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| Unione dei Superiori Generali (U. S. G.) Messaggio finale - 55a Assemblea USG IntraText CT - Lettura del testo |
IV. Proposte pratiche
La varietà delle situazioni culturali e delle ispirazioni carismatiche, come anche delle tradizioni storiche antiche o recenti, si è manifestata nell’Assemblea come una ricchezza preziosa e da riconoscere. Da qui è derivata anche una certa diversità nelle proposte pratiche, che abbiamo cercato di armonizzare e rispettare. Non si può dimenticare che esistono già molteplici documenti della Santa Sede e della Chiese locali con indicazioni per la pastorale: sarebbe buona cosa conoscerli e metterli in pratica. Qui segnaliamo solo alcune proposte presentate attraverso i gruppi:
a) Elementi comuni:
Per tutti centrale e primario è l’impegno per una vita di santità e una profonda e personale esperienza di Dio: una totale adesione spirituale al Signore nella sequela, nella conformazione interiore, nel dialogo orante e nella diaconia della carità.
Egualmente tutti considerano l’impegno della preghiera per le vocazioni un elemento fondamentale e indispensabile, sostenuto dalla fiducia che il Signore non mancherà di "donare" alla sua Chiesa le necessarie "vocazioni" per la sua fedeltà di testimonianza e di evangelizzazione in questo momento storico. La preghiera deve diventare anche una forma di "mentalizzazione" di tutto il popolo cristiano circa l’importanza di questo tema e della responsabilità di tutti per il discernimento e l’accompagnamento dei "chiamati". Tutta la Chiesa deve essere per sua natura in stato di "vocazione", e di "con-vocazione".
La scelta di "animatori vocazionali" qualificati e attivi è molto importante e deve essere fatta scegliendo fra le persone migliori. Ma anche tutta la comunità e l’intera famiglia dell’Istituto deve sentirsi direttamente coinvolta in questa attività e nel creare le condizioni di testimonianza e di "con-vocazione". Una convinzione sincera e profonda della validità della propria vocazione e del proprio carisma è condizione privilegiata per attirare l’attenzione, superare le incertezze, "contagiare" altri giovani. "Le vocazioni non maturano a bassa temperatura".
Per alcuni la priorità deve essere data alla "fraternità": dando vita a "comunità fraterne" veramente significative, dove si possa "vedere" il carisma vissuto con lealtà, realismo ed entusiasmo. In tali comunità si dovrebbe offrire la possibilità anche ai laici e alle donne di condividere la vita, la missione, la spiritualità, l’accoglienza dei giovani in ricerca della propria identità.
Altri hanno insistito nell’affermare che una sana ed efficace comunicazione pastorale con il mondo giovanile, deve fare attenzione ad alcune esigenze, fra cui: un nuovo linguaggio carico di entusiasmo e pro-vocatorio; esperienze di convivenza e di discernimento in luoghi significativi e ben scelti; periodi di volontariato e di solidarietà adatti alla capacità di chi vi si impegna; accompagnamento con la direzione spirituale, il dialogo e l’orientamento, la proposta diretta e coraggiosa. In questo contesto conviene far ricorso ad una sana pedagogia che permetta loro di affrontare positivamente le resistenze causate dalla paura di fronte all’impegno definitivo, alla esigenze di tipo psico-affettivo, e al disagio di fronte all’invecchiamento delle comunità religiose.
b) Questioni particolari:
È stato chiesto di studiare con una attenzione positiva l’ esperienza di nuove forme di "aggregazione" attorno al carisma e alla spiritualità di un istituto (cfr. il linguaggio della "famiglia") e il tema già apparso nel Sinodo (propositio 33c) e ripreso in Vita consecrata (n. 56a) di modi di partecipazione "ad tempus" alla vita consacrata: sarebbe opportuno intrattenere su questo un dialogo con i dicasteri romani interessati.
Si è ribadito che è importante analizzare l’influsso che alcuni "movimenti ecclesiali" hanno sulla promozione vocazionale: sia offrendo "modelli" di promozione di "vocazioni" per il loro apostolato, sia presentandosi come scuola di maturità cristiana e di spiritualità che arriva a "influire" dentro gli istituti con l’ingresso di giovani nei nostri noviziati. Una buona parte dei giovani candidati che entrano nei nostri istituti, hanno partecipato a queste esperienze.
È stato chiesto che si inizi un nuovo dialogo tra Istituti e Vescovi, specialmente in alcuni paesi orientali, allo scopo di salvaguardare l’identità della vita consacrata di fronte alle esigenze pastorali e organizzative delle diocesi locali.