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Fonti di Sostentamento: Lavoro e Questua
14. Il lavoro contribuisce a perfezionare l’opera della
creazione, è di beneficio alla società, unifica la comunità e realizza la
persona. La povertà evangelica, come sequela di Cristo, ristabilisce la dignità
del lavoro in un mondo che l’ha ridotto ad un semplice bene economico. Per noi
francescani il lavoro è una forma di solidarietà tra di noi e con il popolo e
fonte primaria di sostentamento.
Intendiamo qui evidenziare alcuni aspetti: il lavoro promuova la
valorizzazione dell’individuo e venga incontro alle necessità della comunità;
ai frati sia data pari opportunità di formazione; si abbia consapevolezza,
anche critica, delle dinamiche presenti nel mondo del lavoro.
15. La tradizione francescana ha sempre visto il lavoro come
grazia e perciò a un frate è permessa qualsiasi attività, purché onesta e
consona al nostro stato di minori (cfr. Test 20; Rnb 7,9; IV
CPO, n. 49). Sappiamo che la realtà del lavoro è relativa alle condizioni
economiche dei vari periodi storici e dei diversi contesti geografici. In tale
varietà dobbiamo apprezzare tutte le attività: apostoliche, caritative,
intellettuali e manuali. L’Ordine ha sempre valorizzato l’attività apostolica
intesa sia come azione sacramentale che come evangelizzazione in molteplici
forme. è questo un tipo di lavoro al quale occorre dare dignità e spazio
opportuno. Oltre a ciò, noi intendiamo sottolineare: la dignità e l’utilità
anche del lavoro manuale; la necessità, nel contesto odierno, di una
professionalità specifica per determinate attività, con pari opportunità e
accessibilità tanto ai fratelli chierici che non chierici. Per tenere desto in
noi il senso del dono e della gratuità, in ogni comunità ci sia un giusto
equilibrio tra attività remunerate, necessarie alla sussistenza della comunità,
e attività gratuite, sempre convinti che il frate non deve essere valutato per
il lavoro che esplica e il denaro che guadagna. Alla base della scelta di
un’attività individuale ci sia sempre una condivisione o discernimento
comunitario (cfr. Cost. 76,2; 77,4), per evitare che il lavoro di un
fratello diventi proprietà privata e generi inamovibilità e chiusura davanti ai
bisogni della fraternità locale e provinciale.
16. Il lavoro domestico è così importante che chi non vi
prende parte indebolisce la fraternità (cfr. IV CPO, n.19). La fattiva
collaborazione di tutti i fratelli alla vita ordinaria della fraternità -
verificata nel capitolo locale - è utile per far crescere il senso della
fraternità, dell’uguaglianza e della reciproca dipendenza o aiuto. Il lavoro
domestico ci immette nello stesso stile di vita della gente comune. Non si
configura tuttavia come lavoro manuale soltanto; nelle comunità moderne, le
mansioni spaziano infatti dall’orto al computer e ogni fratello può mettere a
disposizione le sue abilità pratiche o intellettuali.
In alcune aree dell’Ordine spesso viene assunto personale laico per le
attività delle nostre case, a causa dell’anzianità, della diminuzione dei frati
o dei loro molteplici impegni, soprattutto quando le case sono molto grandi. È
possibile ricorrere a tali assunzioni, purché fatte a norma di legge; ma
occorre evitare che siano soluzioni scontate e abituali, o tali da ingenerare
in noi una mentalità da padroni.
17. Viviamo in una società che corre sempre più veloce sotto
la sollecitazione di impegni, di scadenze e dei moderni mezzi di comunicazione.
Le nostre fraternità non sfuggono a tali sollecitazioni, per cui, oltre al
rischio dell’oziosità, devono evitare quello dell’attivismo eccessivo,
anche di tipo apostolico. Di fronte a questa tendenza, occorre stare attenti
che l’attivismo non finisca per danneggiare la vita fraterna, eliminando
gli spazi della riflessione, dello studio, dello scambio con i fratelli della
comunità e soprattutto non comprometta la nostra " orazione e devozione
", togliendo in tal modo l’armonia del vivere. Il prevalere dell’attività
può indurre in noi una fiducia eccessiva nell’agire e un protagonismo
personale, quasi che il Regno di Dio non sia opera dello Spirito, e come se
ascolto, accoglienza e silenzio davanti a Dio non servano a nulla.
18. Il lavoro " extraconventuale " o presso
estranei, anche di natura profana, praticato durante la nostra storia antica e
moderna, ha avuto in tempi recenti una particolare rilevanza nell’esperienza
delle " piccole fraternità " o delle " fraternità al lavoro
". Il fenomeno era motivato dall’ansia di immersione o " incarnazione
" nel mondo del lavoro, in particolare come salariati in condizione
operaia. Oggi le condizioni del lavoro sono mutate: c’è la contrazione
dell’occupazione, la condizione operaia non è più un referente privilegiato
quale poteva essere per le " piccole fraternità "; eppure l’istanza
che le muoveva può giustificare anche oggi una opzione lavorativa da salariati,
magari non in fabbrica, ma in occupazioni umili, di fatica e di dipendenza. È
la nostra partecipazione alla condizione di vita di gran parte dell’umanità, è
testimonianza evangelica per gli altri, con valore educativo anche per noi.
Però resta sempre determinante la fraternità (Cost. 77,3; 79,1-2) come
luogo di vita, come occasione di confronto e di appoggio.
19. La qualità degli impegni e la professionalità richieste
oggigiorno per attendere ad alcune attività danno al nostro Ordine una maggiore
stabilità di mansioni e di presenze, che corre il rischio però di trasformarsi
in staticità. Per evitare di smarrire il senso dell’itineranza, che ci vede in
questo mondo come " pellegrini e forestieri " (cfr. Rb 6,2; Test
24), si faccia spesso un confronto sereno in ambito comunitario e con i
superiori, per valutare di volta in volta la nostra disponibilità a cambiare o
a restare, in base al bene della comunità stessa e del popolo di Dio verso il
quale abbiamo responsabilità.
20. La questua ha svolto un ruolo importante nella
vita di san Francesco e dei suoi frati fino ai nostri giorni: manifestava la
loro dipendenza dalla gente in mezzo alla quale vivevano, instaurava relazioni
più strette con le persone, ed è sempre stata mezzo di inserimento capillare
tra il popolo ed efficace strumento di evangelizzazione. Oggi sono emerse nuove
forme di questua (segretariati missionari, fondazioni, pie unioni, bollettini,
calendari, ecc.). Resta comunque l’impegno di trovare nuove modalità di
contatto diretto e personalizzato con la gente e di svolgere un apostolato
umile e quasi porta a porta presso tutti i ceti di persone, tanto i poveri
quanto i ricchi.
Occorre riattualizzare i valori che stanno dietro la questua: la fiducia nella
Provvidenza di Dio, il senso di dipendenza e di reciprocità tra noi e la gente.
La gente dà a noi perché noi diamo ai poveri; dobbiamo accogliere l’elemosina
per fare elemosina.
Per quanto riguarda la raccolta di fondi, proponiamo che sia soggetta
all’autorizzazione del Ministro e del Definitorio provinciale e dagli stessi
controllata con attenzione. Gli scopi per cui si raccolgono fondi devono essere
chiaramente e pubblicamente dichiarati. Un rendiconto economico appropriato
deve essere presentato annualmente al Ministro e al Definitorio provinciale.
Infatti il controllo della destinazione del denaro raccolto non può essere
affidato ai singoli frati.
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