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IV.
SECONDO LE NECESSITA’ DEL REGNO DI DIO
“Oggi l’Istituto è “attento in primo luogo alle necessità educative dei
poveri, che aspirano a prendere coscienza della loro dignità di uomini e di
figli di Dio; inoltre crea, rinnova e diversifica le sue opere secondo le necessità del Regno di Dio”.
(Regola, 11) Fratelli, l’esperienza del nostro Fondatore ci illumina e ci
ispira ad impegnarci per l’educazione dell’infanzia povera e per sostenerla
nella giusta richiesta di vivere in dignità. Oggi cerchiamo di stabilire,
rinnovare e diversificare i nostri sforzi apostolici secondo le necessità del
Regno di Dio. L’ultimo capitolo di questa lettera pastorale ha come obiettivo
il rinnovamento dei nostri attuali impegni e le nuove possibili iniziative
apostoliche. Nel presente capitolo, intanto, intendo riflettere sul passo in
corsivo: secondo le necessità del Regno di Dio. Penso che l’idea del Regno di
Dio possa servire eccellentemente come quadro per approfondire la nostra
comprensione della missione lasalliana. Più specificamente, può aiutarci a
porre la difesa dei poveri e dei loro diritti umani all’interno di questo
quadro teologico ed ecclesiale. Ma cosa significa con precisione Regno di Dio?
Cosa richiede da noi? De la Salle dice che la nostra missione è onorevole agli
occhi di Dio “poiché cerca di diffondere il suo Regno”. Allorché ci dedichiamo
a questa missione con zelo, egli dice, “Dio ci ricompenserà anche nel tempo
presente”. Altrove ci esorta a dedicarci per favorire il “Regno di Dio nel
nostro cuore e in quello degli altri”. (Med. 143, 3; 27, 1; 67, 2) Il
Fondatore, quindi, si riferisce al Regno di Dio. Tuttavia, non dà a questo concetto
quell’attenzione di cui gode tra molti pensatori odierni. Lo stesso Giovanni
Paolo II dedica un lungo capitolo a questo argomento nella sua importante
enciclica, Redemptoris Missio. 20) L’articolo 11 della Regola, di cui ho già
citato alcune parti, presuppone che l’ingiustizia e l’affronto all’umana
dignità, che affliggono molti poveri ragazzi, siano incompatibili con "ciò
che richiede il Regno di Dio". Di conseguenza, dobbiamo valutare e
rivedere, nella necessaria misura, le nostre attività apostoliche per
rispondere più efficacemente a questi ragazzi, ai quali viene impedito di
vivere in conformità di ciò che “il Regno di Dio reclama”. La scuola lasalliana
o altri tipi di istituzioni debbono essere un “segno del Regno”. I suoi
orientamenti, l’atmosfera e la qualità delle relazioni debbono “esprimere” la
comunione delle persone che il Regno di Dio richiede. La Chiesa è il
“sacramento di salvezza per tutti” (RM, 20) Come una comunità internazionale
all’interno della chiesa, la Famiglia Lasalliana deve mantenere e creare scuole
e istituzioni che siano “mezzi di salvezza”. (Regola, 3) Nel primo capitolo
della Regola, dedicato al fine e allo spirito dell’Istituto, noi leggiamo che
“nella fede i Fratelli, cooperatori di Gesù Cristo, consacrano la loro esistenza
all’edificazione del Regno di Dio con il servizio educativo”. (Regola, 5) Noi
ci impegniamo alla “liberazione” della gioventù oppressa non perché siamo degli
assistenti sociali, ma perché siamo Fratelli delle Scuole Cristiane. La nostra
vocazione per sua vera natura richiede tale impegno. “Noi crediamo che la
comunità esiste per il Regno, che noi
dovremmo rendere presente con i segni della fede, della fraternità, di uno
stile semplice di vita, dell’apertura agli altri e della disponibilità”. (Circ.
435, p.53) Dio vuole, perciò, che noi consacriamo tutta la nostra esistenza
all’edificazione del suo Regno. Il nostro impegno è ovviamente più comprensivo
che non la sola promozione della dignità umana dei giovani. Nondimeno, resta
incompleto se viene a mancare questa dimensione. L’articolo 69 unisce molto
bene l’impegno a costruire il Regno di Dio con la preghiera mentale: “Ogni
giorno i Fratelli «si elevano a Dio nell’orazione», come apostoli responsabili
della salvezza di coloro che sono loro affidati. Sperano così di ricevere dal
Signore la libertà di cuore e il discernimento degli spiriti che il loro
ministero esige e le grazie di cui hanno bisogno per lavorare utilmente
all’opera del Regno”. (Regola, 69)
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