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| Fratel John Johnston, FSC Superiore Generale Su la difesa dell’infanzia il regno di Dio – la miss. Lasall. IntraText CT - Lettura del testo |
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Fatevi Araldi della Dignità dell’Uomo (Giornata Mondiale della Pace, 3)
“Ora alcuni gli conducevano dei bambini… I discepoli li sgridavano, ma Gesù disse: Lasciate che i bambini vengano a me; non li ostacolate; poiché a quelli come loro appartiene il regno di Dio…Quindi, prendendoli tra le braccia, li benediceva e imponeva loro le mani” (Mc, 10, 13) L’esegeta Daniel Harrington, SJ, dice che al tempo di Gesù gli scrittori presentavano i fanciulli “come esempi di condotta stravagante o come soggetti da educare. In questo passo, però, sono presi seriamente come persone e godono del rapporto con Gesù e il Regno”. (Jerome Biblical Commentary, p. 618). In un precedente passo del Vangelo di Marco, Gesù dice: “Chiunque accoglie un bambino come questo nel mio nome, accoglie me; e chiunque accoglie me, non accoglie me, ma accoglie colui che mi ha mandato” (Mc 9, 37) Harrington afferma che la chiave della frase è posta nell’espressione “nel mio nome”. Colui il quale accoglie l’emissario di qualcuno, accoglie la persona stessa. “Così chiunque accoglie un bambino, accoglie Gesù, e chiunque accoglie Gesù accoglie Dio che ha mandato Gesù”. (JBC, p. 616) Nella commovente meditazione per la vigilia di Natale, il Fondatore associa questo pensiero al passo dell’Apocalisse 3, 20: “Da quanto tempo Gesù viene a voi, bussa alla porta del vostro cuore per alloggiarvi e voi non lo ricevete? Perché? perché egli si presenta sotto l’aspetto di un povero, di uno schiavo, di un uomo sofferente”. 35) Gesù viene a noi come un povero perché viene a noi come i bambini negletti, poveri e abbandonati. I testi liturgici della Messa del giorno di Natale ci ricordano che Gesù è il Verbo, il Verbo che si è fatto carne e ha abitato tra di noi. (Gv 1: 1,4) “In passato Dio ci ha parlato per mezzo dei profeti, ma nel nostro tempo ci ha parlato nella persona del suo Figlio” (Eb 1:1-2) Gesù oggi ci parla nei fanciulli i quali vengono a noi “nel suo nome”. Noi incontriamo Gesù Cristo nei fanciulli quando li accogliamo come fanciulli, quando li amiamo e li rispettiamo così come sono. Come ha precisato Gesù senza ambiguità nella descrizione del Giudizio finale, noi facciamo a Cristo quello che facciamo alle persone, trattandole amorevolmente, così come sono. In risposta alla domanda, “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo nutrito”? Gesù spiega che essi hanno fatto a lui quello che hanno fatto verso chi aveva fame. “Avevo fame e voi mi avete nutrito” (Mt 25: 35-40) Qui non si tratta affatto di dover penetrare come in una specie di “involucro” nei fanciulli, per trovare ed amare Cristo, in qualche modo ben nascosto al centro. No. Al contrario. Gesù si identifica con i fanciulli così come sono. Solo quando li accettiamo così come sono, noi incontriamo Cristo. Nel Vangelo della Messa per il giorno di Natale Giovanni dice che coloro i quali accolgono Cristo, ricevono il “potere di diventare figli di Dio” (Gv. 1, 12) Il Signore non invita soltanto i giovani, ma tutti noi ad entrare nella famiglia di Dio come fanciulli. Nella meditazione per la vigilia di Natale il Santo De La Salle ci esorta a preparare il nostro cuore a ricevere Gesù, cosicché “possa essere contento di esservi venuto…il Figlio di Dio è venuto sulla terra; e, se vuole entrare nel nostro cuore, è per renderci partecipi della natura divina”. (Med. 85, 3) Nella preghiera iniziale della stessa celebrazione eucaristica, noi chiediamo a Dio di farci partecipi della divinità del suo Figlio. 36) E’ nostra vocazione quella di partecipare alla divinità del Figlio, di “rendere visibile l’amorevole e salvifica presenza di Cristo”. Noi “possiamo e dobbiamo dire” che “non solo apparteniamo a Cristo” ma che “siamo divenuti Cristo”. (VC, 76, 109) Come Cristo noi proclamiamo ai fanciulli e ai giovani che sono nella sofferenza la verità che li rende liberi. Noi cerchiamo di stabilire il Regno di Dio. Con ciò che diciamo, con ciò che facciamo e soprattutto con ciò che siamo, noi proclamiamo “la fraternità universale poiché tutti gli uomini e tutte le donne sono figli e figlie dello stesso padre e fratelli e sorelle in Cristo”. Noi chiamiamo alla fede e alla conversione coloro che Dio “affida alle nostre cure”. Noi promuoviamo “la comunione tra tutti gli esseri umani, gli uni con gli altri e con Dio”. Noi lavoriamo per “la liberazione” dei fanciulli e dei giovani “da ogni male in tutte le sue forme”. (RM, 43, 15, 43) De La Salle dice che troppo spesso rifiutiamo di ricevere Gesù, poiché egli viene a noi come i ragazzi abbandonati, ignorati, dimenticati.(Med. 85, 1) Jonathan Kozol riferisce la storia di una ricca signora la quale disse a San Vincenzo de’ Paoli: “I poveri mi fanno paura”. Vincenzo rispose: “I poveri fanno paura come fa paura la giustizia di Dio”. Poi Kozol si chiede, “Cosa facciamo a quelli che ci fanno paura? Li allontaniamo, il più lontano possibile, nella speranza – come mi disse uno studente durante la scorsa estate – che vadano a morire o a sparire”? (Jonathan Kozol, Amazing Grace, p. 186) Come uomini consacrati totalmente a Dio nel ministero dell’educazione della gioventù, specialmente povera, e come animatori della Famiglia lasalliana, non dobbiamo permettere che la tragica situazione dei ragazzi sfruttati “ci faccia paura” o “ci faccia recedere”. Noi dobbiamo essere, invece, ATTENTI e SENSIBILI alle loro attese. “Attento in primo luogo alle necessità educative dei poveri, che aspirano a prendere coscienza della loro dignità di uomini e di figli di Dio e cercano di farla riconoscere, l’Istituto crea, rinnova e diversifica le sue opere secondo le necessità del Regno di Dio” (Regola, 11) Giovanni Paolo II dice che la parabola dell’uomo ricco mostra chiaramente che “nel forte contrasto tra il ricco insensibile e il povero, bisognoso di ogni cosa, Dio è a fianco di quest’ultimo. Anche noi dobbiamo essere nella stessa parte”. Poi il Papa rivolge l’esortazione a tutti i cristiani, “Fatevi araldi della dignità dell’uomo” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 13) Fratelli, in unione con tutti gli altri Lasalliani, come araldi della dignità dell’uomo rinnoviamo, dandogli una nuova vitalità, il nostro impegno a promuovere il Regno di Dio, a costruire una comunione internazionale di persone, in cui tutti i fanciulli possano vivere “da fanciulli” come hanno il diritto di essere. Dio di compassione e di misericordia, venga il tuo Regno! Fraternamente nel Santo De La Salle, |
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