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"Io per voi studio": un elemento indispensabile alla missione
giovanile
Un
rinnovato amore per l’impegno culturale e la dedizione allo studio vengono
raccomandati dall’Esortazione Apostolica Vita Consecrata a tutti i
religiosi, come parte integrante dell’esperienza di vita nello Spirito e
condizione di efficacia apostolica. Si tratta di applicare la totalità
dell’essere ad accogliere il mistero di Dio e di leggere alla luce della fede,
con intelligenza e obiettività, le sue tracce nella natura e la sua presenza
nella storia umana.
Il
testo è stato molto citato, ma conviene riascoltarlo: "Al di là del
servizio rivolto agli altri, anche all’interno della vita consacrata c’è
bisogno di rinnovato amore per l’impegno culturale, di dedizione allo
studio come mezzo di formazione integrale e come percorso ascetico,
straordinariamente attuale, di fronte alle diversità delle culture. Diminuire
l’impegno per lo studio può avere pesanti conseguenze anche sull’apostolato,
generando un senso di emarginazione e di inferiorità o favorendo superficialità
e avventatezza nelle iniziative".
La
raccomandazione non fa altro che riprendere una tradizione degli Istituti di
vita consacrata le cui comunità si sono costituite sempre come proposta di vita
spirituale, umanamente piena di significato, e anche come luoghi di educazione
e di cultura secondo i propri carismi. L’esperienza di Dio è stata sempre
pensata anche come una saggezza che illumina la vita dei singoli e
dell’umanità, non solo con l’esempio morale, ma anche con lo sguardo sul mondo,
il pensiero e la parola seppur semplici.
A
qualcuno può sembrare questo un tema che non si sposa facilmente con
l’operosità instancabile e la prontezza di iniziativa che caratterizzano il
nostro spirito; un tema un po’ nuovo riguardo ad una certa immagine del
salesiano e delle nostre comunità sempre disponibili, costantemente alle prese
con nuovi progetti. E' invece un tratto caratteristico della figura di Don
Bosco, che spinto dal Da mihi animas offre la vita nel servizio dei
giovani, della Chiesa, della società; ma si dimostra attento alla situazione
giovanile, sociale ed ecclesiale del suo tempo, aperto ad orizzonti sempre più
ampi, capace di cogliere la portata dei fenomeni che influiscono sulla vita
individuale e collettiva (stampa, emigrazione, nuove leggi, diffusione della
cultura, risorgimento e unificazione d’Italia, ecc).
Nel
capitolo costituzionale sullo spirito salesiano vi è un articolo che
caratterizza il tipo della nostra carità pastorale. "La nostra vocazione –
recita – è segnata da uno speciale dono di Dio, la predilezione per i
giovani... Per il loro bene offriamo generosamente tempo, doti e salute".
L’asserto viene subito illuminato con un’espressione di Don Bosco: "Io
per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a
dare la vita".
Il
crescendo dei verbi e delle azioni pone l’accento sulla totalità della vita
messa a disposizione dei giovani. Ma è evidente che lo studio non è caduto per
caso nella successione di espressioni. Una serie di elementi della biografia
del nostro Padre ci invita a dargli un valore specifico: il rilievo che l’amore
allo studio ebbe nella sua formazione coronata con tre anni di Convitto dopo
l’ordinazione sacerdotale per una più aggiornata conoscenza della morale e
della direzione delle anime; lo spazio che lo studio ha nel suo programma
educativo, nelle cui formulazioni sintetiche è immancabilmente presente
("sanità, studio, pietà"); la sua idea dell’educatore e del sacerdote
che uniscono sempre all’amorevolezza la capacità di illuminare, insegnare e
guidare; i frequenti accenni alla saggezza nelle sue massime e ancora il ruolo
illuminante attribuito alla fede e alla ragione.
Detta
in un contesto di cordialità e affetto per i suoi giovani, in uno "scambio
di doni", l’espressione richiama alcuni suoi gusti e atteggiamenti che
convergono, senza venir mortificati, sull’esperienza centrale della sua vita:
essere totalmente per i giovani. Lo studio, da non ridurre solo "agli
studi", è dunque per Don Bosco parte indispensabile della nostra donazione
ai giovani, della nostra preoccupazione paterna per capirli e comunicare loro
fede, conoscenze ed esperienza di vita.
Alcuni
fatti rivelano il contenuto reale che questa espressione ebbe nella sua vita.
