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III.
PROFONDAMENTE COLPITO DALLO STATO DEI RAGAZZI POVERI E ABBANDONATI
Fratel José Pablo Basterrechea, mio predecessore, era solito ricordare ai
Fratelli ed ai collaboratori lasalliani che non “debbono portare invano il nome
del De la Salle”. Intendeva dire che noi dobbiamo evitare, attentamente e
diligentemente, una interpretazione della nostra eredità lasalliana che sia
parziale o frammentaria. Due “tentazioni” si presentano subito alla mente. La
prima è di minimizzare la dimensione religiosa della nostra missione,
accondiscendendo con eccessiva compiacenza all’indifferenza religiosa dei
nostri giovani. La seconda è quella di ridimensionare la preferenza
dell’Istituto per l’educazione dei fanciulli e dei giovani poveri,
economicamente poveri principalmente. Voglio limitarmi oggi alla seconda
tentazione, benché nella realtà le due dimensioni siano inseparabili. Il nostro
amore per i poveri e il nostro impegno educativo a loro favore proviene dalla
nostra consacrazione battesimale e religiosa. La nostra Regola, in maniera
concisa ed esplicita, unisce la progressiva presa di coscienza del De La Salle
della situazione dei ragazzi poveri con l’origine e lo sviluppo dell’istituto.
Dal momento che divenne consapevole, con la grazia di Dio, della miseria umana
e spirituale dei “figli degli artigiani e dei poveri”, fu profondamente colpito
dal loro stato di incuria e di abbandono. (Il testo francese dice letteralmente
“saisi”, “preso”). Il nostro Fondatore ha risposto positivamente alle
ispirazioni che aveva riconosciuto come
provenienti da Dio: fondò quindi una comunità di uomini associati per dare una
risposta ai bisogni dei "giovani poveri e lontani dalla salvezza”.
(Parafrasi della Regola, 1, 11, 47). 18) Nella seconda delle meditazioni che il
De La Salle scrisse per il tempo del ritiro, ci descrive i giovani che i
Fratelli erano chiamati ad educare, giovani non dissimili da quelli di cui si parla in questa lettera. Egli dice
che gli artigiani e i poveri lasciano i loro figli “vivere a loro piacimento,
girovagando ovunque come vagabondi”. Non possono andare a scuola poiché i
genitori non sono in grado di permettersi di pagare i maestri. Poiché i padri e
le madri lavorano fuori casa, i figli restano abbandonati a se stessi. Abituati
all’oziosità, trovano difficile poi adattarsi quando anche per loro arriva il
tempo di andare a lavorare. Inoltre, per l’influenza dei “cattivi compagni”
contraggono abitudini peccaminose, che è poi difficile sradicare. Per ovviare a
tale cattiva sorte, Dio ha stabilito le Scuole Cristiane. I giovani vengono
istruiti a leggere, a scrivere e nella religione, sempre gratuitamente. Sono
tenuti occupati utilmente tutto il giorno e preparati per un lavoro quando
verrà il momento. (Med. 194, 1) “Dovete considerare i ragazzi che Dio vi
incarica di istruire come orfani, poveri e abbandonati. Molti di essi, benché
abbiano un padre sulla terra, in pratica è come se non l’avessero, per cui sono
abbandonati a loro stessi per ciò che concerne la salvezza dell’anima; perciò
Dio li mette, in qualche modo, sotto la vostra protezione. Dio li guarda con
compassione e si prende cura di essi come se fosse il loro protettore, il loro
sostegno e il loro padre, ma affida a voi la cura diretta di essi. Questo Dio
di bontà mette questi ragazzi nelle vostre mani, obbligandosi però a concedere
tutto ciò che domanderete per loro: la pietà, la modestia, il contegno, la
purezza, la fuga delle compagnie che potrebbero rivelarsi pericolose”. (Med.
37, 3) De La Salle e i primi Fratelli compresero chiaramente di essere uomini
chiamati innanzitutto all’educazione dei ragazzi poveri, abbandonati ed
emarginati. Nella toccante meditazione per il giorno di Natale, il nostro
Fondatore, parlando in prima persona e tralasciando la consueta seconda
persona, scrive: “Noi siamo poveri Fratelli, dimenticati e poco apprezzati
dalla gente del mondo. Soltanto i poveri vengono a cercarci; non hanno nulla da
offrirci se non il loro cuore”. (Med. 86, 2) Sappiamo bene, Fratelli, che la
nostra vocazione non è soltanto quella di condurre scuole di alto livello o di
qualità professionale. Noi siamo chiamati a dare un’educazione umana e
cristiana ai giovani, specialmente a quelli che sono poveri. (Regola 3)
Consapevole della miseria umana e spirituale di molti ragazzi e profondamente
colpito, De La Salle ha modellato la sua vita su quella di Cristo: “Gesù è
andato vicino specialmente a quelli che sono al margine della società, ed ha
mostrato loro speciale benevolenza”… li ha messi in grado di “sperimentare la
liberazione da subito”… li ha fatti “sentire amati da Dio, rivelando così la
sua tenera sollecitudine per i bisognosi”.(Redemptoris Missio, 14) 19) Potremmo
oggi noi raffigurarci come De la Salle raffigurava se stesso e i primi
Fratelli? La maggior parte di noi non potrebbero farlo. Tuttavia, in alcune
parti dell’Istituto l’educazione della gioventù povera è realmente una
“priorità effettiva”. (Regola 40a) Inoltre, ovunque nell’Istituto abbiamo
accresciuto in modo significativo il numero delle scuole e delle istituzioni
ideate per l’educazione dei ragazzi e dei giovani poveri. Nel 1990
l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha
concesso all’Istituto il premio NOMA. Questa ricompensa riconosceva il notevole
contributo che l’Istituto ha dato nei suoi trecento anni di storia per
l’educazione di base dei ragazzi poveri e dei giovani ed adulti analfabeti. Il
Bulletin n. 234 fa un resoconto del premio NOMA e riporta molte iniziative dei
Fratelli e dei collaboratori lasalliani nel mondo.
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