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Elías Royón, SJ
Animazione vocazionale “per contagio”…

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Quale visibilità?

Ma di quale visibilità si tratta, poiché oggi sembra che la "visibilità" sia determinata dai mezzi di comunicazione sociale ? Per la gente è visibile ciò che arriva dalla televisione, dalla radio o dalla stampa, in definitiva ciò che i mezzi considerano importante o considerano "notizia", questo è ciò che è "visibile". E, comunque, anche se dovremmo saperli usare e non esserne assenti, non è questa la visibilità che desideriamo per la vita consacrata. Non si tratta nemmeno di quella visibilità che confonde o identifica il potere, l’influsso, l’efficacia più in coerenza con i criteri della visibilità mondana che con i criteri dei frutti di cui parla Gesù.

Perché Gesù parla anche di frutti, di efficacia apostolica; e maledice anche il fico che non può saziare la sua fame con fichi (Mc 11,12-14)e condiziona la conoscenza del cuore dell’uomo alla visibilità dei frutti: "dai loro frutti li conoscerete; qualsiasi albero buono dà frutti buoni..." (Mt 7,16-20).Afferma che non si può nascondere una città posta sulla cima di un monte (Mt 5,14) e si compiace per il fatto che le buone opere dei suoi discepoli siano contemplate dagli uomini e diano gloria al Padre del Cielo (Mt 5,16). Ma Gesù parla anche di alcuni frutti, di una visibilità che non conduce al protagonismo, né a brillare di una luce propria, bensì ad essere luce che rende presente il Vangelo nel mondo.

In una cultura che elogia e premia l’efficacia ed il successo, che fomenta la competitività e la lotta individualistica per i primi posti, la visibilità che la vita consacrata deve cercare è la trasparenza del vangelo; una trasparenza nel modo di vivere e di agire che renda visibile ai nostri contemporanei gli atteggiamenti di Gesù ed i valori delle Beatitudini, che non possono assolutamente confondersi con le campagne di immagine, molto attuali, delle imprese e dei politici.

Si tratta anche di una visibilità che sia espressione di ciò che è ogni famiglia religiosa, segno di ciò che la distingue e le è particolare nella Chiesa nella sua sequela di Gesù, e che le è stato concesso come dono carismatico dallo Spirito e che lungo la storia si è plasmato in forme concrete. Una visibilità che indica, in definitiva, la coerenza di vita e di missione di ogni Istituto, cioè la coerenza tra ciò che si afferma nei principi costituzionali, nei programmi dei Capitoli generali, e ciò che si vive, giorno dopo giorno, nella realtà concreta delle nostre comunità ed opere apostoliche.

Dobbiamo dire, infine, che a volte per comprendere nella sua totalità questa visibilità della vita consacrata, sarà necessario tenere conto dell’ambiente culturale in cui si manifesta.

Con quali tratti della vita consacrata, quindi, è presente o dovrebbe essere presente oggi questa visibilità evangelica capace indubbiamente di suscitare vocazioni per contagio ed aiutare al "rinnovamento" desiderato? Esporrò qui di seguito solo alcune delle componenti della vita consacrata che sono solite considerarsi come più significative.




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