genitori umani sono fallibili e possono sfigurare il volto della paternità e della maternità”. (CCC, 239) Quanto sono pertinenti queste parole con le situazioni di molti ragazzi sui quali stiamo facendo la nostra riflessione! Alcuni ricordano il loro padre a malapena, se pur lo ricordano; altri non sanno neppure chi sia; altri portano ancora le cicatrici dell’indifferenza, dell’abbandono, e delle violenze fisiche e sessuali.

Una presentazione malfatta e superficiale di DioPadre” non aiuterà  questi ragazzi a sapere che Dio li ama ed ha cura di loro. Potrebbe anche avere l’effetto opposto. No. Noi Lasalliani dobbiamorivelareDio ai fanciulli e ai giovani. Riveliamo Dio compassionevole e misericordioso, quando facciamo sì che la presenza amorevole e salvifica di Cristo sia una realtà in noi, così come siamo: fisicamente, intellettualmente, emotivamente e spiritualmente. Ci ha scelti - così come siamo – per essere suoi rappresentanti, suoi ambasciatori, suoi ministri. Noi comunichiamo Dio e la sua “Buona Novella” ai giovani non in primo luogo per ciò che diciamo o per ciò che facciamo, ma per ciò che siamo:

“I giovani non incontrano Dio che li chiama per nome, dapprima sui libri o nelle parole, ma nel loro catechista”. (Dich. 40,5)

Sì, i giovani incontrano Dio nella persona del loro insegnante di religione. Ma lo incontrano anche nella persona di tutti gli altri insegnanti ed educatori che si mostrano cordiali, quale che sia la loro materia d’insegnamento o il servizio che rendono, specialmente quando credono in Dio, Padre compassionevole e misericordioso, e sono desiderosi di condividere la loro fede, direttamente e indirettamente, con coloro che sono “affidati alle loro cure”.

 

 




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