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Argomento di questa Lettera
La tesi di questa lettera pastorale è che la situazione dei fanciulli
poveri nel mondo odierno è di uno scandalo indescrivibile, e che il nostro
carisma lasalliano ci invita a fare della solidarietà con i fanciulli
trascurati, abbandonati, emarginati e sfruttati un obiettivo su cui centrare
particolarmente l’interesse nella nostra missione.
Questa posizione è conforme a quella del Papa quando sprona gli uomini e le
donne consacrate ad “occuparsi di ciò che il mondo trascura, rispondendo
generosamente e con audacia, anche se con interventi necessariamente su piccola
scala, alle nuove povertà, soprattutto nei luoghi più abbandonati”.(VC,
63) Giovanni Paolo II ha scritto queste
parole nel bel mezzo di una riflessione sull'incidenza che il diminuito numero
delle vocazioni sta avendo sulle attuali attività apostoliche ed anche sul
futuro di alcuni Istituti. In questo contesto si spiega l’espressione del
Pontefice “anche se necessariamente su piccola scala”. Però, considerata nel
contesto della “missione condivisa” – e della nostra forza di 67.000 docenti
lasalliani e di molte migliaia di altri collaboratori – la nostra risposta ai
bisogni dei fanciulli poveri può essere “su vasta scala”. 26) La Dichiarazione
dice che l’Istituto troverà in una maggiore sensibilità di fronte ai bisogni
dei giovani, oggi, una “indispensabile
fonte di rinnovamento”. (Dich. 23, 1) Noi, Fratelli delle Scuole Cristiane – e
tutti gli altri membri della Famiglia Lasalliana – dobbiamo essere solidali con
i ragazzi svantaggiati a livello locale, nazionale e internazionale; dobbiamo
immedesimarci apertamente delle loro lotte, ed essere creativamente ed
efficacemente attivi verso di loro, mediante la nostra missione di educazione
umana e cristiana. Questa particolare attenzione può permetterci di dare un
contributo maggiore alla richiesta di giustizia a favore dei minori. Nello
stesso tempo può essere una fonte efficace di rinnovamento per l’Istituto e per
la missione lasalliana. La sociologa Suor Patricia Wittberg dice che “se ha
motivo di essere la vita religiosa nella Chiesa cattolica durante il ventesimo
secolo, allora il suo carisma di base – ossia il significato fondamentale di
ciò che essa è, e del perché esiste – deve rispecchiare la più profonda
angoscia, l’assenza di sicurezza o l’ansia” uno degli aspetti, perlomeno, della
cultura contemporanea. (Pathways to Re-Creating Religious Communities, p.77)
Sono del parere che uno degli aspetti della cultura contemporanea che provoca
angoscia, frustrazione e collera sia quello dei ragazzi sfruttati e
abbandonati. La recente esperienza di questi ultimi giorni conferma la mia
posizione. La polizia italiana ha scoperto l’esistenza di bambini schiavi.
Ragazzi privi di documenti, entrati clandestinamente nel paese insieme agli
adulti, che sono diventati i loro “padroni”. Alcune sere fa la televisione
italiana ha trasmesso un film straordinario sulla vita di Iqbal Masih, il
giovane pachistano che, a quattro anni di età, è stato venduto dai suoi genitori,
assai poveri, a sfruttatori del lavoro di bambini schiavi. Riuscito a fuggire
all’età di dieci anni, ha cominciato a parlare contro la schiavitù dei minori e
per la libertà di tutti i bambini pachistani. Nel 1995, individui che traevano
guadagno da questa aberrazione, lo hanno ucciso brutalmente: aveva dodici anni.
Tali situazioni – e tante altre simili – sono fonte di angoscia, di
frustrazione e di collera. Noi, Fratelli delle Scuole Cristiane, dovremmo
essere all’avanguardia nella lotta per la giustizia a favore di questi ragazzi.
La messa a fuoco del problema può darci una nuova vita. Credo che possa
attirare al nostro Istituto dei giovani coraggiosi, generosi e aperti ai valori
ideali, i quali credono in Gesù Cristo e sono pronti a seguirlo come religiosi
consacrati.
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