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| Elías Royón, SJ Animazione vocazionale “per contagio”… IntraText CT - Lettura del testo |
2. ...avevano un
cuore solo e un’anima sola (At 4,32)
Un secondo elemento di visibilità della vita consacrata è la vita
comunitaria; forse, oggi, è uno degli aspetti più attraenti per i giovani.
A volte quasi il più significativo per coloro che desiderano discernere o sono
in via di ricerca, tanto che si rende necessario presentare nella sua giusta
misura ciò che è e vuole essere la vita comunitaria nella vita consacrata,
specialmente se è apostolica. La forma di religiosità più frequente nei gruppi
giovanili urbani consiste nell’appartenenza ad un gruppo. Essere cristiano è
quasi appartenere al gruppo; in esso si trova tutto il necessario per la vita
di fede ed il processo vocazionale dovrà porre in evidenza che la vocazione
comporta, quale elemento fondamentale, l’opzione personale e l’uscire dalla
propria terra, dalla propria casa, per andare in quella che il Signore indica.
E continua ad essere valido il significato dell’aspetto comunitario nell’animazione vocazionale e nella dimensione di trasparenza della vita consacrata. Malgrado l’individualismo così radicato nella nostra società, il desiderio di una vita fraterna è uno degli elementi più richiesti dai giovani che si interessano alla vita consacrata e sono proprio gli atteggiamenti comunitari di accoglienza, di fraternità, di semplicità, di ospitalità, di perdono, di misericordia... che attraggono e contagiano, e che quando esistono veramente suscitano il desiderio di condividerli.
Prima ho avuto modo di ricordare l’impegno così urgente che il Papa affida alla vita consacrata nel documento post-sinodale di coltivare con tenacia la via fraterna secondo l’esempio dei primi cristiani di Gerusalemme. Egli desidera porre dinanzi al mondo la visibilità di comunità "nelle quali l’attenzione reciproca aiuta a superare la solitudine, la comunicazione spinge tutti a sentirsi corresponsabili, il perdono rimargina le ferite, rafforzando in ciascuno il proposito della comunione" (VC 45). Solitudine, comunicazione, perdono... atteggiamenti che indicano in modo concreto e trasparente i frutti del "comandamento nuovo".
In un altro momento dell’Esortazione, il Papa osserva: "Collocate nelle diverse società del nostro pianeta, le comunità di vita consacrata, nelle quali si incontrano come fratelli e sorelle persone di differenti età, lingue e culture, si pongono come segno di un dialogo sempre possibile e di una comunione capace di armonizzare le diversità" (VC 51).
Queste sono le comunità che rendono visibile la gioia e il gaudio del vivere in fraternità, esprimono l’amore e la tensione apostolica. Non si tratta di nascondere le difficoltà che esistono in qualsiasi convivenza prolungata, e i giovani possono capirle senza scandalizzarsi, ma di poter dire loro: "venite e vedrete" come ci sforziamo nel rendere possibile "l’amore gli uni per gli altri", la condivisione della fede e della preghiera, il superare con la bontà e l’accoglienza le ferite non cicatrizzate, il dialogo nella diversità..., "venite e vedrete" come cerchiamo, a volte con fatica, di costruire comunità di solidarietà e di riconciliazione...
In un contesto culturale assai penetrato dall’individualismo, queste comunità di preghiera e di apostolato sono segni intelligibili dei valori evangelici della vita consacrata, che certamente possono suscitare l’attenzione ed il desiderio di farne parte; non solo sarebbero valide queste comunità per suscitare vocazioni, ma la loro esistenza supporrebbe certamente una rivitalizzazione della vita consacrata. Lo sforzo per generare vita rivitalizza tutto il corpo congregazionale; l’animazione vocazionale è diventata certamente in alcuni luoghi un fattore di rinnovamento comunitario, ma a sua volta un’animazione vocazionale per poter essere efficace deve appoggiarsi alla visibilità di una vita comunitaria rinnovata. Una vita comunitaria così non lascerà impassibili, porrà certamente degli interrogativi a coloro che, in qualunque modo, entrano in contatto con essa.