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Il
punto di partenza: la dimensione culturale nella formazione iniziale
La
formazione del salesiano non si limita agli studi e non si misura solo sulla
capacità intellettuale. Non vorrei dunque che l’insistenza sull’impegno
culturale fosse interpretato come un criterio selettivo, in base a quozienti di
intelligenza speculativa. Sappiamo che ogni capacità, e in particolare le
capacità di cuore e di donazione, trovano posto nella comunità e nella missione
salesiana. E' singolare però il rilievo che la nostra Ratio dà
all’urgenza di una seria preparazione culturale, ispirandosi alla storia della
Congregazione e ampiamente sostenuta dagli orientamenti più recenti della
Chiesa.
Per il
salesiano – e ciò non vale solo per i giovani confratelli – risulta
indispensabile una comprensione della vita che porti ad una
scelta vocazionale solidamente motivata e aiuti a vivere con consapevolezza
sempre più matura, senza riduzionismi né complessi, la propria identità e il
suo significato umano. Non è irreale il rischio di smarrirsi di fronte alle
correnti di pensiero o quello di rifugiarsi in modelli di comportamento e forme
di espressione ormai superati. La nostra vocazione in questo caso, isolata
dalla vita e dalla cultura, non diventerebbe fermento e sfida, ma verrebbe
piuttosto relegata a livello di scelta soggettiva.
La qualificazione
di cui parliamo è determinata dal "per voi studio"; riceve
cioè una caratterizzazione originale dalla missione. Per questo privilegia
alcuni aspetti particolari. In primo luogo, una speciale conoscenza del mondo
giovanile e una capacità di inserimento educativo e pastorale in esso. Sappiamo
per esperienza che ciò esige attenzione e riflessione costante. Richiede,
inoltre, una capacità pratica di tradurre in progetti significativi la missione
educativa nel contesto attuale segnato dalla complessità, dalla libertà, dal
pluralismo, dalla mondialità. Giovano una comprensione, la più completa
possibile, del fatto pastorale e il possesso della competenza pedagogica. E
ancora, un quadro di riferimento spirituale che, con la "grazia di
unità" propria della consacrazione apostolica salesiana, porti a tradurre
lo sforzo di conoscenza e di azione in esperienza di vita nello Spirito.
Abbiamo ripetuto sovente che bisogna unire nella mente e nella vita
spiritualità, pastorale, pedagogia; cammino di santità, impegno pastorale,
educazione dei giovani e del popolo.
Oggi
l’urgenza di questa sintesi non è minore. Anzi, la tendenza alla
frammentazione, all’immediatamente comprensibile e praticabile, ci espone a
pericolosi vuoti e incompletezze.
La
necessità di una solida cultura di base è fortemente sottolineata nei documenti
ecclesiali e nelle nostre riflessioni di questi anni sulla formazione. "E'
necessario contrastare con decisione – afferma l’Esortazione Apostolica Pastores
dabo vobis – la tendenza a ridurre la serietà e l’impegno degli studi, che
si manifesta in alcuni contesti ecclesiali, come conseguenza anche di una
preparazione di base insufficiente e lacunosa degli alunni che iniziano il
curricolo filosofico e teologico. E' la stessa situazione contemporanea ad
esigere sempre più dei maestri che siano veramente all’altezza della
complessità dei tempi e siano in grado di affrontare, con competenza e con
chiarezza e profondità di argomentazioni, le domande di senso degli uomini
d’oggi, alle quali solo il Vangelo di Gesù Cristo dà la piena e definitiva
risposta". "Da più parti – afferma l’Instrumentum Laboris del
Sinodo sulla Vita consacrata – si sottolinea la necessità di una formazione
intellettuale, filosofica e culturale più solida e intensa, anche in vista di
un adeguato studio della teologia e di una preparazione per la nuova
evangelizzazione".
Bisognerà
dunque ribadire l’importanza della formazione intellettuale e dove sia
necessario riportarla a livelli che corrispondano al momento attuale.
