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Fratel John Johnston, FSC
Superiore Generale
Su la difesa dell’infanzia il regno di Dio – la miss. Lasall.

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  • IV.  SECONDO LE NECESSITA’ DEL REGNO DI DIO
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IV.  SECONDO LE NECESSITA’ DEL REGNO DI DIO

 

Oggi l’Istituto è “attento in primo luogo alle necessità educative dei poveri, che aspirano a prendere coscienza della loro dignità di uomini e di figli di Dio; inoltre crea, rinnova e diversifica le sue opere secondo le necessità del Regno di Dio”. (Regola, 11) Fratelli, l’esperienza del nostro Fondatore ci illumina e ci ispira ad impegnarci per l’educazione dell’infanzia povera e per sostenerla nella giusta richiesta di vivere in dignità. Oggi cerchiamo di stabilire, rinnovare e diversificare i nostri sforzi apostolici secondo le necessità del Regno di Dio. L’ultimo capitolo di questa lettera pastorale ha come obiettivo il rinnovamento dei nostri attuali impegni e le nuove possibili iniziative apostoliche. Nel presente capitolo, intanto, intendo riflettere sul passo in corsivo: secondo le necessità del Regno di Dio. Penso che l’idea del Regno di Dio possa servire eccellentemente come quadro per approfondire la nostra comprensione della missione lasalliana. Più specificamente, può aiutarci a porre la difesa dei poveri e dei loro diritti umani all’interno di questo quadro teologico ed ecclesiale. Ma cosa significa con precisione Regno di Dio? Cosa richiede da noi? De la Salle dice che la nostra missione è onorevole agli occhi di Dio “poiché cerca di diffondere il suo Regno”. Allorché ci dedichiamo a questa missione con zelo, egli dice, “Dio ci ricompenserà anche nel tempo presente”. Altrove ci esorta a dedicarci per favorire il “Regno di Dio nel nostro cuore e in quello degli altri”. (Med. 143, 3; 27, 1; 67, 2) Il Fondatore, quindi, si riferisce al Regno di Dio. Tuttavia, non a questo concetto quell’attenzione di cui gode tra molti pensatori odierni. Lo stesso Giovanni Paolo II dedica un lungo capitolo a questo argomento nella sua importante enciclica, Redemptoris Missio. 20) L’articolo 11 della Regola, di cui ho già citato alcune parti, presuppone che l’ingiustizia e l’affronto all’umana dignità, che affliggono molti poveri ragazzi, siano incompatibili con "ciò che richiede il Regno di Dio". Di conseguenza, dobbiamo valutare e rivedere, nella necessaria misura, le nostre attività apostoliche per rispondere più efficacemente a questi ragazzi, ai quali viene impedito di vivere in conformità di ciò che “il Regno di Dio reclama”. La scuola lasalliana o altri tipi di istituzioni debbono essere un “segno del Regno”. I suoi orientamenti, l’atmosfera e la qualità delle relazioni debbonoesprimere” la comunione delle persone che il Regno di Dio richiede. La Chiesa è il “sacramento di salvezza per tutti” (RM, 20) Come una comunità internazionale all’interno della chiesa, la Famiglia Lasalliana deve mantenere e creare scuole e istituzioni che siano “mezzi di salvezza”. (Regola, 3) Nel primo capitolo della Regola, dedicato al fine e allo spirito dell’Istituto, noi leggiamo che “nella fede i Fratelli, cooperatori di Gesù Cristo, consacrano la loro esistenza all’edificazione del Regno di Dio con il servizio educativo”. (Regola, 5) Noi ci impegniamo alla “liberazione” della gioventù oppressa non perché siamo degli assistenti sociali, ma perché siamo Fratelli delle Scuole Cristiane. La nostra vocazione per sua vera natura richiede tale impegno. “Noi crediamo che la comunità esiste per il Regno, che  noi dovremmo rendere presente con i segni della fede, della fraternità, di uno stile semplice di vita, dell’apertura agli altri e della disponibilità”. (Circ. 435, p.53) Dio vuole, perciò, che noi consacriamo tutta la nostra esistenza all’edificazione del suo Regno. Il nostro impegno è ovviamente più comprensivo che non la sola promozione della dignità umana dei giovani. Nondimeno, resta incompleto se viene a mancare questa dimensione. L’articolo 69 unisce molto bene l’impegno a costruire il Regno di Dio con la preghiera mentale: “Ogni giorno i Fratelli «si elevano a Dio nell’orazione», come apostoli responsabili della salvezza di coloro che sono loro affidati. Sperano così di ricevere dal Signore la libertà di cuore e il discernimento degli spiriti che il loro ministero esige e le grazie di cui hanno bisogno per lavorare utilmente all’opera del Regno”. (Regola, 69)

 




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