Pensiamo
alla sua capacità di guardare la realtà, quella giovanile in primo luogo, ma
anche le vicende della Chiesa e la situazione del Paese, senza smarrirsi né
lasciarsi condizionare, attento a valutare l’insieme secondo chiavi di lettura
educative e pastorali proprie della sua vocazione. Pensiamo alla sua
intraprendenza nel cercare risposte adeguate ai problemi; lanciare messaggi
comprensibili, usando tutti i mezzi a sua disposizione; impegnarsi a
diffondere, imponendosi il lavoro di raccogliere, ordinare e redigere la storia
sacra, quella italiana, la verità cristiana e una forma di letteratura
popolare.
"Io
per voi studio" richiama lo sforzo paziente di elaborare un
"sistema educativo originale", con materiali di sempre, intuizioni
proprie, contributi di contemporanei e sintesi originali. Fa pensare pure alla
messa in atto di un "progetto di opere" rispondente ai tempi. Egli ne
segue il funzionamento e traccia con intelligenza e concretezza indicazioni e
norme, attento allo stile che vi voleva immettere e al raggiungimento dei fini.
Si dimostra capace di condividere, di confrontarsi, di entrare in dialogo con
persone dalle più diverse esperienze e competenze, con protagonisti del
pensiero, della politica, della vita sociale.
Anche
la formulazione pensata di una esperienza di vita nello Spirito, con cammini
spirituali per giovani e adulti, presentati a parole e messi per iscritto, ha
comportato quella applicazione della mente espressa nel "io per voi
studio". Era un imparare dalla vita, un riflettere sull’esperienza
educativa, un andar avanti aperto alla verifica, senza accontentarsi di ciò che
si è sempre fatto o cadere nella ripetizione. Era il desiderio e il
paziente acquisto della "sapienza" ("Sapientiam dedit illi..."),
indicata nel primo sogno come caratteristica della sua vita, che si impara alla
scuola del Buon Pastore e di Maria Maestra, nella disponibilità allo Spirito,
nella sintonia con la Chiesa; e si esprime nel discernimento degli avvenimenti,
nel vaglio di fronte a Dio delle esperienze spirituali, nella comprensione
delle situazioni e nel servizio di orientamento e guida degli altri.
"Io
per voi studio" ci fa pensare anche a un Don Bosco
capace di cercare i tempi e i luoghi che favoriscono la solitudine attiva, il raccoglimento
e la progettazione. Sono i suoi tempi di preghiera, gli esercizi spirituali
annuali, certe pause che gli permettono una maggior concentrazione, ma anche il
suo lavoro d’ufficio dal quale venne una abbondante corrispondenza, concezioni
di nuovi progetti e una produzione di scritti, tutt’altro che trascurabile.
Carità
e competenza, studio e lavoro, azione e riflessione vengono fusi dalla grazia
di unità per "il bene" dei giovani. E' un’integrazione non facile, minacciata
spesso dalla schizofrenia nella prassi o nella mentalità a cui è esposto chi
porta avanti uno stile di vita e di lavoro dove "non c’è tempo" per
la riflessione o per il confronto; c’è il rischio che questi vengano staccati
dalla finalità pastorale e si finisca per ritenere in linea di principio che al
salesiano non si addice una ordinata attività di studio e approfondimento.
Eppure
direi che, come senza preghiera il nostro fare rischia di non essere missione
("lavoro e preghiera"), così senza "studio", senza sapienza
e competenza, il nostro operare difficilmente raggiunge le mete che il servizio
educativo pastorale si prefigge.
"Lo
studio e la pietà ti renderanno un vero salesiano", scriveva Don Bosco ad
un confratello. Questa frase è stata posta all’inizio del Motu Proprio Magisterium
Vitae, con il quale il Papa Paolo VI nel 1973 ha conferito al Pontificio
Ateneo Salesiano il titolo di Università Pontificia, quasi a ripetere, al più
alto livello: "Cultura e spiritualità faranno di te un autentico e
competente educatore pastore dei giovani". Sono infatti entrambe
necessarie per tradurre in esperienza di vita e in progetti di missione la
carità pastorale salesiana. Non è quindi un aspetto marginale, che tocchi solo
alcuni momenti della nostra vita o interessi chi è impegnato su alcune
frontiere particolari della missione. Può assumere forme ed espressioni
diverse, secondo le attitudini e i doni personali, ma sarà sempre una delle
condizioni per incarnare quell’amore per i giovani, che dà significato a tutta
la nostra esistenza.
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