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| Giuseppe Cesare Abba Da Quarto al Volturno IntraText CT - Lettura del testo |
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11. Messina, 18 agosto.
Il Dittatore non è più a Torre del Faro, né a Messina, né in Sicilia: si sente da tutti come qualcosa che sia venuto meno nell'aria, nella natura, in noi: ma nessuno osa dire né chiedere che sia stato di lui. Pare che ognuno temerebbe di sentirselo galoppare addosso gridando: «Tu che vuoi sapere?», Intanto s'odono dei discorsi cozzanti come sciabole. C'entra l'Imperatore di Francia, c'entra Vittorio Emanuele, e una lettera che si dice egli abbia scritta al Dittatore, per intimargli di astenersi d'ora in poi da qualunque passo contro il re di Napoli. - Lustre per tener a bada l'Europa! dice uno. - Scrivano e leggano, dice un altro, noi intanto una di queste notti passeremo lo Stretto. Ma quelli che vorrebbero andare più alla lesta, dicono addirittura che Vittorio farebbe meglio a mandar Persano col Govèrnolo e colla Maria Adelaide, a piantarsi in mezzo al Canale per farci far largo.
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