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Giuseppe Cesare Abba
Da Quarto al Volturno

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    • 7. DA MILAZZO A MESSINA.
      • 7. Fiumara della Guardia, 9 agosto.
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7. Fiumara della Guardia, 9 agosto.

 

Ieri sera quando fu ben buio, venti barche si staccarono dalla riva di Torre del Faro, la prora diritta alla Calabria. Portavano ognuna dieci o dodici uomini armati, sull'ultima, ritto, gli accompagnava il Dittatore. Si innoltrarono nel silenzio dello stretto e presto furono perdute di vista. Le navi da guerra borboniche erano state sino a sera incrociando in faccia; alcune si erano poi andate a porre dietro il promontorio di Sicilia, in quell'ombra vaporosa che, di giorno, veduta di qui, mi pare un sogno sereno avuto da fanciullo. Ma due erano rimaste nel bel mezzo del canale. I nostri in folla alla riva, stettero coll'agonia di sentire fra momenti l'urlo dei compagni sommersi: o forse qua e per lo stretto sarebbero scoppiati gli incendi delle navi nemiche. Ma verso le undici il forte di Scilla balenò, una cannonata destò tutti i campi delle due sponde; poi si intesero delle schioppettate nell'oscurità lontana; dopo, un silenzio come quando è calato il coperchio d'una sepoltura.

 

* * *

 

Ora si sa quel che avvenne. A mezzo lo stretto, il Dittatore, accertato che le barche non avevano più nulla a temere delle navi borboniche, lasciò che andassero innanzi, designandone per guida una dalla vela latina. E tornò di qua. Su quelle barche navigavano Alberto Mario, Missori, Nullo, Curzio, Salomone, il fiore dei nostri con un dugento volontari scelti, comandati dal capitano Racchetti della brigata Sacchi; capo dell'impresa Musolino da Pizzo.

Due barcaiuoli che v'erano mi narrarono, e narrando tremavano ancora che quando si avvidero del passo cui i nostri si andavano a mettere, essi non volevano più remare. Ma costretti, piangendo, pregando Maria e i Santi, tirarono innanzi con quei demonii. Nel buio alcune barche si staccarono dal gruppo e si smarrirono verso Scilla. I napoletani dal Forte avendole scoperte tirarono quella maledetta cannonata, appunto mentre il resto della spedizione toccava il punto designato, vicino all'altro Forte di Torre Cavallo e sbarcava scale, corde, arnesi d'ogni fatta per darvi la scalata. Nacque un po' di confusione; le barche pigliarono il largo veloci, lasciando i nostri sull'altra sponda, nelle tenebre, senza guide, e alle prese colle pattuglie napoletane uscite dal Forte.

 

* * *

 

La nostra brigata era venuta qui per essere trasportata in Calabria se l'operazione di ieri notte riusciva. Occupiamo il greto d'un torrente, allo sbocco d'una vallicella allegra e ben coltivata. Nessuno ha mosso una pietra; non si vedono quei lavoretti che fanno i soldati per accomodarsi il campo dove sanno d'aver a stare: tutti si tengono come uccelli sul ramo pronti a volar via.

 




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