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Juan E. Vecchi
Rettore Maggiore
SDB
"Io per voi studio..."

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  • 7. Le persone
    • Il punto di partenza: la dimensione culturale nella formazione iniziale
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Il punto di partenza: la dimensione culturale nella formazione iniziale

La formazione del salesiano non si limita agli studi e non si misura solo sulla capacità intellettuale. Non vorrei dunque che l’insistenza sull’impegno culturale fosse interpretato come un criterio selettivo, in base a quozienti di intelligenza speculativa. Sappiamo che ogni capacità, e in particolare le capacità di cuore e di donazione, trovano posto nella comunità e nella missione salesiana. E' singolare però il rilievo che la nostra Ratio all’urgenza di una seria preparazione culturale, ispirandosi alla storia della Congregazione e ampiamente sostenuta dagli orientamenti più recenti della Chiesa.

Per il salesiano – e ciò non vale solo per i giovani confratellirisulta indispensabile una comprensione della vita che porti ad una scelta vocazionale solidamente motivata e aiuti a vivere con consapevolezza sempre più matura, senza riduzionismicomplessi, la propria identità e il suo significato umano. Non è irreale il rischio di smarrirsi di fronte alle correnti di pensiero o quello di rifugiarsi in modelli di comportamento e forme di espressione ormai superati. La nostra vocazione in questo caso, isolata dalla vita e dalla cultura, non diventerebbe fermento e sfida, ma verrebbe piuttosto relegata a livello di scelta soggettiva.

La qualificazione di cui parliamo è determinata dal "per voi studio"; riceve cioè una caratterizzazione originale dalla missione. Per questo privilegia alcuni aspetti particolari. In primo luogo, una speciale conoscenza del mondo giovanile e una capacità di inserimento educativo e pastorale in esso. Sappiamo per esperienza che ciò esige attenzione e riflessione costante. Richiede, inoltre, una capacità pratica di tradurre in progetti significativi la missione educativa nel contesto attuale segnato dalla complessità, dalla libertà, dal pluralismo, dalla mondialità. Giovano una comprensione, la più completa possibile, del fatto pastorale e il possesso della competenza pedagogica. E ancora, un quadro di riferimento spirituale che, con la "grazia di unità" propria della consacrazione apostolica salesiana, porti a tradurre lo sforzo di conoscenza e di azione in esperienza di vita nello Spirito. Abbiamo ripetuto sovente che bisogna unire nella mente e nella vita spiritualità, pastorale, pedagogia; cammino di santità, impegno pastorale, educazione dei giovani e del popolo.

Oggi l’urgenza di questa sintesi non è minore. Anzi, la tendenza alla frammentazione, all’immediatamente comprensibile e praticabile, ci espone a pericolosi vuoti e incompletezze.

La necessità di una solida cultura di base è fortemente sottolineata nei documenti ecclesiali e nelle nostre riflessioni di questi anni sulla formazione. "E' necessario contrastare con decisioneafferma l’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis – la tendenza a ridurre la serietà e l’impegno degli studi, che si manifesta in alcuni contesti ecclesiali, come conseguenza anche di una preparazione di base insufficiente e lacunosa degli alunni che iniziano il curricolo filosofico e teologico. E' la stessa situazione contemporanea ad esigere sempre più dei maestri che siano veramente all’altezza della complessità dei tempi e siano in grado di affrontare, con competenza e con chiarezza e profondità di argomentazioni, le domande di senso degli uomini d’oggi, alle quali solo il Vangelo di Gesù Cristo la piena e definitiva risposta". "Da più partiafferma l’Instrumentum Laboris del Sinodo sulla Vita consacrata – si sottolinea la necessità di una formazione intellettuale, filosofica e culturale più solida e intensa, anche in vista di un adeguato studio della teologia e di una preparazione per la nuova evangelizzazione".

Bisognerà dunque ribadire l’importanza della formazione intellettuale e dove sia necessario riportarla a livelli che corrispondano al momento attuale. Infatti, "senza un’aggiornata preparazione culturale che abiliti a vivere con consapevolezza la vocazione, porti ad una adeguata visione della realtà, crei abitudini di riflessione e offra gli strumenti per ulteriori approfondimenti", non possiamo nemmeno riprometterci di raggiungere gli obiettivi interni alla Congregazione, come sono quelli stabiliti dal CG24.

Guidati da simili valutazioni, nella programmazione del Consiglio Generale per questo sessennio abbiamo espresso alcuni orientamenti tendenti a "qualificare la preparazione intellettuale durante la formazione iniziale". Ne riprendo tre che affido in modo speciale ai giovani confratelli e ai responsabili della formazione.

Il primo mira a "rendere consapevoli i giovani confratelli della necessità di una solida qualificazione culturale e professionale e dell’impegno per la riflessione e lo studio". L’accento è messo sulla consapevolezza. Le fasi iniziali della formazione, oltreché una fondata sintesi dottrinale sistematica, allargabile e modificabile, dovrebbero lasciare un gusto per la riflessione, un metodo di studio, un proposito di formazione continua e la convinzione che un buon pastore per l’esercizio della Parola deve esser sempre anche un buon "dottore", conoscitore dei misteri del Regno e della vita umana.

Vorremmo poi "verificare e adeguare la formazione intellettuale (impostazione, programmi, metodologia, ecc.) alle esigenze della nostra vocazione e missione". Ciò comprende i contenuti e le competenze che riguardano l’esperienza religiosa e cristiana, i problemi che più colpiscono la coscienza umana, le condizioni e percorsi di crescita dei giovani secondo le differenze con cui si presenta la loro vita.

Da ultimo, ci interessa nella formazione intellettuale "sottolineare la prospettiva salesiana, lo studio della "salesianità" e le competenze richieste dagli orientamenti del CG24". La sensibilità salesiana, che è parte del carisma e dono dello Spirito, costituisce il punto di vista per sintesi originali. Non bisogna cadere nel genericismo. La prassi suggerisce il modo di organizzare il pensiero e viceversa. D’altro canto, la materia esplicitamente salesiana è diventata abbondante: c’è la storia da non dimenticare, c’è la spiritualità da comprendere, c’è il patrimonio pedagogico generale e ci sono le linee particolari di pedagogia pratica; c’è l’evoluzione del pensiero di cui è testimone la letteratura salesiana.

Aggiungo, in questo contesto, una indicazione, che giudico importante. La coscienza della universalità della Congregazione, la composizione delle Regioni e dei gruppi di Ispettorie, le tendenze del mondo suggeriscono un impegno per superare le barriere linguistiche e per creare spazi di maggior comunicazione e collaborazione. E' quindi opportuno includere nel proprio bagaglio culturale l’apprendimento a livelli utili di una o più lingue, oltre la propria.

Ai giovani confratelli, che durante la formazione iniziale dedicano non poco tempo allo studio e alla riflessione, vorrei ripetere le parole che rivolgevo tempo fa alla comunità del nostro studentato teologico di Torino-Crocetta: "Mi sono convinto che una formazione intellettuale robusta e completa è oggi più urgente di ieri. In certi ambienti non basta una immediata capacità pratica e di contatto. Dopo questo primo passo subentra l’esigenza di illuminare persone, gruppi e grandi comunità; di intervenire alle volte su aree della vita e del pensiero che richiedono a colui che parla di aver approfondito il mistero di Dio, la vocazione dell’uomo e le condizioni attuali in cui si sta svolgendo la vita. La leggerezza, per dir così, nella formazione intellettuale non paga in nessun contesto e l’immediatezza pastorale, se qualche frutto immediato, si esaurisce presto, anche sulla media scadenza".




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