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Oggi pesa un dubbio enorme sopra la formazione alla vita
religiosa in generale ma anche sulla nostra formazione Cavanis: non é una vera
educazione, una scuola, un cammino di fede. Non forma l’“uomo interiore”. Credere é sempre un processo articolato e complesso,
non é frutto di improvvisazione ma di un dinamismo che coinvolge l’uomo in
tutte le sue dimensioni. La fede sarà sempre povera e piccola come un granello
di senape. É necessario coltivarla e farla crescere. Questo é il compito della
formazione alla vita religiosa che é una scelta di fede nella bontà del
Padre .
I giovani che entrano nella vita religiosa Cavanis rischiano
di essere “addomesticati” per vivere certe abitudini o per essere (o meglio...
sembrare) poveri, casti e obbedienti, senza sapere perché e peggio, senza sapere per chi! Con
difficoltà assimilano i valori, la conoscenza dei valori può ridursi al
“sentito dire”, non si arriva al “far propri” i valori, a un’integrazione
personale. Il cammino dell’appropriazione é lungo e faticoso. Per cui una
persona può parlare anche bene delle “verità/valori” ma ad un certo punto, da
solo, può accorgersi che sta recitando, che non ha interiorizzato queste
verità/valori.
La fede é un dono del
Signore ma non nasce dal “niente”. La fede nasce da una lettura in
profondità della propria vita e del senso di questa vita. Un religioso deve
arrivare a capire e sentire che Dio é presenza costante, amorosa e misteriosa
nella sua vita, deve arrivare a leggere ogni avvenimento nell’ottica della
presenza del Signore, deve vedere in ogni giovane o bambino, quello e chi i Fondatori
vedevano e dire: “L’ Onnipotente ha fatto in me meraviglie” eccomi Signore. La fede nasce e si alimenta della Parola
del Signore. Chi si alimenta con “avidità spirituale” e la divora sperimentando
“il dolce e l’amaro”, chi la desidera “come la sentinella aspetta l’aurora”,
chi la frequenta assiduamente impara a “custodirla e meditarla in cuor suo” e a
costruire il quotidiano intorno a questa Parola. Che ce lo ripetano i nostri
Fondatori che vissero non di solo pane ma di ogni parola del Signore!
“Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge
indietro, é adatto al Regno di Dio”. Ci si volge indietro quando la fede
comincia spegnersi, quando si perde il gusto per la radicalità delle proposte
che il Signore ci fa nella fede. Scrive il Card. Martini: “Tu non ti accorgi di essere ancora schiavo del tuo passato, della tua
storia, dei tuoi amici, delle tue conoscenze, di tutto quanto costituisce il
tuo mondo culturale e affettivo; nemmeno tu hai compreso la radicalità del
Regno e sarai di quelli che andranno avanti sempre guardando indietro,
guardando a ciò che hanno rinunciato, pensando a ciò che rimane o non rimane
della loro storia”. Chi guarda indietro cercherà colpevoli della sua
“infelicità” e questa é una maniera di esprimere l’incapacità di affrontare
l’aggressività delle situazioni e le sfide; o si autocolpevolizza con forme
masochistiche, tutti pretesti per non lasciarsi stanare e affrontare la realtà.
Continua il Card. Martini “Se ti volti
indietro dopo aver messo mano all’aratro, se guidando la macchina continui a
voltarti per vedere la casa che hai lasciato, vuol dire che il tuo cuore non é
stato conquistato dal Signore Gesú, non é mosso unicamente dal desiderio di
seguirlo”.
Ma non basta la Parola di Dio. A lato del giovane religioso,
in particolare, é necessario un educatore, che come Filippo con l’eunuco o come
Anania per Paolo proponga questa
lettura come strumento di formazione nella fede! Le categorie bibliche,
come per esempio, la creazione, la tentazione, l’immagine o somiglianza con
Dio, la caduta, la schiavitù, il deserto, la vocazione di Israele, il Getsemani,
il Calvario, la Croce, la morte...sono presenti in ogni essere umano. Crede chi
sa riconoscere un disegno del Signore nella sua vita, dentro queste categorie. La fede é forte ed é bello credere, se
l’uomo tutto intero crede: cuore, piedi, mani, fantasia, giorno e notte, nella
abbondanza e nell’indigenza, nella croce e nel Tabor.
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