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Solidarietà con i fanciulli poveri
27) La solidarietà con i fanciulli poveri è un modo concreto di rispondere
al nostro voto di associazione per l’educazione dei fanciulli poveri. Essa può
dare a tutti noi il modo di vivere il nostro quarto voto, anche se non siamo a
diretto contatto con la gioventù povera. Non è sufficiente che alcuni Fratelli
e collaboratori Lasalliani educhino i poveri. Tutti i Fratelli e tutti i
collaboratori lasalliani, quali che siano le loro particolari attività
apostoliche, debbono essere solidali con i poveri. “E’ necessario che ogni
Fratello faccia proprio il modo di procedere di San Giovanni Battista de La
Salle per arrivare ai poveri con cuore di povero”. “Qualunque sia il tipo
dell’impegno, i Fratelli si dimostreranno sempre solidali sia verso i poveri
sia relativamente alle provvidenze del loro Istituto a loro favore” (Dich. 34,
2; 32, 1)
Giovanni Paolo II, parlando della solidarietà come di una virtù cristiana,
la definisce come “una ferma e perseverante determinazione ad impegnarsi per il
bene comune; ossia, per il bene di tutti e di ciascun individuo, poiché noi
siamo tutti realmente responsabili di tutti”. (Sollicitudo rei socialis, 38,
40) Questa lettera è un invito a tutti noi – Fratelli e collaboratori – ad
impegnarci con ferma e perseverante determinazione per il bene dei ragazzi che
sono vittime della cattiveria umana.
Noi esprimiamo solidarietà ai fanciulli poveri quando, mediante le parole,
gli atti e la qualità della nostra presenza, manifestiamo loro profondo amore e
rispetto. Essendo solidali, ci sforziamo di aiutarli a crescere nella loro
“capacità di ripresa”. Gli esperti che curano i ragazzi svantaggiati descrivono
questa capacità di ripresa come la capacità di operare bene malgrado lo stress
o l’avversità. La capacità di ripresa resiste alla distruzione dello spirito
dell’uomo. Rafforza la capacità di costruire positivamente la vita nonostante
le circostanze difficili.
Tuttavia, la sollecitudine per i bisogni delle singole persone e le
attività apostoliche in favore dei poveri “non dispensano dallo sforzo
d’instaurare un ordine sociale più giusto mirante all’eliminazione della
povertà” (Dich. 30, 3) Conseguentemente dobbiamo coltivare la consapevolezza
dei nostri studenti, insegnando loro la dottrina sociale della Chiesa e
incoraggiandoli a “partecipare effettivamente alla lotta cui la Chiesa invita
gli uomini per il trionfo della giustizia e della pace”. Siamo obbligati ad
aiutarli a “prendere coscienza concreta delle umane sofferenze” e a destare in
essi “il senso di fraternità universale”. (Dich. 32, 1, 2)
28) La solidarietà con i poveri – con i fanciulli poveri particolarmente –
dovrebbe essere evidente nelle impostazioni riguardanti la missione di ogni
Provincia, di ogni scuola e istituzione apostolica e nei relativi programmi
annuali. Deve essere evidente anche nel programma annuale della comunità e dei
nostri programmi personali. Inoltre, la solidarietà con i poveri e con i
ragazzi trascurati dovrebbe diventare un fattore dominante e determinante nelle
decisioni che i Visitatori, i Capitoli di Provincia, i Consigli di Istituto e
gli Amministratori, i Religiosi e le Comunità educative prendono sulla missione
presente e futura della Provincia. (Dich. 34, 2, 4)
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