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| Juan E. Vecchi Rettore Maggiore SDB "Io per voi studio..." IntraText CT - Lettura del testo |
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1. Un tema che ritorna Ogni volta che ci confrontiamo con la nostra missione, si riafferma in noi la convinzione della sua validità, e allo stesso tempo emerge la consapevolezza di doverci rendere più idonei a compierla secondo tutte le sue possibilità. I fronti si fanno sempre più numerosi, le richieste si moltiplicano, le urgenze diventano pressanti. Vorremmo essere molti di più, per raggiungere un maggior numero di giovani; vorremmo essere più preparati, per offrire loro, nelle diverse condizioni in cui si trovano, quell’orientamento e sostegno di cui hanno bisogno. E' l’esperienza che ho fatto anche in questo primo anno e mezzo di servizio come Rettor Maggiore. Il contatto con le Ispettorie nelle diverse parti del mondo mi ha fatto toccare con mano la vastità del campo giovanile, l’incalzare delle attese, la risposta pronta dei giovani ai nostri sforzi, l’attualità del nostro carisma per la società e per la Chiesa. Ho ammirato l’opera infaticabile delle comunità, spesso con forze numericamente inadeguate, in contesti di avanzata frontiera sociale, educativa e pastorale, intente ad esprimere la missione in progetti coraggiosi e ad animare numerose collaborazioni. La messe è molta! Più che la sproporzione quantitativa tra lavoro e braccia, impressionano le sfide, che l’attuale situazione presenta: proporre un senso di vita, educare la coscienza, accompagnare i giovani in un cammino di fede, costruire ampie solidarietà, calarsi efficacemente nelle povertà, esprimere con immediatezza il Vangelo, fare in modo che la Parola incontri la vita nei suoi interrogativi e possibilità. Ci accorgiamo che per incidere di più non basta essere più numerosi o disporre di mezzi più potenti; è necessario, soprattutto, essere più discepoli di Cristo, entrare più profondamente nel Vangelo, qualificare la vita delle comunità, centrare meglio dal punto di vista pastorale progetti e interventi. E', con una parola che può sembrare "secolare", il problema della qualità; nel linguaggio evangelico, è la genuinità e la forza trasformante del lievito. La qualità emerge come un’esigenza in tutti i settori della vita, della cultura e dell’azione. Se ne parla in termini di "eccellenza" da perseguire, di "competenza" da coltivare, di "qualità totale" da realizzare. La buona volontà e la disponibilità generosa sono indispensabili ma non sufficienti, se ad esse non si accompagnano le conoscenze e le tecniche proprie di un campo di azione, la comprensione dei fenomeni culturali che oggi segnano la vita e, per noi, la capacità di confrontare tali fenomeni col mistero di Cristo continuamente approfondito. Il problema non riguarda solo i salesiani. E' una situazione comune a chiunque voglia vivere, senza smarrirsi, l’attuale trapasso culturale dove per essere educatori, pastori o semplici cristiani, si deve discernere e scegliere. Alcune espressioni ormai familiari, come pluralismo, società eticamente neutra, secolarizzazione, diritto alla differenza, libertà di pensiero e di espressione, cultura multimediale, soggettività, ce lo ricordano quasi al ritmo veloce della pubblicità. E' la stessa sfida che sta alla base della nuova evangelizzazione: la capacità di vivere consapevolmente la fede cristiana, di testimoniarla con gioia e anche di prendere la parola nei moderni areopaghi e annunciare Gesù Cristo secondo tutta la sua ricchezza. L’ha sentita quasi come una spina il nostro CG24. Dall’analisi della situazione della Congregazione è risultato che vivere oggi con serena maturità il progetto di vita consacrata salesiana e affrontare adeguatamente i compiti della nostra missione richiede in ogni confratello maggior robustezza spirituale, un salto di qualità in ciò che riguarda la preparazione generale e quella specifica di educatore-pastore, nuove competenze culturali, professionali e pastorali. Facendo mio questo filone capitolare, nel discorso finale ho ribadito la priorità di una formazione che sia particolarmente attenta alla dimensione culturale come parte irrinunciabile della competenza educativa e della spiritualità del pastore. Nella programmazione del sessennio l’abbiamo messo come uno dei punti centrali su cui debbono convergere tutti i settori. Ci è sembrato importante mantenere vivi in ogni confratello un proposito e una tensione verso la crescita nella propria vocazione, stimolare le comunità a creare un ambiente che favorisca la maturazione dei singoli, chiedere alle Ispettorie di scommettere sulla preparazione del personale e sulla qualità dei progetti educativi-pastorali. Il mio discorso ora riprende quanto si veniva raccomandando riguardo alla formazione permanente completa; ma, in particolare, vuole mettere a fuoco la necessità di recuperare l’amore all’impegno culturale e la conseguente capacità di studio. E' chiaro che per noi, come afferma il CG23, rinnovamento spirituale, tensione pastorale, preparazione culturale e competenza educativa non possono essere fra loro separati, se il salesiano deve inserirsi nel contesto giovanile con capacità di dialogo e di proposta. Insieme ci danno il volto della nostra santità e sono la nostra via verso di essa. Ciò vuol dire che l’urgenza di legittima e doverosa qualificazione non va confusa con una esagerata ricerca dell’efficienza. La nostra speranza è sempre nella grazia che il Padre effonde con abbondanza nei cuori, nella Croce che è il segno e la via della salvezza e nella Parola che illumina. Ma il non lasciar oziosi i talenti ricevuti, come singoli e come Congregazione, fa parte della risposta generosa alla vocazione.
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