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Impegno a favore della giustizia e della pace
Il tema dei diritti umani è ai nostri giorni una piattaforma eccezionale
d'incontro tra la nostra fede e la cultura secolare. Nonostante le diverse
interpretazioni esistono un linguaggio e un compito comuni, nei quali è
possibile far coincidere l'illuminazione della fede con la cultura
contemporanea. La Chiesa ha bisogno, oggigiorno, di luoghi d'incontro in cui
possa intavolarsi il dialogo tra fede e cultura, una delle grandi urgenze
pastorali attuali, riconosciuta e proclamata dall'autorità degli ultimi
pontefici: "Se noi agostiniani vogliamo portare avanti la nostra
missione di servitori dell'umanità, dobbiamo essere particolarmente vicini a
questa, per poter ascoltare attentamente la voce di un mondo in trasformazione.
Se le nostre proposte non riguardano le problematiche attuali, il dialogo
risulterà impossibile e la nostra presenza irrilevante" (Capitolo
Generale Intermedio 1998: Agostiniani nella Chiesa per il mondo di oggi,
n. 24).
Oltre possibili contraddizioni congiunturali, è innegabile il contributo
decisivo della Chiesa a questo processo di affermazione dei diritti umani. Non
invano l'occidente cristiano è stato la culla del pensiero filosofico che portò
all'affermazione dell'individuo e dei suoi diritti. Alla sua radice c'è il
Vangelo, qualcosa che è stata posta in evidenza con chiaroveggenza e in modo
illuminante dal Concilio Vaticano II.
Ma l'affermazione dei principi non basta. La nostra missione nella Chiesa
comporta una qualche dimensione di guida anche nell'area sociale, in nome della
fede. La nostra parola e la nostra azione devono accompagnare il processo di
umanizzazione cui aspira la Chiesa, attraverso il suo magistero, per aiutare
l'essere umano a scoprire la sua autentica dimensione, che è trascendente,
perché si rivolge a Dio. "La visione globale della fede cristiana può
contribuire, in modo convincente, a stabilire un'etica universale che permetta
a tutti gli uomini e alle donne, senza alcuna eccezione, di avere uguali
diritti e un nuovo ordine mondiale" (Capitolo Generale Intermedio
1998: Agostiniani nella Chiesa per il mondo di oggi, n. 29).
Nel corso di quest'anno, che segna l'anniversario della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani, molte delle comunità dell'Ordine hanno
riflettuto sul suo significato e sul modo più pratico di applicarla nel proprio
ambiente. Questa riflessione, coerentemente con la testimonianza della nostra
storia in quanto Ordine, deve condurci a un maggiore impegno nella difesa e per
la promozione dei diritti e delle libertà umane.
Come religiosi dobbiamo impegnarci a costruire la pace e la giustizia. I
diritti umani sono la base dell'esistenza e della convivenza umane, hanno
pertanto un altissimo valore etico e civico. La loro difesa costituisce un
compito estremamente concreto, che deve essere assunto da tutta l'umanità. Lo
affermava il Papa nel suo messaggio per l'ultima Giornata della Pace: "Giustizia
e pace non sono concetti astratti o ideali lontani; sono valori insiti, come
patrimonio comune, nel cuore di ogni persona. Individui, famiglie, comunità,
nazioni, tutti sono chiamati a vivere nella giustizia e ad operare per la pace.
Nessuno può dispensarsi da questa responsabilità" (n. 1).
La sollecitudine della Chiesa per l'umanità e l'autorità morale della sua
parola l'hanno fatta diventare un garante della difesa dei diritti di ogni
essere umano. Ma la sua missione profetica non consiste solo nel denunciare le
violazioni di diritti, ma anche nel promuoverne il rispetto.
In quanto Chiesa rappresentiamo nel mondo una tradizione religiosa e
culturale che ha fornito una base sostanziale per la proclamazione di questi
diritti. In quanto Ordine abbiamo anche un cammino da percorrere nell’impegno
per il progresso dell'umanità. Recentemente il nostro Ordine si è aggregato
come ONG (Organizzazione Non Governativa) alle Nazioni Unite. Questo ci
permette di far sentire la nostra voce in un foro particolarmente
significativo, unendo il nostro sforzo a quello della Delegazione della Santa
Sede e di altre organizzazioni cattoliche rappresentate presso l'ONU. Dobbiamo
parlare dei diritti umani dalla nostra visione cristiana e agostiniana della
vita. Dobbiamo sommare la nostra voce a coloro che chiedono l'ampliamento della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ai diritti economici e alla
considerazione di altri soggetti collettivi di diritti, come la famiglia, le
minoranze, i popoli e le nazioni. Sarà un contributo importante
all'evangelizzazione cui siamo stati chiamati, perché si tratta di promuovere
la dignità della persona umana.
Per questo concludo invitando tutte le nostre comunità, conventuali,
missionarie, parrocchiali o educative, e chi assolve altri ministeri in nome
della comunità, a realizzare iniziative concrete in commemorazione di questo
anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, per
promuovere il loro rispetto e contribuire a scoprire la loro vera radice
antropologica, attraverso la nostra visione trascendente dell'uomo e della
vita. Nella pietà di Dio per l'uomo e nel rispetto della libertà della creatura
potremo imparare il cammino. Invito, ugualmente, a considerare la possibilità
di rilasciare dichiarazioni in ambito locale o provinciale sui temi relativi
alla dignità della persona umana. Il Santo Padre ha ripetuto insistentemente il
suo invito a condonare il debito internazionale o a concedere moratorie ai
paesi in via di sviluppo, che hanno, nel peso di questo debito, un impedimento
assoluto a progredire nella generalizzazione dei diritti economici e sociali
fondamentali.
Unirci alla voce della Chiesa sarà anche un modo di contribuire a
convertire il giubileo dell'anno 2000 in un momento particolare di grazia e di
redenzione per l'umanità.
In Roma, il 13 di novembre 1998, festività di Tutti i Santi dell'Ordine,
vi saluto fraternamente in sant’Agostino.
Miguel Ángel Orcasitas
Priore Generale OSA
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