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Juan E. Vecchi
Rettore Maggiore
SDB
"Io per voi studio..."

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  • 3. Perché una nuova insistenza oggi.
    • Il ruolo dei salesiani nelle comunità educative e pastorali
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Il ruolo dei salesiani nelle comunità educative e pastorali

Il CG24 sancisce ufficialmente il cambio del modello nella forma di operare dei salesiani: dalla responsabilità esclusiva della comunità religiosa a quella di una comunità ecclesiale corresponsabile, in cui intervengono consacrati e secolari, presbiteri e laici, cattolici e membri di altre confessioni, credenti consapevoli e altri in cammino, cristiani e non. Se prima tale modello si poteva pensare opzionale o alternativo, oggi è chiaro che esso costituisce la nostra forma normale di presenza e di azione. Dobbiamo imparare a farlo funzionare secondo quanto è stato enunciato o forse sognato.

Esigenze di qualificazione vengono quindi dal ruolo a cui sono destinati i salesiani in questo nuovo modello operativo: quello di orientatori pastorali, primi responsabili dell’identità salesiana delle iniziative e delle opere, animatori di altri educatori ("nucleo trainante"), formatori di adulti corresponsabili nel lavoro educativo; in una parola, salesiani capaci di portare avanti una missione insieme a laici competenti.

Si prevede per tutti un aumento di responsabilità. E non è difficile pronosticare che l’incidenza di quest’opera di animazione dipenderà in gran parte dalla formazione spirituale, dalla visione culturale e dalla preparazione professionale dei salesiani.

Essi non solo dovranno possedere una conoscenza maggiore, teorica e pratica, dei problemi giovanili e dell’educazione, ma anche sviluppare la capacità di interagire con gli adulti, al di là della semplice amicizia, su problemi di vita e di fede, di comunicare e orientare, di proporre autorevolmente mete e itinerari educativi. Ciò richiederà anche un vissuto più convinto dello spirito salesiano, una conoscenza riflessa e organica del Sistema Preventivo e una maggior consapevolezza della propria identità.

Rendersi e rimanere capaci di animare un ampio ambiente educativo, di accompagnare insieme ad altri educatori processi di maturazione e crescita, di orientare le persone, di interagire nel contesto sociale comporta di tener sempre aggiornate le competenze e riservarsi tempo per rimeditare proposte e metodi.

L’applicazione dei confratelli e delle comunità a questa forma di autentico servizio della Parola si sta allargando, ma essa non è stata ancora assunta da tutti. Incombe in qualche parte il rischio che rimaniamo troppo impigliati nel predisporre strutture e organizzare mezzi, trascurando di ripensare e approfondire comunitariamente il messaggio e di tradurlo in forme adeguate alla comprensione dei destinatari. In qualche caso risulta evidente il divario tra attrezzature e proiezione culturale, tra strumenti e incidenza evangelizzatrice, tra edifici e proposte educative; la preoccupazione per la preparazione culturale e professionale del personale religioso e laico sembra non avere la priorità e le finalità dell’insieme rimangono come annullate dal peso delle mediazioni. Ed è forse la mancanza di competenza nel lavoro di animazione e guida ad essere la causa di tale scollamento.





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