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Il Regno di Dio e la Missione
Lasalliana
Fratelli, noi ci consacriamo totalmente alla costruzione del Regno di Dio
come cooperatori, ministri, collaboratori, ambasciatori di Gesù Cristo. De La
Salle dice che noi dobbiamo “rappresentare” Gesù. I nostri alunni dovrebbero
poter riconoscere Cristo in noi e ricevere il nostro insegnamento come se fosse
Gesù Cristo ad insegnare. Giovanni Paolo II usa un linguaggio simile quando
parla alle persone consacrate: “Le persone consacrate rendono visibile, nella
loro totale consacrazione e dedizione, l’amorevole e salvifica presenza di
Cristo”. (Vita Consecrata, 76) Dio vuole che noi “rappresentiamo”
(ri-presentiamo) Gesù, il quale “era così pieno della compassione e dell’amore
proprio di Dio, che ogni grido di dolore o di angoscia riceveva da lui una
immediata risposta di guarigione e di nuovo vigore”. (Donald Senior, Jesus, a
Gospel Portrait, p. 116) In risposta alla missione ricevuta dal Padre, Gesù si
è consacrato totalmente alla proclamazione e all’edificazione del Regno. Poiché
siamo “divenuti Cristo”, anche noi ci consacriamo alla proclamazione e
all’edificazione del Regno di Dio. Poiché la natura del Regno è “comunione tra
tutti gli esseri umani – tra di noi e
con Dio – “noi edifichiamo il Regno di Dio quando promoviamo la fraternità
universale. La teologia del Regno di Dio, perciò, offre a noi, ed anche ai
nostri collaboratori, un quadro assai utile per comprendere la nostra missione
lasalliana. 23) Noi contribuiamo alla costruzione del Regno mediante
l’educazione umana e cristiana di circa 800.000 giovani in più di ottanta
paesi. Questi appartengono ad una affascinante diversità di razze, di
nazionalità, di culture, di retaggi etnici, di lingue e di religioni. Alcuni
paesi sono ben sviluppati o anche moderatamente sviluppati dal punto di vista
economico, altri lo sono solo moderatamente o sono estremamente poveri. Alcuni
paesi godono di una relativa pace e stabilità, altri soffrono per la violenza e
perfino per la guerra. Noi cerchiamo di aiutare i giovani di tutte queste
nazioni a svilupparsi secondo i loro doni personali e i loro talenti, quali che
siano. Nello stesso tempo li aiutiamo a cercare di essere veri figli e figlie
di Dio, fratelli e sorelle tra di loro e fratelli e sorelle con gli altri. Come
ho già scritto qualche anno fa, nel nostro mondo lasalliano abbiamo giovani –
spesso nella stessa scuola o istituzione – che “vivono” la loro fede cattolica
ed altri che non sono cattolici; giovani che sono cristiani, ma non cattolici;
giovani che professano altre religioni sparse nel mondo o solo locali; giovani
che sono indifferenti o perfino ostili verso religioni “istituite”. In questa
varietà di “situazioni” la Chiesa riconosce il “dialogo” e la “proclamazione”
come espressioni distinte dell’evangelizzazione, ma intimamente unite tra di
loro. Le scuole lasalliane sono scuole cattoliche e proprio per questo motivo
sono luoghi nei quali gli insegnanti accettano tutti i loro alunni, qualunque
sia la loro razza, cultura, situazione economica, credenza religiosa o mancanza
di fede. Il rispetto, proveniente dall’affetto che essi mostrano per tutti i
loro alunni, è il primo gradino del dialogo. Come dice Giovanni Paolo II: “La
Chiesa, proprio perché è cattolica, è aperta al dialogo con tutti gli altri
cristiani, con i seguaci di religioni non cristiane, e quindi con tutti i
popoli di buona volontà (p. 141)… Cristo vuole suscitare la fede nei cuori
degli uomini… ma lo vuole nel pieno rispetto della dignità umana. In chi cerca
veramente la fede, è già presente una fede implicita, e quindi è soddisfatta
anche la condizione necessaria per la salvezza”. (Oltrepassare la soglia della
speranza, pp. 141, 193) Comprendere il Regno di Dio “come una comunione tra
tutti gli esseri umani, gli uni con gli altri e con Dio” ci aiuta a riconoscere
la difesa dei fanciulli e della loro umana dignità, come dimensioni integrali
della nostra totale consacrazione a Dio e come discepoli di Giovanni Battista
de La Salle. Il Papa dichiara che “Costruire il Regno significa lavorare per la
liberazione dal male in tutte le sue forme” e menziona esplicitamente la
necessità di “aiuto ai poveri e ai fanciulli… La Chiesa è chiamata ad essere
dalla parte di coloro che sono poveri ed oppressi in qualsiasi modo”. Egli
invita tutti i cattolici ad esaminare la loro vita “a proposito della loro
solidarietà verso i poveri”. Inoltre di fronte al potere politico o economico
che sfrutta e viola i diritti umani dei fanciulli, la Chiesa deve “prendere una
posizione coraggiosa e profetica”. (RM, 15, 20, 560, 43)
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