|
7. Le
persone
Una
parola ai singoli confratelli: "Attende tibi"
La mistica
del lavoro appare come una nostra caratteristica; un po’ dovunque si ammira
la nostra disponibilità e intraprendenza. Dobbiamo ringraziare il Signore per questa
capacità di dedizione totale, che lo Spirito ha formato in Don Bosco e che
vediamo ogni giorno in tanti confratelli. Essa non è impedimento alla crescita,
anzi nella nostra spiritualità è uno dei percorsi fecondi. Ma richiede gli
adeguamenti che oggi connotano il lavoro, nel quale la manualità e lo sforzo
fisico sono un aspetto minore. A volte lo stile di vita che assumiamo e il
ritmo di movimento possono logorare la nostra esperienza spirituale, sfuocare
la nostra immagine di fronte a giovani e adulti, minare la nostra capacità di
influire, a causa della dispersione e molteplicità.
Nel
nostro Fondatore ammiriamo l’armonia costante tra dedizione e profondità, tra
iniziativa molteplice e unità di vita. Don Bosco si è logorato fisicamente, ma
ha coltivato quello sguardo di sapienza, quella intelligenza delle cose alla
luce dello Spirito, quell’unione con Dio che hanno dato un profilo originale –
la chiamiamo santità salesiana – alla sua esperienza personale.
Pensando
alla diversità di situazioni e condizioni di vita di ciascuno ed evocando
alcune affermazioni di Vita Consecrata riguardo al significato e al
valore della nostra vocazione, oso rivolgere ad ognuno alcune domande di
riflessione: Ci diamo il tempo per riprendere con sempre maggiore profondità
la nostra vita nello Spirito? Alimentiamo il gusto di una più ampia
conoscenza di quanto riguarda il mistero cristiano e le questioni che si
riferiscono all’uomo? Quanto all’arricchimento culturale, nel senso dato in
queste pagine, qual è il nostro programma in termini di aree, obiettivi e
tempo? Come si compie in noi l’io per voi studio di Don Bosco?
Ci può
essere il rischio che si formi una certa abitudine secondo la quale lavoro e
riflessione sembrano porsi in concorrenza, specialmente quando il ritmo incalzante
spinge all’immediato e sembra non lasciare spazio per altro. Si può far strada
la convinzione che la cultura personale come riflessione sulla realtà alla luce
della fede abbia poco a vedere con l’operare caritatevole in favore dei ragazzi
poveri.
Quando
il CG23 afferma che l’interiorità apostolica è insieme carità pastorale e
capacità pedagogica, ci invita proprio ad unire creatività e competenza, azione
e riflessione come necessarie, entrambe, nella vita salesiana.
La
nostra Regola di vita accumula in rapida successione una serie di indicazioni
delle quali bisogna cogliere l’intenzione unica. Parla di un salesiano che
cerca di "rispondere alle esigenze sempre nuove della condizione giovanile
e popolare"; si abilita "a svolgere con maggior competenza il proprio
lavoro"; coltiva "la capacità d’imparare dalla vita",
specialmente nel rapporto con i giovani e con gli ambienti popolari e valorizza
l’efficacia formativa delle diverse situazioni e proposte. "Mediante
iniziative personali e comunitarie" coltiva la vita spirituale salesiana,
provvede al proprio aggiornamento teologico, mantiene la competenza
professionale e la creatività pastorale. "Ciascun confratello, dicono i
Regolamenti, migliori la sua capacità di comunicazione e dialogo; si formi una
mentalità aperta e critica e sviluppi lo spirito di iniziativa per rinnovare
opportunamente il proprio progetto di vita. Ognuno coltivi l’abitudine alla
lettura e allo studio delle scienze necessarie alla missione";
"ricerchi con i superiori il campo di qualificazione... conservi la
disponibilità caratteristica del nostro spirito e sia pronto a periodiche
riqualificazioni". E' quanto basta per dirci che c’è un dono da coltivare
con pazienza per poterlo donare sempre fresco e in pienezza. E in ciò funziona
sempre il programma ascetico: lavoro e temperanza, il che comporta di
misurarsi sul meno importante o addirittura inutile e dispersivo e darsi con
lena all’essenziale.
In
questi anni si sono moltiplicate le iniziative di qualificazione, riqualificazione
e aggiornamento. In non poche Ispettorie vi sono proposte ben articolate e
organiche. Tocca a ciascuno trarne il massimo profitto.
Ma c’è
bisogno anche di un impegno quotidiano personale. La mentalità
comune, i giornali, i modelli della pubblicità costituiscono quasi una scuola
che ci comunica una cultura estranea e spesso contraria alla nostra
"cultura di riferimento". Se non frequentiamo una scuola alternativa
(meditazione, revisione di vita, letture, informazioni, studio, condivisione, discernimento,
ecc.) saremo insensibilmente orientati verso una visione della vita, verso un
progetto di esistenza che non combaciano più con ciò che abbiamo professato.
C’è sempre da domandarsi quali sono i canali che nutrono il nostro pensiero e
la nostra sensibilità, come costruiamo e illuminiamo in noi il rapporto
fede-cultura, senso pastorale-domande emergenti.
Diamoci
tempo per coltivare il nostro progetto di vita, per gustare la nostra
esperienza di consacrati, verificare il nostro cammino di crescita, prevenire
il logorio e padroneggiare l’affanno, testimoniare e condividere la sorgente
profonda del nostro agire.
Diamoci
tempo per "abilitarci a svolgere con maggior competenza il nostro
lavoro", lavoro di educatori, di animatori, di pastori. Accompagnare
le persone, orientare le comunità è un compito esigente e non facile. Vi sono
alcuni ambiti che nel contesto attuale culturale e religioso rivestono una
particolare difficoltà e importanza, come ad esempio: il campo etico-morale, i
problemi della vita, la pedagogia spirituale e sacramentale, i temi relativi al
rapporto fede-cultura, la dimensione sociale e della solidarietà.
Questo
"darsi tempo", costituirà un messaggio per i laici e uno
stimolo per i giovani che si sentono chiamati alla vita salesiana. Oggi
all’immagine del religioso lavoratore e intraprendente, socialmente utile,
bisogna unire quella profetica di chi fa una esperienza personale portatrice di
senso, guidata dalla sapienza del Vangelo.
|