Infatti, "senza un’aggiornata preparazione culturale che abiliti a
vivere con consapevolezza la vocazione, porti ad una adeguata visione della
realtà, crei abitudini di riflessione e offra gli strumenti per ulteriori
approfondimenti", non possiamo nemmeno riprometterci di raggiungere gli
obiettivi interni alla Congregazione, come sono quelli stabiliti dal CG24.
Guidati
da simili valutazioni, nella programmazione del Consiglio Generale per questo
sessennio abbiamo espresso alcuni orientamenti tendenti a "qualificare la
preparazione intellettuale durante la formazione iniziale". Ne riprendo
tre che affido in modo speciale ai giovani confratelli e ai responsabili della
formazione.
Il
primo mira a "rendere consapevoli i giovani confratelli della
necessità di una solida qualificazione culturale e professionale e dell’impegno
per la riflessione e lo studio". L’accento è messo sulla consapevolezza.
Le fasi iniziali della formazione, oltreché una fondata sintesi dottrinale
sistematica, allargabile e modificabile, dovrebbero lasciare un gusto per la
riflessione, un metodo di studio, un proposito di formazione continua e la
convinzione che un buon pastore per l’esercizio della Parola deve esser sempre
anche un buon "dottore", conoscitore dei misteri del Regno e della
vita umana.
Vorremmo
poi "verificare e adeguare la formazione intellettuale
(impostazione, programmi, metodologia, ecc.) alle esigenze della nostra
vocazione e missione". Ciò comprende i contenuti e le competenze che
riguardano l’esperienza religiosa e cristiana, i problemi che più colpiscono la
coscienza umana, le condizioni e percorsi di crescita dei giovani secondo le
differenze con cui si presenta la loro vita.
Da
ultimo, ci interessa nella formazione intellettuale "sottolineare la prospettiva
salesiana, lo studio della "salesianità" e le competenze
richieste dagli orientamenti del CG24". La sensibilità salesiana, che è
parte del carisma e dono dello Spirito, costituisce il punto di vista per
sintesi originali. Non bisogna cadere nel genericismo. La prassi suggerisce il
modo di organizzare il pensiero e viceversa. D’altro canto, la materia
esplicitamente salesiana è diventata abbondante: c’è la storia da non
dimenticare, c’è la spiritualità da comprendere, c’è il patrimonio pedagogico
generale e ci sono le linee particolari di pedagogia pratica; c’è l’evoluzione
del pensiero di cui è testimone la letteratura salesiana.
Aggiungo,
in questo contesto, una indicazione, che giudico importante. La coscienza della
universalità della Congregazione, la composizione delle Regioni e dei gruppi di
Ispettorie, le tendenze del mondo suggeriscono un impegno per superare le
barriere linguistiche e per creare spazi di maggior comunicazione e
collaborazione. E' quindi opportuno includere nel proprio bagaglio culturale
l’apprendimento a livelli utili di una o più lingue, oltre la propria.
Ai
giovani confratelli, che durante la formazione iniziale dedicano non poco tempo
allo studio e alla riflessione, vorrei ripetere le parole che rivolgevo tempo
fa alla comunità del nostro studentato teologico di Torino-Crocetta: "Mi sono
convinto che una formazione intellettuale robusta e completa è oggi più urgente
di ieri. In certi ambienti non basta una immediata capacità pratica e di
contatto. Dopo questo primo passo subentra l’esigenza di illuminare persone,
gruppi e grandi comunità; di intervenire alle volte su aree della vita e del
pensiero che richiedono a colui che parla di aver approfondito il mistero di
Dio, la vocazione dell’uomo e le condizioni attuali in cui si sta svolgendo la
vita. La leggerezza, per dir così, nella formazione intellettuale non paga in
nessun contesto e l’immediatezza pastorale, se dà qualche frutto immediato, si
esaurisce presto, anche sulla media scadenza".
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