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Fratel John Johnston, FSC
Superiore Generale
Su la difesa dell’infanzia il regno di Dio – la miss. Lasall.

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  • III.  PROFONDAMENTE COLPITO DALLO STATO DEI RAGAZZI POVERI E ABBANDONATI
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III.  PROFONDAMENTE COLPITO DALLO STATO DEI RAGAZZI POVERI E ABBANDONATI

 

Fratel José Pablo Basterrechea, mio predecessore, era solito ricordare ai Fratelli ed ai collaboratori lasalliani che non “debbono portare invano il nome del De la Salle”. Intendeva dire che noi dobbiamo evitare, attentamente e diligentemente, una interpretazione della nostra eredità lasalliana che sia parziale o frammentaria. Due “tentazioni” si presentano subito alla mente. La prima è di minimizzare la dimensione religiosa della nostra missione, accondiscendendo con eccessiva compiacenza all’indifferenza religiosa dei nostri giovani. La seconda è quella di ridimensionare la preferenza dell’Istituto per l’educazione dei fanciulli e dei giovani poveri, economicamente poveri principalmente. Voglio limitarmi oggi alla seconda tentazione, benché nella realtà le due dimensioni siano inseparabili. Il nostro amore per i poveri e il nostro impegno educativo a loro favore proviene dalla nostra consacrazione battesimale e religiosa. La nostra Regola, in maniera concisa ed esplicita, unisce la progressiva presa di coscienza del De La Salle della situazione dei ragazzi poveri con l’origine e lo sviluppo dell’istituto. Dal momento che divenne consapevole, con la grazia di Dio, della miseria umana e spirituale dei “figli degli artigiani e dei poveri”, fu profondamente colpito dal loro stato di incuria e di abbandono. (Il testo francese dice letteralmentesaisi”, “preso”). Il nostro Fondatore ha risposto positivamente alle ispirazioni che  aveva riconosciuto come provenienti da Dio: fondò quindi una comunità di uomini associati per dare una risposta ai bisogni dei "giovani poveri e lontani dalla salvezza”. (Parafrasi della Regola, 1, 11, 47). 18) Nella seconda delle meditazioni che il De La Salle scrisse per il tempo del ritiro, ci descrive i giovani che i Fratelli erano chiamati ad educare, giovani non dissimili da quelli  di cui si parla in questa lettera. Egli dice che gli artigiani e i poveri lasciano i loro figlivivere a loro piacimento, girovagando ovunque come vagabondi”. Non possono andare a scuola poiché i genitori non sono in grado di permettersi di pagare i maestri. Poiché i padri e le madri lavorano fuori casa, i figli restano abbandonati a se stessi. Abituati all’oziosità, trovano difficile poi adattarsi quando anche per loro arriva il tempo di andare a lavorare. Inoltre, per l’influenza dei “cattivi compagnicontraggono abitudini peccaminose, che è poi difficile sradicare. Per ovviare a tale cattiva sorte, Dio ha stabilito le Scuole Cristiane. I giovani vengono istruiti a leggere, a scrivere e nella religione, sempre gratuitamente. Sono tenuti occupati utilmente tutto il giorno e preparati per un lavoro quando verrà il momento. (Med. 194, 1) “Dovete considerare i ragazzi che Dio vi incarica di istruire come orfani, poveri e abbandonati. Molti di essi, benché abbiano un padre sulla terra, in pratica è come se non l’avessero, per cui sono abbandonati a loro stessi per ciò che concerne la salvezza dell’anima; perciò Dio li mette, in qualche modo, sotto la vostra protezione. Dio li guarda con compassione e si prende cura di essi come se fosse il loro protettore, il loro sostegno e il loro padre, ma affida a voi la cura diretta di essi. Questo Dio di bontà mette questi ragazzi nelle vostre mani, obbligandosi però a concedere tutto ciò che domanderete per loro: la pietà, la modestia, il contegno, la purezza, la fuga delle compagnie che potrebbero rivelarsi pericolose”. (Med. 37, 3) De La Salle e i primi Fratelli compresero chiaramente di essere uomini chiamati innanzitutto all’educazione dei ragazzi poveri, abbandonati ed emarginati. Nella toccante meditazione per il giorno di Natale, il nostro Fondatore, parlando in prima persona e tralasciando la consueta seconda persona, scrive: “Noi siamo poveri Fratelli, dimenticati e poco apprezzati dalla gente del mondo. Soltanto i poveri vengono a cercarci; non hanno nulla da offrirci se non il loro cuore”. (Med. 86, 2) Sappiamo bene, Fratelli, che la nostra vocazione non è soltanto quella di condurre scuole di alto livello o di qualità professionale. Noi siamo chiamati a dare un’educazione umana e cristiana ai giovani, specialmente a quelli che sono poveri. (Regola 3) Consapevole della miseria umana e spirituale di molti ragazzi e profondamente colpito, De La Salle ha modellato la sua vita su quella di Cristo: “Gesù è andato vicino specialmente a quelli che sono al margine della società, ed ha mostrato loro speciale benevolenza”… li ha messi in grado di “sperimentare la liberazione da subito”… li ha fattisentire amati da Dio, rivelando così la sua tenera sollecitudine per i bisognosi”.(Redemptoris Missio, 14) 19) Potremmo oggi noi raffigurarci come De la Salle raffigurava se stesso e i primi Fratelli? La maggior parte di noi non potrebbero farlo. Tuttavia, in alcune parti dell’Istituto l’educazione della gioventù povera è realmente una “priorità effettiva”. (Regola 40a) Inoltre, ovunque nell’Istituto abbiamo accresciuto in modo significativo il numero delle scuole e delle istituzioni ideate per l’educazione dei ragazzi e dei giovani poveri. Nel 1990 l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha concesso all’Istituto il premio NOMA. Questa ricompensa riconosceva il notevole contributo che l’Istituto ha dato nei suoi trecento anni di storia per l’educazione di base dei ragazzi poveri e dei giovani ed adulti analfabeti. Il Bulletin n. 234 fa un resoconto del premio NOMA e riporta molte iniziative dei Fratelli e dei collaboratori lasalliani nel mondo.

 

 




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