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1. Un tema
che ritorna
Ogni
volta che ci confrontiamo con la nostra missione, si riafferma in noi la
convinzione della sua validità, e allo stesso tempo emerge la consapevolezza di
doverci rendere più idonei a compierla secondo tutte le sue possibilità. I fronti
si fanno sempre più numerosi, le richieste si moltiplicano, le urgenze
diventano pressanti. Vorremmo essere molti di più, per raggiungere un maggior
numero di giovani; vorremmo essere più preparati, per offrire loro, nelle
diverse condizioni in cui si trovano, quell’orientamento e sostegno di cui
hanno bisogno.
E' l’esperienza
che ho fatto anche in questo primo anno e mezzo di servizio come Rettor
Maggiore. Il contatto con le Ispettorie nelle diverse parti del mondo mi ha
fatto toccare con mano la vastità del campo giovanile, l’incalzare delle
attese, la risposta pronta dei giovani ai nostri sforzi, l’attualità del nostro
carisma per la società e per la Chiesa.
Ho
ammirato l’opera infaticabile delle comunità, spesso con forze numericamente
inadeguate, in contesti di avanzata frontiera sociale, educativa e pastorale,
intente ad esprimere la missione in progetti coraggiosi e ad animare numerose
collaborazioni.
La
messe è molta! Più che la sproporzione quantitativa tra lavoro e braccia,
impressionano le sfide, che l’attuale situazione presenta: proporre un
senso di vita, educare la coscienza, accompagnare i giovani in un cammino di
fede, costruire ampie solidarietà, calarsi efficacemente nelle povertà,
esprimere con immediatezza il Vangelo, fare in modo che la Parola incontri la
vita nei suoi interrogativi e possibilità.
Ci
accorgiamo che per incidere di più non basta essere più numerosi o disporre di
mezzi più potenti; è necessario, soprattutto, essere più discepoli di Cristo,
entrare più profondamente nel Vangelo, qualificare la vita delle comunità,
centrare meglio dal punto di vista pastorale progetti e interventi. E', con una
parola che può sembrare "secolare", il problema della qualità;
nel linguaggio evangelico, è la genuinità e la forza trasformante del lievito.
La qualità
emerge come un’esigenza in tutti i settori della vita, della cultura e
dell’azione. Se ne parla in termini di "eccellenza" da perseguire, di
"competenza" da coltivare, di "qualità totale" da
realizzare.
La
buona volontà e la disponibilità generosa sono indispensabili ma non
sufficienti, se ad esse non si accompagnano le conoscenze e le tecniche proprie
di un campo di azione, la comprensione dei fenomeni culturali che oggi segnano
la vita e, per noi, la capacità di confrontare tali fenomeni col mistero di
Cristo continuamente approfondito.
Il
problema non riguarda solo i salesiani. E' una situazione comune a chiunque
voglia vivere, senza smarrirsi, l’attuale trapasso culturale dove per essere
educatori, pastori o semplici cristiani, si deve discernere e scegliere. Alcune
espressioni ormai familiari, come pluralismo, società eticamente neutra,
secolarizzazione, diritto alla differenza, libertà di pensiero e di
espressione, cultura multimediale, soggettività, ce lo ricordano quasi al ritmo
veloce della pubblicità.
E' la
stessa sfida che sta alla base della nuova evangelizzazione: la capacità di
vivere consapevolmente la fede cristiana, di testimoniarla con gioia e anche di
prendere la parola nei moderni areopaghi e annunciare Gesù Cristo secondo tutta
la sua ricchezza.
L’ha
sentita quasi come una spina il nostro CG24. Dall’analisi della
situazione della Congregazione è risultato che vivere oggi con serena maturità il
progetto di vita consacrata salesiana e affrontare adeguatamente i compiti
della nostra missione richiede in ogni confratello maggior robustezza
spirituale, un salto di qualità in ciò che riguarda la preparazione
generale e quella specifica di educatore-pastore, nuove competenze
culturali, professionali e pastorali.
Facendo
mio questo filone capitolare, nel discorso finale ho ribadito la priorità di
una formazione che sia particolarmente attenta alla dimensione culturale come
parte irrinunciabile della competenza educativa e della spiritualità del
pastore.
Nella
programmazione del sessennio l’abbiamo messo come uno dei punti centrali su cui
debbono convergere tutti i settori. Ci è sembrato importante mantenere vivi in
ogni confratello un proposito e una tensione verso la crescita nella propria
vocazione, stimolare le comunità a creare un ambiente che favorisca la
maturazione dei singoli, chiedere alle Ispettorie di scommettere sulla
preparazione del personale e sulla qualità dei progetti educativi-pastorali.
Il mio
discorso ora riprende quanto si veniva raccomandando riguardo alla formazione
permanente completa; ma, in particolare, vuole mettere a fuoco la necessità di
recuperare l’amore all’impegno culturale e la conseguente capacità di studio.
E'
chiaro che per noi, come afferma il CG23, rinnovamento spirituale, tensione
pastorale, preparazione culturale e competenza educativa non possono essere fra
loro separati, se il salesiano deve inserirsi nel contesto giovanile con
capacità di dialogo e di proposta. Insieme ci danno il volto della nostra
santità e sono la nostra via verso di essa. Ciò vuol dire che l’urgenza di
legittima e doverosa qualificazione non va confusa con una esagerata ricerca
dell’efficienza. La nostra speranza è sempre nella grazia che il Padre effonde
con abbondanza nei cuori, nella Croce che è il segno e la via della salvezza e
nella Parola che illumina. Ma il non lasciar oziosi i talenti ricevuti, come
singoli e come Congregazione, fa parte della risposta generosa alla vocazione.
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