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La
significatività della missione educativa
Sentiamo
in forma pressante l’esigenza di migliori livelli formativi nell’area preferita
della nostra missione: l’educazione. Dobbiamo infatti far fronte alla
complessità e molteplicità in cui i giovani si trovano immersi e ai problemi
che l’ambiente pone alla crescita umana e alla fede, sapendo allo stesso tempo
trar frutto delle sue innumerevoli possibilità.
La
nostra collocazione educativa richiede, perciò, un approccio riflesso alla
cultura che consenta di aggiornare contenuti e metodologie per venire
incontro alle domande di senso e di vita dei giovani.
D’altra
parte, competenze adeguate e riconosciute sono esigite oggi anche dalla
diversificazione e complessità degli interventi educativi, che comportano
conoscenze più complete e pratiche più consolidate. Una debole qualità
professionale impoverisce la proposta educativa, diminuisce l’incidenza del
nostro operare e, aggravandosi, potrebbe tagliarci fuori dal campo
dell’educazione. Avvertiamo questo rischio soprattutto in alcuni ambiti in cui
le novità appaiono più evidenti, come la comunicazione sociale, il mondo
universitario, le aree del "disagio giovanile".
Nei nuovi
contesti, poi, dove ci stiamo inserendo con spirito e criterio missionario e
che potrebbero sembrare più semplici dal punto di vista educativo, si sente
l’urgenza di creare programmi adeguati alla situazione e inculturare la
nostra metodologia pedagogica, superando la semplice trasposizione di contenuti
e metodi pensati per altre aree. Inculturazione e qualità impegnano le comunità
educative locali, gli organismi ispettoriali, i Centri di riflessione e studio.
Un aumento di competenza appare indispensabile su tutti i fronti.
Pur
sapendo che a volte dobbiamo rispondere alle urgenze con realismo, e siamo
sempre disposti a farlo, è doveroso affermare che le nostre possibilità future
nel campo educativo si giocheranno sulla qualità. Per cui, se è vero che a
volte "l’ottimo può essere nemico del bene" ("meglio un po’ che
niente"), è anche vero che non possiamo esporci ad una forma generale di
pastorale ed educazione che rischia di dequalificarci e non raggiungere le
finalità del nostro servizio.
Ciò
vale anche nell’area più strettamente pastorale. Essa comporta una
padronanza maggiore delle conoscenze specifiche, acquisite in forma
sufficiente, rivisitate e ampliate continuamente, e un adempimento più
professionale dei compiti ministeriali. Dirigere coscienze, animare
cristianamente comunità, offrire la Parola di Dio secondo quello che essa dice
e le situazioni umane che si vivono, illuminare gli interrogativi etici,
proporre il Vangelo, formare alla preghiera e alla celebrazione, orientare
verso l'esperienza di Dio sono cose che richiedono fervore e anima, ma anche
saggezza acquisita attraverso la riflessione e lo studio.
A
questo si aggiungono le nuove dimensioni della pastorale divenute
praticamente universali: l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e con i non
credenti, l’uso della comunicazione sociale che diviene un pulpito alla portata
dei più, la partecipazione al dibattito pubblico su questioni molteplici.
La
pastorale non comprende soltanto l’organizzazione e l’azione immediata; ma
anche la riflessione sulle opzioni da compiere come comunità cristiana e gli
orientamenti da suggerire ai singoli nella complessità della vita, e quindi
capacità di discernimento, di illuminazione, di annuncio.
Una solida
formazione culturale e professionale come componente della spiritualità sembra
dunque indispensabile. Su questo punto ha insistito con vigore il Sinodo sulla
formazione sacerdotale, oltre quello sulla vita consacrata riportato sopra. E'
il caso di risentire qualche espressione della Pastores dabo vobis,
perché ci assicura di essere proprio sull’onda della Chiesa. "Se già ogni
cristiano – scrivono i Padri sinodali – deve essere pronto a difendere la fede
e dare ragione della speranza che vive in noi (cf. 1 Pt 3, 15), molto di più i
candidati al sacerdozio e i presbiteri devono avere diligente cura del valore
della formazione intellettuale nell’educazione e nell’attività pastorale, dal
momento che per la salvezza dei fratelli e delle sorelle devono cercare una più
profonda conoscenza dei misteri divini. La situazione attuale poi, pesantemente
segnata dall’indifferenza religiosa e insieme da una sfiducia diffusa nei
riguardi della reale capacità della ragione di raggiungere la verità oggettiva
e universale, e da problemi e interrogativi inediti provocati dalle scoperte
scientifiche e tecnologiche, esige con forza un livello eccellente di
formazione intellettuale, tale cioè da rendere i sacerdoti capaci di
annunciare, proprio in un simile contesto, l’immutabile Vangelo di Cristo e di
renderlo credibile di fronte alle legittime esigenze della ragione umana".
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