| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| P. Diego Spadotto Appr. stregone? Appr. factotum o “Uomo di Dio” IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
Comunità e missione.Quando si parla di vita fraterna di comunità nella vita religiosa si toccano facilmente, nel discorso, gli estremi. Da un lato il “romanticismo comunitario”: guardate come é bello vivere insieme come fratelli; e l’altro estremo: comunità, mia massima penitenza. La vita di comunità non é un idillio, né un sogno, la vita fraterna di comunità é l’inizio della missione! É il luogo teologico per sperimentare il Padre e per crescere nel Cristo, secondo lo Spirito. La vita fraterna di comunità é come una “officina” dove si é “lavorati per trent’anni”, come Gesú a Nazaret, per essere pronti a partire continuamente, senza rimpianti, senza rigurgiti o onde di ritorno! In fin dei conti Gesú ritorna a Nazaret solo di passaggio! Lui aveva imparato tutto: come morire a se stesso, come lavorare con gli altri e per gli altri...magari ”lavando i piedi” gli uni degli altri, a servire e non a essere servito, a essere ultimo e servo di tutti. Gli esseri umani non sono fatti per vivere solitari o individualisti ma sono esseri di relazione e che vivono secondo le relazioni e i vincoli che stabiliscono, che soffrono o sono felici dipendendo dal tipo di relazioni che stabiliscono. Non sono fatti per essere “onnipotenti” e per dominare, sono fatti per essere simili al “pezzetto di terra” che sta davanti ai loro occhi. Se un religioso non accetta questo e si chiude nel suo individualismo, significa che vuol mangiare più di quanto riesce a masticare. Vuol porre dentro se stesso tutta la realtà perdendo la dimensione della spiritualità comunitaria e facendo il gesto eroico di collocarsi dentro l’immortalità del suo ego. Si alterna tra gli estremi di cui sopra, trasformati a volte in sentimenti di chi basta a se stesso o di chi si considera un niente. Il sentimento di finitudine, necessario per fare comunità, gli é intollerabile. Per far comunità bisogna educarsi a non essere né Prometeo, né Narciso. Il tentativo di negare la finitudine é fondamentalmente disumano. Senza dubbio la migliore preparazione alla vita fraterna di comunità religiosa e pertanto alla missione comunitaria, é la povertà, la castità e l’obbedienza come vissuto cosciente che “Dio basta” e che l’essere umano non é “causa sui” ma é frutto di due esseri differenti, di una cultura, di una storia particolare. Riconoscersi semplicemente uomini significa riconoscere che non siamo “tutto” ma solo parte. La sessualità é il luogo teologico del “parziale”. Solo Dio é Tutto. La comunità religiosa e pertanto ciascun religioso Cavanis sarà più responsabile della formazione e della sua autoformazione, sarà più libero e sano se apre le porte e le finestre all’Unico necessario, ai fratelli che sono in cordata con lui sulla montagna della radicalità evangelica e per conseguenza alla missione, ai laici, ai giovani e adolescenti più bisognosi.
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |