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Juan E. Vecchi
Rettore Maggiore
SDB
"Io per voi studio..."

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  • 3. Perché una nuova insistenza oggi.
    • La significatività della missione educativa
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La significatività della missione educativa

Sentiamo in forma pressante l’esigenza di migliori livelli formativi nell’area preferita della nostra missione: l’educazione. Dobbiamo infatti far fronte alla complessità e molteplicità in cui i giovani si trovano immersi e ai problemi che l’ambiente pone alla crescita umana e alla fede, sapendo allo stesso tempo trar frutto delle sue innumerevoli possibilità.

La nostra collocazione educativa richiede, perciò, un approccio riflesso alla cultura che consenta di aggiornare contenuti e metodologie per venire incontro alle domande di senso e di vita dei giovani.

D’altra parte, competenze adeguate e riconosciute sono esigite oggi anche dalla diversificazione e complessità degli interventi educativi, che comportano conoscenze più complete e pratiche più consolidate. Una debole qualità professionale impoverisce la proposta educativa, diminuisce l’incidenza del nostro operare e, aggravandosi, potrebbe tagliarci fuori dal campo dell’educazione. Avvertiamo questo rischio soprattutto in alcuni ambiti in cui le novità appaiono più evidenti, come la comunicazione sociale, il mondo universitario, le aree del "disagio giovanile".

Nei nuovi contesti, poi, dove ci stiamo inserendo con spirito e criterio missionario e che potrebbero sembrare più semplici dal punto di vista educativo, si sente l’urgenza di creare programmi adeguati alla situazione e inculturare la nostra metodologia pedagogica, superando la semplice trasposizione di contenuti e metodi pensati per altre aree. Inculturazione e qualità impegnano le comunità educative locali, gli organismi ispettoriali, i Centri di riflessione e studio. Un aumento di competenza appare indispensabile su tutti i fronti.

Pur sapendo che a volte dobbiamo rispondere alle urgenze con realismo, e siamo sempre disposti a farlo, è doveroso affermare che le nostre possibilità future nel campo educativo si giocheranno sulla qualità. Per cui, se è vero che a volte "l’ottimo può essere nemico del bene" ("meglio un po’ che niente"), è anche vero che non possiamo esporci ad una forma generale di pastorale ed educazione che rischia di dequalificarci e non raggiungere le finalità del nostro servizio.

Ciò vale anche nell’area più strettamente pastorale. Essa comporta una padronanza maggiore delle conoscenze specifiche, acquisite in forma sufficiente, rivisitate e ampliate continuamente, e un adempimento più professionale dei compiti ministeriali. Dirigere coscienze, animare cristianamente comunità, offrire la Parola di Dio secondo quello che essa dice e le situazioni umane che si vivono, illuminare gli interrogativi etici, proporre il Vangelo, formare alla preghiera e alla celebrazione, orientare verso l'esperienza di Dio sono cose che richiedono fervore e anima, ma anche saggezza acquisita attraverso la riflessione e lo studio.

A questo si aggiungono le nuove dimensioni della pastorale divenute praticamente universali: l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e con i non credenti, l’uso della comunicazione sociale che diviene un pulpito alla portata dei più, la partecipazione al dibattito pubblico su questioni molteplici.

La pastorale non comprende soltanto l’organizzazione e l’azione immediata; ma anche la riflessione sulle opzioni da compiere come comunità cristiana e gli orientamenti da suggerire ai singoli nella complessità della vita, e quindi capacità di discernimento, di illuminazione, di annuncio.

Una solida formazione culturale e professionale come componente della spiritualità sembra dunque indispensabile. Su questo punto ha insistito con vigore il Sinodo sulla formazione sacerdotale, oltre quello sulla vita consacrata riportato sopra. E' il caso di risentire qualche espressione della Pastores dabo vobis, perché ci assicura di essere proprio sull’onda della Chiesa. "Se già ogni cristianoscrivono i Padri sinodalideve essere pronto a difendere la fede e dare ragione della speranza che vive in noi (cf. 1 Pt 3, 15), molto di più i candidati al sacerdozio e i presbiteri devono avere diligente cura del valore della formazione intellettuale nell’educazione e nell’attività pastorale, dal momento che per la salvezza dei fratelli e delle sorelle devono cercare una più profonda conoscenza dei misteri divini. La situazione attuale poi, pesantemente segnata dall’indifferenza religiosa e insieme da una sfiducia diffusa nei riguardi della reale capacità della ragione di raggiungere la verità oggettiva e universale, e da problemi e interrogativi inediti provocati dalle scoperte scientifiche e tecnologiche, esige con forza un livello eccellente di formazione intellettuale, tale cioè da rendere i sacerdoti capaci di annunciare, proprio in un simile contesto, l’immutabile Vangelo di Cristo e di renderlo credibile di fronte alle legittime esigenze della ragione umana".





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