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Ieri sera quando fu ben
buio, venti barche si staccarono dalla riva di Torre del Faro, la prora diritta
alla Calabria. Portavano ognuna dieci o dodici uomini armati, sull'ultima,
ritto, gli accompagnava il Dittatore. Si innoltrarono
nel silenzio dello stretto e presto furono perdute di vista. Le navi da guerra
borboniche erano state sino a sera incrociando là in faccia; alcune si erano
poi andate a porre dietro il promontorio di Sicilia, in quell'ombra
vaporosa che, di giorno, veduta di qui, mi pare un sogno sereno avuto da
fanciullo. Ma due erano rimaste nel bel mezzo del canale. I nostri in folla
alla riva, stettero coll'agonia di sentire fra
momenti l'urlo dei compagni sommersi: o forse qua e là per lo stretto sarebbero
scoppiati gli incendi delle navi nemiche. Ma verso le undici il forte di Scilla
balenò, una cannonata destò tutti i campi delle due sponde; poi si intesero
delle schioppettate là nell'oscurità lontana; dopo, un silenzio come quando è
calato il coperchio d'una sepoltura.
* * *
Ora si sa quel che
avvenne. A mezzo lo stretto, il Dittatore, accertato che le barche non avevano
più nulla a temere delle navi borboniche, lasciò che andassero innanzi,
designandone per guida una dalla vela latina. E tornò di qua. Su quelle barche
navigavano Alberto Mario, Missori, Nullo, Curzio,
Salomone, il fiore dei nostri con un dugento
volontari scelti, comandati dal capitano Racchetti
della brigata Sacchi; capo dell'impresa Musolino da
Pizzo.
Due barcaiuoli
che v'erano mi narrarono, e narrando tremavano ancora che quando si avvidero
del passo cui i nostri si andavano a mettere, essi non volevano più remare. Ma
costretti, piangendo, pregando Maria e i Santi,
tirarono innanzi con quei demonii. Nel buio alcune
barche si staccarono dal gruppo e si smarrirono verso Scilla. I napoletani dal
Forte avendole scoperte tirarono quella maledetta cannonata, appunto mentre il
resto della spedizione toccava il punto designato, vicino all'altro Forte di
Torre Cavallo e sbarcava scale, corde, arnesi d'ogni fatta per darvi la scalata.
Nacque un po' di confusione; le barche pigliarono il largo veloci, lasciando i
nostri sull'altra sponda, nelle tenebre, senza guide, e alle prese colle
pattuglie napoletane uscite dal Forte.
* * *
La nostra brigata era venuta
qui per essere trasportata in Calabria se l'operazione di ieri notte riusciva.
Occupiamo il greto d'un torrente, allo sbocco d'una vallicella
allegra e ben coltivata. Nessuno ha mosso una pietra; non si vedono quei
lavoretti che fanno i soldati per accomodarsi il campo dove sanno d'aver a
stare: tutti si tengono come uccelli sul ramo pronti a volar via.
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